2 Ottobre 2026, venerdì
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Venezia, smantellata la banda dei borseggiatori del centro storico: 23 misure cautelari tra Italia, Croazia e Ungheria

Un’inchiesta del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Venezia, durata oltre un anno e mezzo, ha svelato l’attività di un gruppo criminale di origine rom/sinti dedito ai furti ai danni dei turisti nella città lagunare. Le indagini hanno portato all’arresto di otto persone e a numerosi divieti di dimora.

Un’indagine minuziosa, nata nell’estate del 2023 e conclusasi alla fine del 2024, ha permesso di disarticolare una rete criminale che da mesi seminava paura e disordine nel cuore di Venezia. Su delega della Procura della Repubblica lagunare, i militari del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Venezia, con la collaborazione delle autorità di polizia di Croazia e Ungheria – attivate attraverso il Servizio di Cooperazione Internazionale – hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Venezia nei confronti di 23 persone senza fissa dimora.

Otto di loro sono finite in carcere, altre otto hanno ricevuto il divieto di dimora nella Regione Veneto, sei non potranno mettere piede nella provincia di Venezia e un’ultima dovrà rispettare l’obbligo di dimora nel Comune di Genova. I reati contestati, a vario titolo, spaziano dal furto aggravato alla violenza privata, dalle lesioni personali al riciclaggio, fino all’indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento, alla ricettazione e alla violazione del foglio di via obbligatorio.

Dietro i numeri e le formule giuridiche, emerge il volto di una vera e propria organizzazione criminale. Il gruppo, composto prevalentemente da donne di etnia rom e sinti, di nazionalità bosniaca e croata, era specializzato nei borseggi ai danni dei turisti. Le zone d’azione preferite erano le stazioni ferroviarie di Venezia Santa Lucia e Mestre, i mezzi pubblici e le aree più frequentate del centro storico, dove la folla e la distrazione dei visitatori diventavano un terreno fertile per agire con destrezza.

In totale sono state identificate 20 borseggiatrici. Alcune di loro, secondo gli inquirenti, mostravano un’indole particolarmente aggressiva, arrivando in più occasioni a usare violenza non solo contro chi tentava di fermarle, ma anche contro le proprie complici.

Un episodio emblematico si è verificato nei pressi della stazione di Santa Lucia: tre donne, colte sul fatto da una passante che aveva sventato un furto ai danni di un turista, si sono scagliate contro di lei con calci, schiaffi e persino colpi sferrati con una borsa. La vittima ha riportato la frattura di un dito, con una prognosi di trenta giorni. In un altro caso, una delle indagate avrebbe minacciato due giovani complici – una delle quali minorenne e l’altra incinta – intimando loro di consegnarle 2.500 euro a testa in un solo giorno, pena l’uso di un coltello. Alle minacce avrebbero fatto seguito anche pugni all’addome della ragazza in gravidanza.

Ma la rete criminale non si fermava ai furti. Gli investigatori hanno scoperto che tre uomini, mariti di alcune delle borseggiatrici, si occupavano del riciclaggio del denaro sottratto alle vittime. I proventi dei furti, circa 11.000 euro in varie valute estere, venivano cambiati in euro presso un noto centro commerciale della provincia di Venezia, nel tentativo di ostacolare la tracciabilità del denaro. Gli stessi uomini curavano anche la “logistica”: accompagnavano le mogli nei luoghi dei colpi e accudivano i figli durante le ore di attività criminale.

Nel corso dell’indagine sono stati ricostruiti 32 episodi di furti con destrezza, per un bottino complessivo di circa 50.000 euro. Le modalità di azione erano sempre le stesse: mani veloci, movimenti studiati, confusione creata ad arte nei luoghi più affollati, nella convinzione di poter contare sull’anonimato garantito dal flusso turistico. Sono state inoltre documentate oltre 150 violazioni del foglio di via obbligatorio.

Una delle donne arrestate è stata condotta alla casa di reclusione femminile della Giudecca. Altri tre indagati – due già detenuti in Croazia e uno in Ungheria – sono stati raggiunti dalle notifiche grazie alla collaborazione delle autorità di polizia estere. Due ulteriori divieti di dimora nella Regione Veneto sono stati notificati a soggetti individuati rispettivamente a Venezia e a Roma, quest’ultima rintracciata con l’aiuto dei Carabinieri del Comando Provinciale della Capitale.

L’operazione segna un colpo deciso contro una microcriminalità sempre più organizzata e pervasiva, capace di trasformare i piccoli furti in un vero sistema economico parallelo. Con il coordinamento della Procura veneziana, i Carabinieri hanno restituito un importante segnale di sicurezza ai cittadini e ai milioni di turisti che ogni anno affollano la città lagunare, spesso ignari che, tra le calli e le stazioni, agissero mani tanto rapide quanto spregiudicate.

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