7 Ottobre 2026, mercoledì
HomeItaliaCronacaUccise la fidanzata in Sardegna, Dimitri Fricano torna ai domiciliari: il tribunale...

Uccise la fidanzata in Sardegna, Dimitri Fricano torna ai domiciliari: il tribunale dispone la misura per motivi di salute

Il 38enne, condannato in via definitiva a trent’anni per l’omicidio di Erika Preti a San Teodoro nel 2017, lascia il carcere di Torino e sconterà la pena nella casa della madre a Biella. Le ragioni del provvedimento non sono state rese note, ma si ipotizza che siano legate, come in passato, a problemi di obesità.

Dimitri Fricano, condannato in via definitiva a trent’anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata Erika Preti, torna agli arresti domiciliari. La decisione è stata presa dal Tribunale di sorveglianza di Torino, che ha nuovamente concesso la misura alternativa alla detenzione in carcere.

Le motivazioni ufficiali del provvedimento non sono state ancora rese pubbliche, ma, secondo quanto riportato dall’Unione Sarda, si ipotizza che, come già avvenuto due anni fa, la decisione sia legata alle condizioni di salute del 38enne, in particolare ai gravi problemi di obesità che renderebbero difficoltaria la detenzione in istituto.

Fricano sconterà la pena a casa della madre, a Biella, dove era già stato ospitato durante il periodo di detenzione domiciliare concesso nel 2023. A febbraio era stato nuovamente trasferito in carcere, ma ora il tribunale ha ritenuto di ripristinare la misura meno restrittiva.

L’omicidio di Erika Preti: la vacanza finita in tragedia

Il nome di Dimitri Fricano è legato a uno dei casi di cronaca più drammatici degli ultimi anni. Il 12 giugno 2017, a San Teodoro, in provincia di Sassari, durante una vacanza in Sardegna, l’uomo uccise la compagna Erika Preti, 28 anni, colpendola con decine di coltellate nella casa che la coppia aveva affittato in località Lu Fraili.

In un primo momento Fricano aveva denunciato un’aggressione da parte di ignoti, sostenendo che la fidanzata fosse rimasta vittima di una rapina finita nel sangue. Ma la versione non convinse gli inquirenti, e dopo un mese di indagini arrivò la confessione: fu lui, come ammise davanti ai magistrati, a colpirla mortalmente al culmine di una lite scoppiata per futili motivi.

Secondo il racconto dell’imputato, la discussione sarebbe nata da un rimprovero di Erika per alcune briciole lasciate sul tavolo dopo la colazione. Da lì gli insulti, la colluttazione e infine l’omicidio.

La condanna a trent’anni di carcere

Il processo, celebrato davanti alla Corte d’assise di Biella, si concluse con una condanna a trent’anni di reclusione, poi confermata in via definitiva nel 2022. I giudici esclusero ogni attenuante legata alla legittima difesa, riconoscendo invece un delitto maturato in un contesto di rabbia incontrollata e violenza improvvisa.

Una sentenza che mise fine a un iter giudiziario lungo e complesso, ma che non ha mai placato il dolore della famiglia di Erika, originaria di Trivero, nel Biellese.

I domiciliari e le polemiche dei familiari della vittima

Già due anni fa, nel 2023, Fricano aveva ottenuto i domiciliari per motivi di salute, provvedimento che aveva suscitato amarezza e preoccupazione tra i genitori della giovane vittima. La famiglia di Erika vive infatti a pochi chilometri dall’abitazione dove l’uomo sta ora scontando la pena.

Già allora i familiari avevano espresso pubblicamente il proprio disagio, ritenendo inaccettabile che l’assassino della figlia potesse beneficiare di una misura più lieve in un luogo tanto vicino a quello della loro quotidianità.

Ora la decisione del tribunale di sorveglianza riapre la ferita. Sebbene le motivazioni siano verosimilmente legate a ragioni di salute, la vicinanza geografica e simbolica tra le due famiglie continua a rappresentare un elemento di profonda sofferenza.

Le condizioni di salute e la misura alternativa

Le condizioni fisiche di Dimitri Fricano erano già state oggetto di valutazione in passato. Nel 2023, i medici avevano segnalato un grave quadro di obesità, complicato da altre patologie, che rendevano difficile la gestione sanitaria in ambiente carcerario.

In base a queste considerazioni, la magistratura aveva optato per una detenzione domiciliare assistita, misura che permette al condannato di scontare la pena sotto controllo, ma in un contesto compatibile con le proprie esigenze cliniche.

Non è escluso che le stesse motivazioni abbiano orientato anche la nuova decisione del tribunale di sorveglianza.

Una storia che continua a dividere

Il caso Fricano resta una ferita aperta nella memoria collettiva. L’omicidio di Erika Preti, giovane donna solare e appassionata di viaggi, aveva scosso l’opinione pubblica per la brutalità del gesto e per l’inconsistenza del movente.

Oggi, a distanza di otto anni, la giustizia compie un nuovo passo, dettato dalla necessità di conciliare il rispetto della pena con le condizioni di salute del condannato. Ma per chi ha perso una figlia, una sorella, un’amica, la misura giudiziaria non potrà mai colmare l’assenza né restituire un senso a una vicenda segnata da violenza e dolore.

In quella casa di Lu Fraili, dove tutto è cominciato, resta l’eco di un’estate spezzata e di un amore trasformato in tragedia. Oggi la storia torna a farsi cronaca, e con essa riaffiora il ricordo di Erika, simbolo silenzioso di una giustizia che continua a fare i conti con la fragilità umana e con le sue ombre.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti