6 Ottobre 2026, martedì
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Eurallumina, cala il presidio a 40 metri: gli operai lasciano il silo dopo dodici giorni

Si chiude la clamorosa protesta dei quattro lavoratori di Portovesme. La mediazione istituzionale e le rassicurazioni del Ministero del Lavoro aprono una nuova fase della vertenza.

Dopo dodici giorni sospesi tra cielo e acciaio, i quattro operai della Eurallumina hanno deciso di scendere dal silo industriale alto circa quaranta metri che, dal 17 novembre, era diventato il simbolo visibile della loro mobilitazione. Una protesta estrema, scelta per dare voce a una comunità di lavoratori che da anni vive tra promesse, rinvii e incertezze sul futuro dello stabilimento di Portovesme, nel cuore industriale del Sud Sardegna.

La decisione di porre fine al presidio è maturata al termine di un confronto serrato tra lavoratori e rappresentanze sindacali, riuniti in assemblea nello stabilimento per valutare gli scenari aperti dopo gli ultimi sviluppi istituzionali. La svolta è arrivata all’indomani della visita della ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone, che venerdì ha incontrato gli operai per un aggiornamento diretto sulla vertenza e sul percorso amministrativo in corso.

Secondo quanto riferito dai partecipanti all’assemblea, la ministra ha confermato le rassicurazioni in vista del tavolo convocato per il 10 dicembre a Roma, un passaggio ritenuto cruciale per definire tempi e impegni sulla ripresa produttiva e sulle garanzie occupazionali. Le parole di Calderone – pur senza sciogliere tutti i nodi – hanno contribuito a delineare uno spazio di fiducia sufficiente per chiudere, almeno per ora, una protesta che stava assumendo un forte valore simbolico ma anche un significativo peso umano e fisico per i lavoratori coinvolti.

La discesa dal silo non rappresenta la fine della vertenza, ma l’avvio di una nuova fase. A Portovesme resta l’attesa per il confronto romano, mentre i sindacati chiedono che la mobilitazione di questi giorni non venga archiviata come un episodio isolato, bensì come un segnale della determinazione dei lavoratori a vedere finalmente riconosciuto un futuro certo per l’impianto e per l’intero territorio.

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