5 Ottobre 2026, lunedì
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Salvini contro Landini

Il vicepremier attacca la Cgil sullo sciopero, ma dimentica come funzionano le proteste

A cura di Daniele Cappa

Il confronto sulla Manovra prende una piega sempre più aspra e il terreno dello scontro, ancora una volta, è quello dello sciopero. Matteo Salvini, vicepremier e ministro dei Trasporti, torna a puntare il dito contro il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, accusato di minacciare nuove mobilitazioni contro le misure economiche del governo.

Durante un intervento pubblico, Salvini ha scelto un tono ironico, se non provocatorio: Oggi è venerdì, non penserete mica a quello scioperante di professione che si chiama Maurizio Landini, siete dei birbanti, è una coincidenza se lo sciopero è sempre di venerdì, accade, capita. Un’affermazione che richiama il tema, non nuovo nel dibattito politico, della presunta strategia sindacale di concentrare le proteste alla fine della settimana.

Il ministro ha poi proseguito ringraziando quei sindacati che pungolano il governo, che quando serve lo criticano ma quando c’è da firmare un contratto che migliora il salario dei dipendenti lo firmano. E ha affondato il colpo: la Cgil sta tenendo sotto sequestro milioni di italiani, evviva i sindacati liberi.

Dietro la retorica dello scontro, resta però un dato elementare che sfugge al vicepremier: gli scioperi, in Italia come altrove, sono storicamente organizzati nei giorni in cui possono produrre il massimo impatto, spesso venerdì e lunedì. Non si tratta di un’invenzione recente né di una prerogativa di Landini. È la logica stessa dello strumento di protesta, che per essere efficace deve creare disagio e visibilità. E, soprattutto, lo sciopero è un atto volontario: chi vi aderisce sa di rinunciare a una giornata di paga, lo fa consapevolmente e a proprio rischio, senza alcun “sequestro”.

In un Paese dove il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione, l’idea che milioni di lavoratori vengano tenuti in ostaggio appare dunque più una figura retorica che una fotografia reale. Forse, anziché ironizzare sulle date, potrebbe essere più utile concentrarsi sui dossier che competono direttamente al ministero: tra questi, la tanto discussa puntualità dei treni, tema ricorrente per pendolari e utenti del trasporto ferroviario, che non smettono di segnalare ritardi quotidiani ben più concreti di quelli imputati alle proteste sindacali.

La polemica proseguirà con ogni probabilità nelle prossime settimane, mentre la Manovra avanza il suo cammino politico e sindacati e governo continuano a misurarsi su un equilibrio che, per ora, resta tutt’altro che stabile.

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