4 Ottobre 2026, domenica
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Manovra, la maggioranza riscrive il testo: il ritorno del condono edilizio accende lo scontro politico

Fratelli d’Italia propone la riapertura della sanatoria del 2003. Opposizioni all’attacco: intervento mirato sulla Campania e tentativo di influenzare il voto regionale. La maggioranza rivendica equità e corregge “errori del passato”

Nella fitta trama degli oltre 5.500 emendamenti piovuti sulla Manovra, ce n’è uno che ha trasformato un confronto già complesso in un campo di battaglia politico. Lo hanno firmato i senatori di Fratelli d’Italia e riporta in superficie un tema che in Italia non smette mai di dividere: il condono edilizio. La proposta riapre i termini della sanatoria del 2003, un provvedimento che allora fu varato con l’obiettivo di regolarizzare costruzioni abusive non ricadenti in aree a rischio, ma che in Campania non venne mai recepito. E proprio la Campania, oggi, torna al centro dello scontro.

La miccia si accende non appena il testo dell’emendamento diventa pubblico. Pur essendo formalmente valido su scala nazionale, l’intervento viene letto dalle opposizioni come un messaggio diretto agli elettori campani alla vigilia delle elezioni regionali. Una ricostruzione che la maggioranza respinge, ma che alimenta un clima di tensione crescente su una materia già esplosiva.

L’emendamento di Fratelli d’Italia non arriva dal nulla. Ricalca una proposta di legge depositata alla Camera lo scorso giugno dalla deputata Imma Vieri. L’idea di fondo resta immutata: aprire una nuova finestra per la regolarizzazione degli immobili che avevano tentato di rientrare nel condono del 2003 senza riuscirci, per ragioni che FdI attribuisce a errate procedure o a mancate applicazioni da parte delle Regioni. I promotori parlano di migliaia di case che potrebbero evitare la demolizione e di cittadini che, avendo pagato allora gli oneri dovuti, si ritroverebbero oggi danneggiati da decisioni amministrative non omogenee.

Il cuore del dibattito, però, batte in Campania. È l’unica Regione che ventidue anni fa non adeguò la propria normativa alla sanatoria nazionale. Una scelta che, secondo FdI, avrebbe creato un’ingiustizia territoriale: cittadini italiani trattati diversamente a seconda della Regione di residenza. Il partito sottolinea che la riapertura del condono non comporterebbe automatismi ma lascerebbe alle Regioni la piena facoltà di definire criteri e limiti. L’obiettivo dichiarato è armonizzare il quadro nazionale e correggere “errori del passato”, non incentivare l’abusivismo.

Nel mezzo della polemica interviene anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che invita a un approccio pragmatico. Da Napoli, rispondendo alle domande dei cronisti, afferma che il nodo non può essere affrontato con posizioni ideologiche. Per alcune abitazioni, dice, un condono può essere valutato; per altre, pericolanti o situate in zone a rischio, no. Serve un esame caso per caso, prosegue, tenendo conto che in Campania gli abbattimenti potrebbero lasciare famiglie intere senza un tetto. Un rischio sociale che, secondo il leader di Forza Italia, rende urgente una soluzione ponderata e non dogmatica.

Il centrosinistra, però, non ci sta e alza i toni. Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico al Senato, parla senza giri di parole di una misura elettorale mascherata, accusando FdI di voler orientare il voto campano con una promessa di sanatoria. Boccia chiede apertamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni se il governo condivida l’iniziativa, definita “una promessa da campagna elettorale”. Sulla stessa linea Virginio Merola, capogruppo dem in commissione Finanze alla Camera, e Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, che parlano di voto di scambio. Dal Movimento 5 Stelle il senatore Luigi Nave definisce l’emendamento “empio”, ribadendo la contrarietà totale a qualsiasi forma di condono.

Il fronte della maggioranza, pur difendendo la proposta, continua a muoversi all’interno di un mosaico più ampio di modifiche alla Manovra. I partiti che sostengono il governo hanno presentato complessivamente circa 1.600 emendamenti. La Lega spinge per aumentare il gettito tramite l’Irap su banche e assicurazioni e, sul versante sanitario, guarda all’utilizzo del Mes. Forza Italia chiede di eliminare l’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi e di rivedere la tassazione dei dividendi. Nel capitolo coperture rimane aperto anche il dossier sulla tassa sull’oro. Fratelli d’Italia, oltre al condono edilizio, propone di eliminare la proroga dell’imposta di soggiorno e di introdurre la cosiddetta tassa sui pacchetti provenienti da Paesi extra Ue. Il partito Noi Moderati si concentra invece su agevolazioni per gli affitti a lungo termine e su un bonus libri.

Dall’altra parte dell’emiciclo, l’opposizione ha depositato circa 4.000 emendamenti, molti dei quali condivisi da Pd, M5S, Avs e Italia Viva, con +Europa pronta ad allinearsi alla Camera. Le priorità sono salario minimo, rafforzamento della sicurezza finanziato attraverso il taglio dei fondi destinati all’accordo Italia-Albania, ripristino di Opzione Donna e misure sui congedi paritari. Una piattaforma di interventi che punta a riscrivere alcune delle scelte più controverse della Manovra.

Il calendario dei lavori è serrato. La commissione Bilancio inizierà a votare gli emendamenti a dicembre, selezionando i cosiddetti “segnalati”, destinati a sopravvivere alla prima scrematura. Il perimetro finale della legge di bilancio emergerà gradualmente, tra compromessi interni alla maggioranza, schermaglie con l’opposizione e il tentativo, non facile, di tenere insieme esigenze politiche, conti pubblici e un Paese che chiede risposte su casa, lavoro, sicurezza e sviluppo.

In questo contesto, il dibattito sul condono edilizio è molto più di una nota a margine: è un banco di prova di tenuta politica e un termometro delle tensioni che attraversano il Paese, dove il tema dell’abusivismo torna ciclicamente a interrogare non solo la legalità, ma la tenuta sociale dei territori più fragili.

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