3 Ottobre 2026, sabato
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Strage nel Mediterraneo: diciassette morti nel naufragio a sud di Creta

Recuperati i corpi dei migranti annegati dopo l’affondamento di una piccola imbarcazione. Due superstiti lottano per la vita negli ospedali greci. Ancora ignote le cause del disastro.

Un tratto di mare a sud di Creta si è trasformato, nelle ultime ore, nello scenario di una nuova tragedia del Mediterraneo. Almeno diciassette persone hanno perso la vita dopo l’affondamento dell’imbarcazione sulla quale viaggiavano. A confermarlo è la Guardia costiera greca, che ha annunciato il recupero dei corpi e il trasferimento di due uomini in condizioni critiche negli ospedali dell’isola.

Secondo quanto reso noto da una portavoce dell’ente, tutte le vittime sono uomini, parte di un gruppo di migranti in viaggio verso nord. L’allarme è scattato quando l’imbarcazione, di piccole dimensioni e sovraccarica secondo le prime ipotesi, è scomparsa dai radar. Avvisate le autorità, sono state immediatamente mobilitate unità navali e velivoli della Guardia costiera, impegnati per ore in un’operazione di ricerca resa complessa dal buio e dalle condizioni del mare.

Nonostante gli sforzi dei soccorritori, per la maggior parte delle persone a bordo non c’è stato nulla da fare. Solo due migranti sono stati tratti vivi dalle acque, entrambi in stato di grave ipotermia e con traumi riportati durante il ribaltamento dell’imbarcazione. I medici che li hanno presi in carico descrivono un quadro clinico estremamente delicato.

Le circostanze dell’incidente restano al momento sconosciute. La Guardia costiera non ha ancora fornito dettagli sulla dinamica del naufragio, né sulla rotta intrapresa dal gruppo. È però probabile che l’imbarcazione stesse tentando la traversata verso Creta partendo dalle coste della Libia o da altri punti instabili della regione, itinerari sempre più battuti dalle reti del traffico di esseri umani.

Il mare, in questo tratto del Mediterraneo, è spesso teatro di tragedie silenziose che riemergono solo quando la corrente restituisce i corpi o quando un allarme lanciato in extremis consente alle autorità di intervenire. Anche questa volta la cronaca si limita a restituire l’epilogo, mentre resta in ombra il viaggio che ha preceduto il disastro: le motivazioni, le speranze e le paure di uomini che hanno affidato la loro vita a una barca precaria pur di inseguire una possibilità di salvezza.

Le autorità greche hanno avviato un’indagine per ricostruire cosa sia accaduto e per chiarire se ci siano responsabilità legate al traffico clandestino. Intanto Creta si prepara ad affrontare il doloroso compito dell’identificazione delle vittime, mentre i superstiti vengono tenuti in terapia intensiva. In un Mediterraneo che continua a inghiottire vite, il naufragio di queste ore riporta ancora una volta al centro dell’attenzione la fragilità di rotte disperate che non accennano a interrompersi.

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