4 Ottobre 2026, domenica
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La rete dei Licciardi: maxi-operazione dei Carabinieri contro l’Alleanza di Secondigliano

Ventuno misure cautelari, un capo clan già detenuto, estorsioni sistematiche e un sistema criminale ancora pienamente operativo: l’indagine della DDA di Napoli ricostruisce potere, metodi e affari di una delle storiche organizzazioni della camorra.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli stanno per dare esecuzione a un’importante ordinanza di custodia cautelare che segna una nuova, incisiva offensiva giudiziaria contro la storica organizzazione camorristica dei Licciardi. Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, riguarda 21 persone ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsioni, ricettazione, evasione e accesso illecito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti, con l’aggravante del metodo e delle finalità mafiose.

Diciannove degli indagati sono destinatari della custodia cautelare in carcere, tra cui cinque già detenuti per altre cause — compreso il presunto capo clan — mentre per due è stato disposto il regime degli arresti domiciliari. In parallelo, verrà eseguito un ampio pacchetto di perquisizioni personali, domiciliari e locali nei confronti di ulteriori indagati in stato di libertà.

L’inchiesta, sviluppata tra il 2022 e il 2023, è il frutto di un lavoro minuzioso e ad alta complessità: un mosaico investigativo composto grazie a prolungate attività tecniche, intercettazioni, osservazioni sul territorio e riscontri incrociati, coordinato passo dopo passo dalla DDA di Napoli. Gli investigatori sono riusciti non soltanto a ricostruire l’operatività quotidiana del clan Licciardi, ma anche a fotografare con precisione l’assetto interno, i rapporti di forza, le catene di comando e le dinamiche economiche che alimentano il sodalizio.

Al centro delle risultanze emerge la perdurante vitalità del clan, considerato una delle anime dell’Alleanza di Secondigliano, il potente cartello egemone nei quartieri settentrionali di Napoli e in una vasta porzione della provincia. L’indagine ha documentato come i Licciardi continuino a esercitare un controllo capillare del territorio, fondato su una solida capacità intimidatoria e su una fitta rete di relazioni, alcune interne alla galassia camorristica e altre rivolte verso il mondo dei traffici illeciti emergenti.

Particolarmente significative sono le condotte estorsive ricostruite dagli inquirenti. Le vittime non sono stati soltanto commercianti costretti a pagare il pizzo, ma anche soggetti dediti alle truffe informatiche, sui cui proventi il clan avrebbe rivendicato una quota, e persino un’occupante abusiva di un alloggio popolare, obbligata a corrispondere sedicimila euro per mantenere l’abitazione. Un episodio che conferma la capacità dell’organizzazione di monetizzare ogni ambito di vulnerabilità individuale, trasformando il bisogno in occasione di profitto.

Le investigazioni hanno inoltre acclarato un ulteriore fronte dell’attività del clan: il recupero crediti. Gli indagati avrebbero messo a disposizione la propria forza intimidatrice per riscuotere somme per conto di terzi, anche quando questi ultimi non appartenevano ai circuiti criminali. Una pratica che estende i confini del potere mafioso oltre i contesti tradizionali e intercetta anche dinamiche apparentemente estranee alla criminalità organizzata, ma facilmente permeabili alla logica della sopraffazione.

Il quadro che emerge è quello di un’organizzazione ancora perfettamente funzionale, capace di adattarsi alle trasformazioni del contesto urbano e criminale, mantenendo salda la struttura interna e l’influenza sul territorio.

La vasta operazione in corso da parte dei Carabinieri rappresenta un colpo significativo al cuore del clan, ma anche l’ennesima conferma della complessità del fenomeno camorristico in un’area dove la presenza dei grandi gruppi storici continua a modellare economia, relazioni e spazi di vita quotidiana.

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