6 Ottobre 2026, martedì
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Nel bosco per paura del mondo: la fuga di Catherine e dei suoi bambini tra Abruzzo ed Emilia

Un anno fa la madre dei tre piccoli di Palmoli lasciò la casa e si nascose vicino Bologna per timore di un intervento dei servizi sociali. Le ricostruzioni nel fascicolo giudiziario svelano mesi di depistaggi, e-mail ai carabinieri e un ritorno a casa che non ha fermato il procedimento.

Catherine Birmingham non è scomparsa all’improvviso. La sua fuga ha una data, una geografia precisa e soprattutto una paura che, per lei, pesava più di tutto: l’idea che i servizi sociali potessero portarle via i figli. Un anno prima del recente intervento delle autorità — quello che ha riportato la vicenda della “famiglia nel bosco” di Palmoli al centro dell’attenzione pubblica — Catherine aveva lasciato la casa tra i boschi della provincia di Chieti e si era spinta fino a Valsamoggia, alle porte di Bologna. Un allontanamento calcolato, condotto in silenzio, accompagnato dai tre bambini e circondato da un muro di depistaggi.

Il quotidiano il Centro ricostruisce come la donna, temendo un provvedimento imminente, avesse fatto perdere le proprie tracce proprio mentre investigatori e operatori sociali stavano monitorando la situazione familiare. L’inquietudine della madre, raccontano gli atti, era cresciuta nei mesi precedenti fino a trasformarsi in urgenza: meglio sparire che rischiare di vedere la famiglia separata.

Nel casolare di Palmoli era rimasto solo il padre, Nathan. Una presenza che, secondo quanto emerge dal fascicolo giudiziario, non contribuì affatto a chiarire la situazione. L’uomo sostenne inizialmente che Catherine fosse tornata in Inghilterra con i figli, mentre lui era rimasto in Abruzzo per “risolvere la situazione”. Una versione che si sarebbe rivelata falsa, ma che per settimane riuscì a confondere gli investigatori.

La voce della donna ricompare a metà novembre, in un’e-mail indirizzata ai carabinieri. Afferma di non essere disposta a “rivelare assolutamente la posizione” sua e dei bambini, denunciando quella che percepiva come una minaccia concreta: “la possibilità che ci portino via i nostri figli”. Il tono è deciso, la sfiducia totale. Nei giorni successivi invia altre comunicazioni, tutte incentrate sul rifiuto di collaborare e sulla volontà di rimanere nascosta.

A inizio dicembre, un avvocato contatta la famiglia consigliando di non sottrarsi alle istituzioni. Un invito rimasto senza conseguenze. La spirale si interrompe solo il giorno di Natale, quando Catherine invia un nuovo messaggio, questa volta alla polizia, in cui indica l’indirizzo esatto del luogo in cui si trova: Valsamoggia, provincia di Bologna. Un gesto che appare come un segnale di resa, o almeno di stanchezza, dopo settimane di spostamenti e tensione.

Poco dopo, la donna decide di tornare in Abruzzo. Rientra nel casolare di Palmoli insieme ai figli, forse convinta che la sua presenza potesse contribuire a rasserenare gli animi o che il procedimento dei servizi sociali potesse essere sospeso. Non sarà così: il percorso avviato dalle autorità non verrà interrotto, fino all’intervento degli ultimi giorni che ha definitivamente riportato l’attenzione su quella famiglia isolata tra i boschi e su una vicenda segnata dalla paura, dal silenzio e da una lunga fuga durata un anno.

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