3 Ottobre 2026, sabato
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Decaro, Stefani e Fico in testa: la lunga notte del voto nelle tre regioni chiave

Exit poll favorevoli ai candidati di centrosinistra in Puglia e Campania e al leghista Stefani in Veneto. Affluenza in forte calo ovunque: un segnale politico che pesa sul dopo-Zaia, dopo-De Luca e dopo-Emiliano.

Le urne si sono chiuse e lo spoglio è appena iniziato, ma la prima fotografia della notte elettorale arriva dagli exit poll e delinea un quadro già piuttosto nitido nelle tre regioni chiamate al voto: Veneto, Campania e Puglia. Tredici milioni di cittadini hanno scelto il futuro assetto politico di territori strategici, tutti alle prese con la successione a presidenti uscenti di peso: Luca Zaia in Veneto, Vincenzo De Luca in Campania e Michele Emiliano in Puglia.

Secondo le prime rilevazioni, in Veneto il favorito per il dopo-Zaia è Alberto Stefani, candidato della Lega, accreditato di un consenso tra il 59 e il 63 per cento. Un margine ampio, che confermerebbe la solidità del modello amministrativo costruito negli anni dal governatore uscente e la capacità del centrodestra di mantenerne la continuità.

Scenario diverso e politicamente significativo in Campania, dove l’ex presidente della Camera Roberto Fico viaggia in vantaggio con una forbice compresa tra il 56 e il 60 per cento. Per il Movimento 5 Stelle e per l’alleanza progressista si tratterebbe di un’affermazione di peso, non solo perché subentra a una figura ingombrante come De Luca, ma perché restituirebbe centralità al campo largo in una regione simbolo.

In Puglia il dato appare ancora più netto: Antonio Decaro, già sindaco di Bari, sarebbe in testa con un risultato stimato tra il 64 e il 68 per cento. Un exploit che, se confermato, segnerebbe una continuità idealmente forte con le stagioni Emiliano ma insieme aprirebbe a una nuova leadership, capace di intercettare consensi trasversali nonostante un clima politico complesso e una campagna elettorale intensa.

Accanto ai numeri degli exit poll, a pesare è l’andamento dell’affluenza, crollata ovunque. A Napoli, per esempio, si è recato alle urne il 39,59 per cento degli aventi diritto: 301.870 votanti su un totale di 762.493 iscritti. Un dato sensibilmente più basso rispetto al 46,10 per cento registrato alle precedenti regionali. Un segnale che oltrepassa la contingenza locale e racconta una disaffezione crescente, soprattutto nei contesti metropolitani.

La Puglia registra una flessione altrettanto marcata: l’affluenza definitiva si ferma al 41,83 per cento, quasi quindici punti in meno rispetto al 56,43 per cento delle ultime elezioni regionali. Un arretramento che incide sul clima del voto e che sarà uno degli elementi principali dell’analisi politica nelle prossime ore.

Non migliore il quadro veneto. Con oltre metà delle sezioni scrutinate – 2.966 su 4.729 – l’affluenza si attesta al 44,21 per cento, un dato lontanissimo dal 61,21 per cento delle consultazioni precedenti. Il Veneto, storicamente tra le regioni più partecipi, mostra così una contrazione significativa, che si intreccia con il passaggio di testimone dopo tre mandati consecutivi di Zaia.

La notte dello spoglio proseguirà fino alle prime ore del mattino. Ma la cornice, tra conferme attese, nuove leadership e una partecipazione in netto calo, è già chiara: il voto di Veneto, Campania e Puglia non ridisegna soltanto i governi regionali, ma offre anche una chiave di lettura del clima politico nazionale e delle dinamiche interne ai principali schieramenti. Le prossime ore diranno se gli exit poll saranno rispettati e quale sarà la reale ampiezza dei successi, o delle sconfitte, in un appuntamento elettorale che vale molto più dei tre presidenti in gioco.

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