6 Ottobre 2026, martedì
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Canal Grande tinto di verde: Greta Thunberg tra i 37 attivisti indagati

La Procura di Venezia contesta la manifestazione non autorizzata dopo il blitz di Extinction Rebellion sul ponte di Rialto. Sostanza non tossica, nessuna ipotesi di reati ambientali. Identificati e sanzionati i partecipanti, tra cui l’attivista svedese.

Il Canal Grande trasformato per qualche ora in una lama d’acqua verde brillante, sotto gli occhi stupiti di turisti e passanti. Una scenografia di forte impatto che, per Extinction Rebellion, voleva essere un grido simbolico contro ciò che il movimento definisce l’ecocidio globale. Per la Procura di Venezia, invece, l’azione messa in scena sabato 22 novembre è una manifestazione non autorizzata. Con questa accusa risultano ora indagati 37 attivisti, tra cui Greta Thunberg, presente in città per accompagnare l’iniziativa.

Secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine e riportato dalla stampa locale, il blitz è scattato attorno a mezzogiorno. Cinque militanti, a bordo di un vaporetto, hanno rovesciato nel Canal Grande alcune taniche di fluoresceina, un colorante non considerato tossico e spesso impiegato per tracciamenti idraulici. Nel frattempo, sul ponte di Rialto, altri attivisti hanno srotolato uno striscione con la scritta “Fermate l’ecocidio”, attirando in pochi minuti un folto pubblico. Tra loro, riconoscibile, la giovane attivista svedese simbolo del movimento ambientalista globale.

Alla coreografia si è aggiunto un gruppo di manifestanti in abito rosso e con il volto sbiancato, che ha sfilato lentamente ai piedi del ponte, rafforzando la carica simbolica dell’azione. Il colore acceso dell’acqua, visibile da diverse prospettive del Canal Grande, ha immediatamente catalizzato l’attenzione e richiesto l’intervento della polizia locale e della Digos, già presenti per monitorare l’iniziativa. Le forze dell’ordine hanno provveduto alle identificazioni sul posto e, nelle ore successive, alla notifica dei provvedimenti.

Il fascicolo aperto dalla Procura si concentra esclusivamente sulla contestazione di manifestazione non autorizzata. Sono rapidamente cadute, in fase di accertamento preliminare, le ipotesi più gravi: né inquinamento ambientale – la fluoresceina è considerata non nociva – né interruzione di pubblico servizio. La vicenda resta dunque confinata alla dimensione amministrativa e alla valutazione della condotta dimostrativa, sebbene l’iscrizione nel registro degli indagati mantenga aperti ulteriori approfondimenti.

I partecipanti identificati sono 37 in tutto: 19 residenti in Veneto, altri 16 provenienti da diverse regioni italiane – Lombardia, Trentino, Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Calabria e Lazio – oltre a tre attivisti stranieri, tra cui Thunberg. Per tutti è scattato un Daspo urbano di 48 ore, valido fino al lunedì successivo, accompagnato da una sanzione amministrativa di 150 euro.

L’iniziativa veneziana non è stata un episodio isolato. Rientrava in una mobilitazione coordinata che, nell’ultimo giorno della Cop30 in Brasile, ha coinvolto contemporaneamente dieci città italiane, da Milano a Palermo. Extinction Rebellion aveva annunciato per quella giornata una serie di interventi simbolici nei principali centri urbani, con l’obiettivo di riaccendere il dibattito pubblico sull’emergenza climatica e sulla richiesta di politiche più incisive. A Venezia, la scelta del Canal Grande – luogo iconico e fragile – ha amplificato l’effetto visivo e mediatico dell’azione, pur senza lasciare conseguenze ambientali permanenti.

Le indagini proseguono ora per definire con precisione i ruoli dei singoli partecipanti, mentre il dibattito – tra chi giudica il gesto un atto di allarme necessario e chi lo legge come un eccesso simbolico fuori dalle regole – continua a scorrere, proprio come le acque tornate alla loro normale tonalità.

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