6 Settembre 2026, domenica
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Delitto di Garlasco, indagato per corruzione il padre di Andrea Sempio

La Procura di Brescia ipotizza che Giuseppe Sempio abbia versato tra 20 e 30 mila euro all’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti per ottenere l’archiviazione del figlio. Al centro dell’inchiesta, un “pizzino” trovato durante una perquisizione

Il mistero del delitto di Garlasco, una delle vicende giudiziarie più controverse e longeve della cronaca italiana, torna ad allargarsi con un nuovo capitolo che rischia di riscrivere parte della storia investigativa di quel caso. La Procura di Brescia ha iscritto nel registro degli indagati Giuseppe Sempio, padre di Andrea Sempio, per corruzione in atti giudiziari.

Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo avrebbe versato tra 20 e 30 mila euro all’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, oggi anch’egli indagato, per ottenere l’archiviazione della posizione del figlio nella precedente inchiesta legata all’omicidio di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007.

Il presunto passaggio di denaro sarebbe stato indicato in un “pizzino” trovato durante una perquisizione effettuata a maggio scorso nella casa della famiglia Sempio, a Garlasco. Su quel foglietto, scritto a mano, compariva una frase che ha subito attirato l’attenzione degli inquirenti: “Venditti gip archivia per 20.30 euro”. Un appunto apparentemente banale, ma che gli investigatori bresciani considerano un possibile indizio di un accordo illecito.

Secondo la Procura di Brescia, quel biglietto potrebbe celare la traccia di un presunto pagamento effettuato nel 2017, anno in cui la posizione di Andrea Sempio, amico d’infanzia di Chiara Poggi, venne archiviata dopo una breve indagine. Da qui l’accusa di corruzione mossa nei confronti di Giuseppe Sempio, che avrebbe agito per favorire la chiusura del procedimento.

Interrogato dai magistrati, Giuseppe Sempio ha respinto ogni accusa, sostenendo che quella annotazione non avesse alcun riferimento a denaro illecito. “Dovrebbe essere una previsione di spesa che avevamo fatto noi in casa – avrebbe spiegato – su quanto avremmo dovuto pagare agli avvocati alla fine della faccenda”. In collegamento con la trasmissione televisiva “Quarto Grado”, l’uomo ha poi aggiunto: “Sì, era un pizzino che ho scritto io. Ricordo di averlo scritto, ma i 20-30 euro non hanno significato. Forse erano soldi per marche da bollo o per gli avvocati, per prelevare dei documenti. Dopo tanti anni è difficile ricordare”.

Dal canto suo, la difesa di Andrea Sempio – assistito dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti – ha precisato che Giuseppe Sempio, al momento, non ha ricevuto alcuna informazione di garanzia. “È una notizia che apprendiamo, come al solito, dalla stampa”, ha dichiarato l’avvocato Taccia, esprimendo sorpresa per la diffusione della notizia.

L’iscrizione nel registro degli indagati arriva in un momento delicato per l’intera inchiesta bis sul delitto di Garlasco, che ha riaperto vecchi scenari investigativi dopo anni di processi, condanne e archiviazioni. Andrea Sempio, oggi trentasettenne, è indagato per concorso nell’omicidio di Chiara Poggi, in un filone d’indagine riaperto a seguito di nuovi accertamenti e testimonianze raccolte dagli inquirenti.

Il “caso Sempio” ruota attorno a una serie di elementi rimasti in sospeso per oltre un decennio e riemersi negli ultimi anni, mentre la figura dell’ex procuratore Venditti è finita sotto la lente della magistratura per presunti episodi di corruzione legati alla gestione di più procedimenti penali.

Gli inquirenti bresciani ora puntano a chiarire la reale natura di quel pizzino: semplice appunto domestico, come sostiene Sempio, o prova di un tentativo di comprare un’archiviazione? La risposta a questa domanda potrebbe avere un peso non solo sulla posizione dell’imprenditore, ma anche sulle nuove indagini che ruotano attorno al delitto di Garlasco, riaprendo ferite mai del tutto rimarginate nella memoria giudiziaria italiana.

A quasi vent’anni dalla morte di Chiara Poggi, il caso continua così a generare nuove piste, sospetti e interrogativi. L’ombra del sospetto non smette di allungarsi su quella casa di via Pascoli, e ora anche un foglietto dimenticato in un cassetto diventa un potenziale tassello di un mosaico ancora lontano dall’essere ricomposto.

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