12 Ottobre 2026, lunedì
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Il respiro della speranza. L’oratorio di Bartolucci chiude il Giubileo 2025 nella solenne Aracoeli

A Roma debutta l’edizione italiana de La Tempesta sul lago, capolavoro giovanile del Cardinale Domenico Bartolucci. Sul podio Jacopo Sipari di Pescasseroli, con orchestra e coro dell’Opera del Kosovo. Un evento che intreccia musica, fede e diplomazia culturale.

La Basilica di Santa Maria in Aracoeli, sospesa sul Campidoglio come una nave di pietra in attesa del vento, si prepara ad accogliere domenica 23 novembre alle 18.30 uno dei momenti musicali più significativi del Giubileo della Speranza 2025. A risuonare sotto le sue navate sarà La Tempesta sul lago, oratorio per soli, coro e orchestra che il Cardinale Domenico Bartolucci, per cinquant’anni guida della Cappella Musicale Pontificia Sistina, compose poco più che diciottenne e considerò sempre una delle sue opere più intime e rivelatrici.

L’esecuzione romana, dopo il trionfo ottenuto in prima assoluta internazionale a Pristina, sarà affidata ai Filarmonici e al Coro dell’Opera del Kosovo, guidati dal Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, che da anni porta la musica bartolucciana nei teatri e nelle chiese del mondo. Accanto a lui quattro solisti di caratura internazionale: il soprano Besa Llugiqi, il mezzosoprano Ivana Hoxha, il tenore Carlos Cardoso e il basso-baritono Biagio Pizzuti.

L’evento, articolato come concerto istituzionale conclusivo dell’Anno Giubilare, nasce dalla sinergia tra la Fondazione Domenico Bartolucci, l’Opera del Kosovo, la Kosovo Philarmonic, la Confederazione Lirica e Sinfonica, e porta a Roma personalità del mondo culturale e diplomatico: tra loro il Cardinale Dominique Mamberti, Presidente Onorario della Fondazione Bartolucci, e Silvio Gonzato, Ambasciatore dell’Unione Europea presso l’Albania.

Una collaborazione imponente, che la direttrice generale dell’iniziativa, la violinista Abigeila Voshtina, definisce «un capitolo nuovo e necessario», ricordando come per molti anni nei Balcani esprimere la propria spiritualità fosse impossibile: «Il regime ha tentato di spegnere la fiamma interiore delle persone, ma non c’è oppressione che possa soffocare del tutto il bisogno di luce. La musica oggi riunisce ciò che è stato diviso e diventa un ponte che restituisce senso, fede e futuro».

La missione di una Fondazione

Per la Fondazione Bartolucci, che da oltre vent’anni preserva e diffonde l’opera del grande maestro fiorentino, questa esecuzione rappresenta molto più di un omaggio. Lo spiega il presidente Franco Biciocchi, che firma la direzione istituzionale dell’iniziativa:
«Fin dalla nascita abbiamo lavorato per riportare alla luce la vastissima produzione del Cardinale Bartolucci, compositore, sacerdote e per mezzo secolo direttore della Sistina. La Tempesta sul lago eseguita dalle massime istituzioni lirico-sinfoniche del Kosovo è un momento di altissimo valore artistico e simbolico. Si riuniscono dialogo culturale, eccellenza musicale e il messaggio universale della musica sacra, che è ponte e non confine».

Sipari: “Un’opera che ti avvicina al divino”

Il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, che negli ultimi anni ha riportato spesso Bartolucci nei programmi sinfonici europei, descrive l’oratorio come «un’opera sacra nel senso più pieno del termine».
«Pretende una lettura profonda – osserva – perché Bartolucci intreccia citazioni, colori orchestrali e un’idea teatrale della parola cantata che richiama l’ultimo Verdi. Le voci sono trattate con una cura straordinaria. La seconda parte, composta quando l’autore aveva appena diciotto anni, è un gioiello di maturità precoce. Dirigerla per il Giubileo è un onore e un impegno morale: portare al pubblico un capolavoro di rara esecuzione, in cui la fede si fa suono».

Un capolavoro giovanile che parla all’oggi

Composto nel 1935, durante gli anni di seminario a Cestello, La Tempesta sul lago rappresenta il primo, audacissimo confronto del giovane Bartolucci con la grande forma dell’oratorio. L’intuizione di Silvano Sardi, tra i più acuti studiosi del compositore, è chiara: nessuna delle opere sacre successive affronta il tema della fede con pari drammaticità e pienezza.

Bartolucci riprende la pagina evangelica di Marco che narra la tempesta placata da Gesù, ma la amplia attraverso un ricco mosaico di episodi, figure e rimandi biblici inseriti nel tessuto narrativo come frammenti di un affresco più grande. Il risultato è un’opera in due parti che segue l’itinerario emotivo dei discepoli: dalla serenità della navigazione iniziale al terrore della burrasca, dalla fragilità dell’uomo al ritrovamento della fede.

La prima sezione si apre con un’introduzione orchestrale di raffinata costruzione, che prepara l’ingresso del coro in un’atmosfera di trasparenza quasi pastorale. Tutto sembra stabile, luminoso: la fede non è posta alla prova, e i personaggi – dallo Scriba alla Pia Donna – intonano parole che celebrano una fiduciosa adesione al Maestro.

Nella seconda parte, la scrittura cambia. L’orchestra diventa protagonista, la materia sonora si increspa, trame ritmiche e scale vorticose preparano l’arrivo della tempesta prima ancora che il testo lo annunci. Il racconto dello Storico si erge così su un paesaggio sonoro che mima il mare in tumulto, mentre il coro esplode nella supplica: “Domine, salva nos: perimus”.

Quando Gesù ordina al mare di tacere, la musica si apre in una calma vasta, quasi sospesa. Fede e dubbio si fronteggiano fino alla domanda che chiude l’oratorio, più attuale che mai: “Quis putas est iste?”. È la domanda di tutti, ieri come oggi, quando ci si trova di fronte al mistero della paura e al bisogno di una salvezza che non vacilli.

Un ponte tra popoli attraverso la musica

Il significato dell’evento va oltre la partitura. Per l’Opera del Kosovo e per le istituzioni coinvolte, la presenza a Roma porta con sé un messaggio culturale e politico: la musica come terreno neutro in cui identità diverse possono riconoscersi, risanare ferite, costruire legami.

È questo, in fondo, il senso profondo che l’oratorio bartolucciano illumina: la fede come navigazione attraverso il mutare dei venti, la comunità come barca condivisa, la speranza come forza capace di riportare quiete dove sembrava impossibile ritrovarla.

Domenica, all’Aracoeli, il Giubileo della Speranza si chiuderà nel segno di un grande gesto musicale. Ma forse, nella pienezza delle voci e nell’imperioso Tace! Obmutesce! che dall’altare si solleverà sull’orchestra, si compirà qualcosa di più: un atto di memoria e di futuro, di radici e di rinascita. Un approdo, e al tempo stesso una nuova partenza.

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