Si avvicina una possibile svolta nel cosiddetto “caso Pandoro”, il procedimento penale che vede imputata Chiara Ferragni con l’accusa di truffa aggravata in relazione alla campagna del dolce natalizio “Pink Christmas”. Dopo mesi di polemiche e attenzione mediatica, l’influencer e imprenditrice milanese sarebbe pronta a risarcire con 500 euro una delle consumatrici che si erano costituite parte civile nel processo, una pensionata campana di 76 anni, nota come “nonna Adriana”.
La donna aveva acquistato il Pandoro nel dicembre 2022, convinta di partecipare a un’iniziativa benefica. Quando, mesi dopo, era emersa l’inchiesta della Procura di Milano sulla presunta irregolarità della campagna promozionale, aveva deciso di rivolgersi alla giustizia, sostenendo di essersi sentita ingannata. A settembre, la sua costituzione di parte civile aveva simbolicamente aperto il fronte dei consumatori coinvolti nel caso.
Secondo quanto trapela dagli ambienti legali, la somma proposta da Ferragni rappresenta un ristoro economico simbolico, in linea con il danno patrimoniale indicato nella denuncia. L’accordo, se formalizzato, consentirebbe alla donna di ritirare la propria costituzione di parte civile già alla prossima udienza, fissata per il 4 novembre. I legali della pensionata hanno spiegato che la loro assistita “aveva agito per ragioni morali, non economiche”, chiarendo che “voleva fare beneficenza e si è poi accorta che la sua donazione non aveva avuto il fine sperato”.
Il cuore del caso
L’intera vicenda ruota attorno alla campagna del Pandoro “Pink Christmas”, realizzata come iniziativa benefica e promossa attraverso i canali social di Ferragni e di una nota azienda dolciaria. L’operazione pubblicitaria, presentata come finalizzata a sostenere un ospedale pediatrico, è stata poi oggetto di indagine da parte della Procura di Milano per presunte irregolarità nella gestione dei fondi destinati alla beneficenza.
L’accordo con la 76enne non incide sul procedimento principale, che proseguirà nei confronti dell’influencer e degli altri due imputati. Tuttavia, la transazione rappresenta un passo importante sul piano simbolico, segnalando la volontà di Ferragni di ricomporre almeno parte dei contenziosi nati a seguito della campagna promozionale.
La prossima udienza e i possibili sviluppi
Il 4 novembre si terrà a Milano l’udienza predibattimentale, nella quale il giudice dovrà prendere atto dell’eventuale revoca della parte civile e decidere sulle altre richieste presentate da due associazioni di consumatori che intendono essere ammesse come parti lese. In quella stessa sede, le difese potrebbero presentare istanza per l’ammissione di riti alternativi: tra le ipotesi, anche quella del rito abbreviato, che comporterebbe un processo più rapido e la riduzione di un terzo della pena in caso di condanna.
Il giudice dovrà inoltre valutare la posizione degli altri imputati e la possibile estensione del procedimento al secondo filone dell’inchiesta, quello legato alla commercializzazione delle “uova di Pasqua” benefiche, un’altra operazione promozionale finita nel mirino della magistratura milanese.
Le tappe future del processo
Nel caso in cui venga scelta la via del rito abbreviato, sono già state indicate due date chiave per la chiusura della fase dibattimentale: 25 novembre e 19 dicembre. La sentenza potrebbe arrivare già entro gennaio 2026, a poco più di un anno dall’apertura del caso che ha segnato uno dei momenti più delicati nella carriera pubblica di Chiara Ferragni.
La posizione della difesa
L’influencer ha sempre respinto con fermezza ogni accusa, ribadendo di aver agito in buona fede e di aver garantito trasparenza nelle proprie iniziative imprenditoriali. La sua linea difensiva punta a dimostrare che l’operazione “Pink Christmas” non aveva finalità ingannevoli e che la beneficenza, pur non legata direttamente alle vendite del pandoro, era stata effettivamente realizzata tramite donazioni autonome da parte dell’azienda.
Il gesto di risarcire la pensionata campana, al di là del valore economico, assume dunque una valenza conciliativa e potrebbe contribuire a stemperare il clima intorno a un processo che ha suscitato un ampio dibattito sull’etica delle campagne di beneficenza legate al marketing.
L’udienza di novembre sarà quindi un passaggio cruciale, non solo per gli aspetti giudiziari, ma anche per le implicazioni reputazionali e simboliche di un caso che ha unito diritto, comunicazione e responsabilità sociale d’impresa sotto i riflettori dell’opinione pubblica nazionale.
