Un clima di sconcerto e indignazione scuote San Giuseppe Vesuviano, cittadina di circa trentamila abitanti ai piedi del Vesuvio, dopo le minacce di morte indirizzate al sindaco Michele Sepe. Sotto la porta dell’ufficio del primo cittadino è stato ritrovato un manifesto funebre con una frase agghiacciante: “Il sindaco muore se non si dimette entro cinque giorni”. Sul foglio, accanto alla scritta, le immagini dello stesso Sepe e di Padre Pio, riprendendo la grafica tipica dei necrologi affissi nei paesi del Sud.
Un gesto dal chiaro sapore intimidatorio, che ha immediatamente mobilitato le forze dell’ordine e il mondo politico. Il sindaco, eletto lo scorso anno con il Partito Democratico, ha presentato denuncia formale ai carabinieri, che hanno avviato un’indagine per individuare i responsabili di quello che viene definito un “atto vile e gravissimo”. Gli investigatori stanno analizzando i sistemi di videosorveglianza della zona e verificando eventuali impronte o tracce lasciate sul manifesto.
L’episodio ha suscitato una reazione unanime di solidarietà. Il Partito Democratico di Napoli ha diffuso una nota dura e ferma: “Un atto vile e intollerabile. Si tratta di una minaccia gravissima che offende l’intera comunità. Il Partito Democratico di Napoli esprime la propria solidarietà piena e convinta al sindaco Sepe e alla sua squadra. Siamo certi che le autorità faranno piena luce sull’accaduto e garantiranno la massima tutela agli amministratori locali, perché nessuno possa pensare di fermare con intimidazioni il lavoro per la legalità nei nostri territori”.
Non meno netta la presa di posizione del centrodestra. Fratelli d’Italia, attraverso la propria sezione di San Giuseppe Vesuviano, ha espresso “solidarietà e vicinanza” al sindaco, condannando “un gesto vile e inaccettabile. La violenza e le intimidazioni non devono prevalere. Incoraggiamo il sindaco a proseguire con il suo importante lavoro, nella certezza che la legalità e il bene comune trionferanno”.
Anche altri amministratori locali hanno voluto far sentire la propria voce. Luigi Mennella, sindaco di Torre del Greco, ha espresso sostegno a nome della sua città, sottolineando come “non saranno questi spiacevoli accadimenti a modificare l’azione politica e amministrativa volta alla tutela della collettività”.
Dal Parlamento è arrivata la condanna dell’onorevole Edmondo Cirielli, che ha definito il gesto “un atto intimidatorio gravissimo e inaccettabile. Le minacce di morte comparse sui manifesti funebri contro un amministratore locale colpiscono non solo la persona, ma le istituzioni democratiche che egli rappresenta. Confido che forze dell’ordine e magistratura facciano piena luce e assicurino alla giustizia i responsabili di questo atto ignobile”.
La comunità sangiuseppese, ancora incredula, si stringe attorno al proprio sindaco, figura molto conosciuta e impegnata in prima linea contro l’abusivismo edilizio e per la riqualificazione urbana. L’episodio riporta drammaticamente l’attenzione sulle difficoltà e sui rischi che molti amministratori locali affrontano quotidianamente, soprattutto nei territori più complessi del Mezzogiorno, dove il confine tra legalità e interessi illeciti è spesso fragile.
Il manifesto funebre con la minaccia di morte non è soltanto un gesto di intimidazione personale, ma un attacco simbolico alle istituzioni e alla democrazia locale. San Giuseppe Vesuviano, e con essa la politica di ogni schieramento, rispondono con un messaggio chiaro: la violenza non fermerà chi lavora per la legalità e per il bene pubblico.
