Un episodio di tensione davanti al liceo scientifico “Albert Einstein” di Torino riaccende il dibattito sul rapporto tra diritto al dissenso e gestione dell’ordine pubblico. Una manifestazione studentesca di protesta contro un volantinaggio organizzato da Gioventù Nazionale, movimento giovanile di Fratelli d’Italia, si è conclusa con momenti di scontro e con l’arresto di un ragazzo di 16 anni.
L’intervento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa e le immagini dei tafferugli avvenuti nel quartiere Barriera di Milano hanno suscitato immediate reazioni politiche. Tra le più dure, quella del Movimento 5 Stelle piemontese. La capogruppo regionale Sarah Disabato e il consigliere Alberto Unia hanno diffuso una nota congiunta in cui denunciano “un uso sproporzionato della forza” e chiedono chiarimenti urgenti al Ministero dell’Interno.
“Il dissenso è democrazia, e davanti al dissenso non si interviene con i manganelli – hanno dichiarato Disabato e Unia –. È preoccupante quanto accaduto questa mattina davanti al liceo Einstein. Un semplice volantinaggio di Gioventù Nazionale ha generato una contestazione studentesca, e la risposta dello Stato qual è stata? Forze dell’ordine schierate, cariche e un ragazzo di sedici anni portato via in manette”.
Per i rappresentanti del M5S, quanto accaduto va oltre l’episodio in sé e tocca un principio fondamentale: la libertà di espressione nelle scuole. “La scuola deve essere un luogo di dialogo, inclusione e cittadinanza attiva – proseguono –. È il luogo in cui la manifestazione del pensiero deve essere tutelata, soprattutto quando si esprime in dissenso rispetto a messaggi razzisti o discriminatori diffusi da organizzazioni della destra”.
Il Movimento 5 Stelle chiede al governo e al ministro dell’Interno di chiarire la dinamica dei fatti e di spiegare perché sia stato ritenuto necessario un intervento così drastico. “È così che pensano di tutelare la sicurezza nelle nostre scuole? Se fosse davvero questa la direzione, allora si starebbe minando alle fondamenta lo Stato di diritto”, affermano i due esponenti pentastellati, che parlano apertamente di una “deriva repressiva” incompatibile con i valori costituzionali.
Nel mirino dei rappresentanti M5S finisce anche la gestione politica del dibattito culturale nelle scuole. “Non sarebbe male – aggiungono con tono polemico – che invece di preoccuparsi della cosiddetta ‘cultura maranza’, alcuni inizino a interrogarsi sulla propria cultura. A quanto pare, ce n’è estremamente bisogno”.
La vicenda del liceo Einstein arriva in un contesto di crescente tensione nei luoghi di istruzione, dove si moltiplicano le proteste studentesche e le polemiche politiche attorno ai temi della libertà di pensiero, dell’inclusione e della presenza di movimenti giovanili di area estremista.
Mentre la procura minorile e la questura di Torino stanno ricostruendo l’esatta sequenza degli eventi, la politica si divide tra chi difende l’operato delle forze dell’ordine e chi, come il M5S, denuncia una gestione autoritaria del dissenso. Resta sullo sfondo una questione più ampia: fino a che punto le scuole italiane possono restare spazi di confronto libero, senza che il conflitto di idee degeneri in scontro fisico e repressione?
Per Disabato e Unia la risposta è chiara: “Difendere la libertà di espressione significa difendere la democrazia. E la democrazia non si difende con i manganelli”.
