15 Luglio 2026, mercoledì
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Accusati di Omicidio Volontario: Due Minorenni Condannati a Bari per la Morte di un Clochard

Il Tribunale per i Minorenni di Bari ha emesso la condanna per l’omicidio volontario del 38enne Nardev Singh, ucciso a maggio 2024 da due ragazzi che volevano testare una pistola su un bersaglio umano. Esclusa la premeditazione.

Una morte tragica, quella di Nardev Singh, un cittadino indiano di 38 anni, ucciso il 31 maggio 2024 in un casolare abbandonato a Ceglie del Campo, alla periferia di Bari. Il caso ha sollevato interrogativi non solo sulla brutalità del gesto, ma anche sulla mente di chi, a soli 17 anni, può spingersi a compiere un crimine così feroce. La vicenda si è conclusa con una sentenza che ha segnato il destino di due minorenni, condannati a 17 anni di reclusione per omicidio volontario, con rito abbreviato.

I due ragazzi, che all’epoca dei fatti avevano appena 17 anni, avevano cercato di mascherare l’orrore del loro gesto con la motivazione di voler “provare” un’arma. Un omicidio scaturito, stando alle indagini, dal desiderio di testare una pistola contro un bersaglio umano, senza un reale movente di conflitto o vendetta. L’arma, una pistola a salve modificata, era stata acquistata poco prima dai giovani, armati di 250 euro, che inizialmente avevano intenzione di comprare una moto, ma poi avevano deciso di utilizzarli per procurarsi la pistola.

La Ricostruzione del Delitto

La sera del 31 maggio 2024, intorno alle 22, i tre giovani accusati si sarebbero diretti a piedi verso un casolare abbandonato, che ospitava alcuni migranti, tra cui la vittima. La vittima, Nardev Singh, era un clochard che viveva in quella struttura, ma non aveva alcun legame con contesti criminali. Dopo un breve scambio di battute con i ragazzi, uno di loro avrebbe estratto la pistola e sparato due colpi, uccidendo sul colpo il 38enne. Un gesto rapido, impensabile, che non dava al povero Nardev alcuna possibilità di difendersi. L’omicidio è stato consumato in pochi istanti, lasciando l’intero quartiere sconvolto dalla brutalità del gesto.

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Bari e coordinate dalla Procura ordinaria e minorile, hanno ricostruito con precisione quanto accaduto quella sera. I giovani, che inizialmente avevano cercato di acquistare una moto in un negozio del quartiere Japigia, avevano deciso di spendere i soldi per comprare un’arma. La pistola acquistata era una pistola a salve, ma modificata in modo da poter sparare veri colpi di arma da fuoco. Dopo aver testato l’arma su alcuni oggetti, i ragazzi avevano deciso di colpire una persona, per soddisfare il loro desiderio di sperimentare il funzionamento dell’arma su un bersaglio umano.

Esclusa la Premeditazione, Ma Non la Gravità del Gesto

Nonostante la gravità del crimine, il giudice ha escluso l’aggravante della premeditazione. Questo perché, secondo la valutazione del Tribunale per i Minorenni di Bari, i ragazzi non avevano pianificato nel dettaglio l’omicidio, ma avevano preso la decisione di usare l’arma in maniera impulsiva, senza una chiara intenzione di uccidere in anticipo. Tuttavia, la sentenza non ha lasciato spazio a sconti di pena: per i due minorenni è arrivata la condanna a 17 anni di reclusione per omicidio volontario.

Pur essendo ancora minorenni, i due giovani sono tuttora detenuti in carcere, in attesa di completare la loro pena. La loro decisione di utilizzare l’arma per “provare” la sua capacità di uccidere ha portato alla morte di un uomo innocente, senza alcun motivo se non la brama di sperimentare la violenza. La sentenza rappresenta una risposta chiara alla brutalità del loro gesto, ma anche un monito per la società, sulla necessità di un intervento educativo che possa prevenire il compimento di atti così estremi, soprattutto tra i più giovani.

Il Processo del Terzo Componente del Gruppo

Nel frattempo, è ancora in corso il processo per il terzo componente del gruppo, un 22enne, accusato dello stesso omicidio. Il suo caso è stato trasferito alla Corte di Assise di Bari, dove il giovane dovrà rispondere dell’omicidio di Nardev Singh. La prossima udienza si terrà il 9 dicembre 2025, e si prevede che il procedimento faccia chiarezza su eventuali ruoli di complicità o responsabilità del terzo imputato nel crimine.

Una Tragedia che Solleva Questioni Sociali

Questa tragedia solleva molteplici interrogativi, non solo sulla follia del gesto in sé, ma anche sul contesto sociale che ha portato questi ragazzi a compiere un omicidio per il semplice desiderio di “testare” un’arma. Il caso di Nardev Singh mette in evidenza una serie di problematiche legate alla facilità con cui i giovani, anche minorenni, possono entrare in contatto con armi letali. Inoltre, solleva una riflessione sul sistema educativo e familiare, che non è riuscito a proteggere questi ragazzi dal compiere un atto così devastante.

Il caso di Nardev Singh si inserisce in un quadro più ampio di crescente preoccupazione per l’uso delle armi tra i giovanissimi, e per la violenza che sta emergendo in alcuni ambienti sociali e marginalizzati. La sperimentazione della violenza, soprattutto nei confronti di persone vulnerabili come i senzatetto, segna un punto di non ritorno, un segno di come la società, talvolta, non riesca a proteggere i suoi membri più fragili, lasciando che comportamenti devianti si radichino senza ostacoli.

Quella di Nardev Singh è stata una morte senza senso, una vita spezzata in un modo assurdo e crudele, che ci obbliga a riflettere su come intervenire per prevenire il ripetersi di simili tragedie. La giustizia ha fatto il suo corso, ma le domande rimangono, e la società deve affrontarle con la consapevolezza che ogni vita ha un valore, e che la violenza non può mai essere la risposta.

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