6 Ottobre 2026, martedì
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Kiev colpisce al cuore dell’industria energetica russa: nuova incursione su una raffineria a Volgograd

Un’ondata di droni ucraini ha preso di mira per la seconda volta in tre mesi un’importante raffineria nella regione di Volgograd. Mosca minimizza, ma ammette un incendio in un impianto industriale.

Un nuovo attacco con droni ucraini ha colpito nelle scorse ore un’importante raffineria di petrolio nella regione russa di Volgograd, nel sud-ovest del Paese. È la seconda volta in meno di tre mesi che un’infrastruttura energetica strategica della zona viene presa di mira da Kiev, in un’escalation che conferma il crescente raggio d’azione delle operazioni ucraine oltre confine.

La notizia è stata diffusa dallo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine, che ha parlato di un’azione mirata contro un obiettivo industriale di alto valore strategico. L’attacco, secondo le fonti di Kiev, rientrerebbe nel piano di logoramento delle capacità produttive ed economiche russe, con l’obiettivo di indebolire la filiera energetica che alimenta tanto l’apparato militare quanto le esportazioni di Mosca.

Da parte russa, la reazione è stata prudente. Le autorità non hanno confermato ufficialmente il danneggiamento della raffineria, ma il governatore della regione di Volgograd, Andrei Bocharov, ha riconosciuto che alcuni droni hanno provocato un incendio in un impianto industriale non meglio specificato. Le squadre di emergenza, ha aggiunto il governatore, sono intervenute rapidamente riuscendo a circoscrivere le fiamme. Nessuna vittima è stata segnalata.

La raffineria colpita rappresenta uno dei poli energetici più significativi della Russia meridionale, con una capacità di lavorazione di milioni di tonnellate di greggio l’anno. Un eventuale danneggiamento dell’impianto avrebbe ripercussioni sia sull’approvvigionamento interno sia sulle esportazioni di carburante, in un momento in cui Mosca punta a consolidare le proprie entrate energetiche nonostante le sanzioni occidentali.

L’attacco di Volgograd si inserisce in una strategia più ampia che, da inizio 2024, ha visto l’Ucraina intensificare i raid con droni e missili contro infrastrutture petrolifere e logistiche in territorio russo. Kiev sostiene che questi attacchi, condotti in profondità rispetto alla linea del fronte, siano una risposta alla campagna di bombardamenti russi sulle città ucraine e una misura per ridurre la capacità del Cremlino di finanziare la guerra.

Nonostante la cautela ufficiale, il nuovo episodio alimenta le preoccupazioni del Cremlino sulla vulnerabilità delle proprie strutture strategiche, anche lontane dal fronte. Sullo sfondo, resta la difficile partita energetica che accompagna il conflitto: un duello non solo militare ma anche economico, in cui ogni incendio in una raffineria o in un deposito di carburante diventa un colpo diretto al cuore dell’autosufficienza russa.

Mentre Kiev continua a non commentare nel dettaglio le operazioni in territorio russo, la frequenza e la precisione dei raid indicano un’evoluzione tecnologica e tattica dei droni impiegati, sempre più capaci di penetrare la difesa aerea di Mosca. Un segnale che, a quasi tre anni dall’inizio della guerra, il conflitto è entrato in una nuova fase: quella in cui la distanza geografica non garantisce più alcuna sicurezza.

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