6 Ottobre 2026, martedì
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Catturato Elia Del Grande, il killer di Cadrezzate: fine della fuga dell’uomo che sterminò la sua famiglia

Condannato a trent’anni per l’uccisione dei genitori e del fratello nel 1998, il 50enne è stato rintracciato nel Varesotto dopo la fuga dalla casa lavoro di Castelfranco Emilia. Secondo i pm, avrebbe ricevuto aiuto nella latitanza.

La fuga di Elia Del Grande, l’uomo che ventisette anni fa sterminò la propria famiglia, è finita nel silenzio ovattato del lago di Monate. Il 50enne, condannato a trent’anni di reclusione per il triplice omicidio di padre, madre e fratello, è stato arrestato dai carabinieri nel Comune di Cadrezzate con Osmate, in provincia di Varese, al termine di una complessa operazione condotta dai militari dell’Arma di Varese e Modena con il supporto del Raggruppamento operativo speciale di Milano.

L’uomo era fuggito il 30 ottobre scorso dalla casa lavoro di Castelfranco Emilia (Modena), dove stava trascorrendo un periodo di libertà vigilata dopo venticinque anni di detenzione. Una latitanza durata poco più di dieci giorni, segnata da movimenti notturni e da un’incredibile conoscenza del territorio che per anni era stato il suo scenario familiare e, al tempo stesso, teatro del delitto.

La fuga tra boschi e acque del lago

Del Grande, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si era rifugiato nella zona tra Ternate, Travedona Monate e Cadrezzate con Osmate, un’area fitta di boschi e corsi d’acqua, dove era riuscito a eludere per giorni le ricerche. Di notte si spostava in pedalò sul lago di Monate, sfruttando le darsene e i canneti per nascondersi.

Le operazioni di individuazione sono state rese difficoltose proprio dalla sua familiarità con quei luoghi, che conosceva palmo a palmo. Un vantaggio, però, che non è bastato a evitare l’arresto.

Le indagini, coordinate dai procuratori di Modena e Varese, Luca Masini e Antonello Gustapane, hanno portato gli inquirenti a un’abitazione del paese, una proprietà ancora intestata al 50enne. Lì Del Grande è stato sorpreso e bloccato senza opporre resistenza.

Secondo i magistrati, l’uomo non avrebbe agito da solo: «Ha potuto contare su soggetti che lo hanno favorito nella fuga», hanno dichiarato Masini e Gustapane, lasciando intendere che le indagini ora puntano anche a chiarire la rete di appoggi che avrebbe permesso al latitante di nascondersi così a lungo.

La “strage dei fornai”

Il nome di Elia Del Grande è legato a una delle più drammatiche vicende di cronaca nera degli anni Novanta. Il 7 gennaio 1998, nella casa di famiglia a Cadrezzate, uccise il padre, la madre e il fratello: tre vite spezzate in un gesto di violenza che sconvolse la comunità locale. Tutti e tre lavoravano nel forno di famiglia, da cui l’episodio fu presto ribattezzato dai giornali “la strage dei fornai”.

Condannato a trent’anni di reclusione in via definitiva, Del Grande aveva scontato venticinque anni di pena. Successivamente, il Tribunale di Sorveglianza lo aveva destinato a un periodo di sei mesi nella casa lavoro di Castelfranco Emilia, ritenendo ancora alta la sua “pericolosità sociale”.

La lettera e la denuncia sulle condizioni della casa lavoro

Pochi giorni prima di essere catturato, Del Grande aveva diffuso una lettera nella quale spiegava le ragioni della sua fuga. «Il mio gesto – scriveva – è dovuto alla totale inadeguatezza che ancora incredibilmente sopravvive in certi istituti, come le case lavoro, che dovrebbero tendere a risocializzare e reinserire con il lavoro. Ma la casa lavoro è ben peggio del carcere e, dopo la decisione del Tribunale di Sorveglianza, mi sono visto crollare il mondo addosso».

Nella missiva, Del Grande negava di essersi “dato alla fuga”: «Il disagio che ho visto lì dentro credo di non averlo mai conosciuto e sono scappato – anzi, mi sono allontanato», scriveva, aggiungendo di “pagare ancora fortemente lo scotto del nome e di ciò che ho commesso”.

La cattura e il ritorno in carcere

L’arresto, avvenuto senza incidenti, chiude una pagina di latitanza breve ma densa di interrogativi. Chi ha aiutato Del Grande? Come è riuscito a muoversi così liberamente per giorni in un territorio costantemente battuto dalle forze dell’ordine?

Domande che ora saranno al centro della nuova indagine aperta dai pm. Intanto, il 50enne è stato trasferito in carcere, dove sconterà il residuo della pena e dovrà rispondere anche del reato di evasione.

La sua storia torna così a intrecciarsi, tragicamente, con i luoghi della sua infanzia e del suo crimine: quel piccolo lembo di terra tra i laghi varesini dove, ventisette anni fa, la furia familiare di Elia Del Grande aveva cancellato tre vite e marchiato per sempre una comunità intera.

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