Un pomeriggio ad alta tensione nel carcere di Como, dove – secondo quanto reso noto dalla Uilpa Polizia Penitenziaria – sarebbe stato sventato un tentativo di evasione che ha messo a dura prova la sicurezza dell’istituto e il sangue freddo degli agenti in servizio. L’allarme è scattato quando, nel corso di un movimento interno, alcuni detenuti avrebbero tentato di approfittare della situazione per forzare i controlli e aprirsi un varco.
Nel caos che ne è seguito, un agente si sarebbe trovato accerchiato da un gruppo di reclusi e costretto a rifugiarsi in uno sgabuzzino, mentre altri colleghi cercavano di ripristinare l’ordine nei reparti. Per alcuni interminabili minuti, la tensione è rimasta altissima, con urla, porte sbattute e convulsione nei corridoi blindati dell’istituto.
A ricostruire l’accaduto è Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, che parla di “una situazione di grande pericolo per il personale”, spiegando che solo il pronto intervento dei rinforzi ha permesso di scongiurare conseguenze più gravi. “Rinforzi della Polizia Penitenziaria stanno accorrendo dal Provveditorato regionale di Milano e da altri istituti lombardi”, ha precisato De Fazio, sottolineando come la tensione resti alta e il personale stia operando “in condizioni difficilissime”.
La Questura di Como ha confermato che tutti gli agenti sono ora in sicurezza, mentre sono in corso verifiche per ricostruire con precisione le fasi del tentato episodio e per accertare eventuali responsabilità individuali. Sul posto sono stati allertati anche altri reparti delle forze dell’ordine, pronti a intervenire in caso di nuovi disordini.
Il penitenziario di Como, come molti altri istituti lombardi, si trova da tempo a fare i conti con un sovraffollamento cronico e carenze di organico che rendono sempre più complessa la gestione quotidiana. “È un campanello d’allarme che non può essere ignorato”, denuncia ancora De Fazio, ricordando come “ogni giorno nelle carceri italiane si sfiori la tragedia tra carichi di lavoro insostenibili e tensioni che covano da mesi”.
L’episodio di Como arriva in un momento già delicato per il sistema penitenziario nazionale, scosso da una serie di proteste, aggressioni e tentativi di fuga registrati in varie regioni. Il nuovo allarme rilancia il tema della sicurezza interna e del sostegno al personale, sempre più spesso chiamato a gestire emergenze con risorse limitate.
Mentre all’interno dell’istituto la situazione è tornata sotto controllo, resta l’eco di un episodio che mette in luce fragilità strutturali e tensioni latenti. Ancora una volta, il carcere di Como si trasforma nel simbolo di un sistema che, tra sovraffollamento e carenze operative, continua a camminare su un equilibrio sempre più precario.
