6 Ottobre 2026, martedì
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Caso Gucci, le figlie di Patrizia Reggiani: “Affidateci nostra madre”. Il tribunale respinge la richiesta

Alessandra e Allegra Gucci avevano chiesto di poter sostituire l’amministratore di sostegno della madre, condannata come mandante dell’omicidio di Maurizio Gucci. Il giudice riconosce l’affetto delle figlie ma definisce “inopportuno” l’affidamento per i legami con i fatti del passato.

La vicenda giudiziaria e familiare dei Gucci continua a intrecciarsi con le ombre di un passato che sembra non voler svanire. Alessandra e Allegra Gucci, le due figlie di Patrizia Reggiani, la donna condannata come mandante dell’omicidio del marito Maurizio Gucci — ucciso nel 1995 con quattro colpi di pistola in via Palestro, a Milano — avevano presentato al tribunale la richiesta di diventare amministratrici di sostegno della madre, oggi ultraottantenne. Ma il giudice tutelare Cristina Bassi ha respinto l’istanza, pur riconoscendo la dedizione e la vicinanza dimostrate dalle due sorelle negli ultimi anni.

Secondo quanto riportato da Il Giornale, Alessandra e Allegra avevano chiesto di revocare l’incarico all’attuale amministratore di sostegno, Marco Accolla, che percepisce un compenso annuo di 170 mila euro, giudicato dalle due figlie “spropositato”. Le sorelle contestano, inoltre, la gestione del patrimonio della madre, che comprenderebbe la vendita di diversi beni a cifre che ritengono “troppo basse”, come nel caso della storica villa gotica di via Andreani a Milano, ceduta secondo loro a un valore inferiore rispetto a quello reale.

Il giudice ha tuttavia ritenuto che, nonostante la buona fede e l’affetto manifestato, non fosse opportuno affidare il ruolo di tutore a una delle figlie. Nelle motivazioni, la dottoressa Bassi ha sottolineato come sia “quanto meno altamente inopportuno che Allegra diventi tutore della propria madre in ragione dei gravi fatti dei quali la stessa beneficiaria si è resa colpevole in danno delle proprie figlie”. Un richiamo diretto al delitto che nel 1995 sconvolse l’Italia e che vide proprio Patrizia Reggiani condannata come mandante dell’assassinio dell’ex marito, erede della celebre maison di moda.

La decisione ha lasciato profondamente amareggiate le due sorelle, che negli ultimi anni avevano cercato di ricostruire un rapporto con la madre, segnato da anni di distanza e da un passato familiare drammatico. Sempre secondo Il Giornale, Alessandra e Allegra si sarebbero dette sorprese anche per altre scelte della magistratura milanese legate alla gestione del patrimonio e della figura giuridica di Patrizia Reggiani.

Tra gli episodi citati dal quotidiano, figurano autorizzazioni di spesa giudicate eccessive — come i 30 mila euro mensili concessi a Reggiani per le esigenze personali — e nomine di amministratori che le figlie considerano inappropriate. In particolare, viene ricordato il caso dell’avvocato Pizzi, designato amministratore di sostegno nonostante una perizia del 2019 segnalasse che il suo nome fosse stato suggerito a Reggiani da Loredana Canò, ex compagna di cella, poi assistente personale e in seguito condannata a sei anni e quattro mesi per circonvenzione di incapace e peculato in relazione alla gestione dell’eredità milionaria lasciata a Patrizia dalla madre, Silvana Barbieri.

Le figlie contestano anche altre operazioni avvenute sotto la supervisione del tribunale: il funerale di Silvana Barbieri costato 36 mila euro nonostante la presenza di poche persone, la vendita del grande palazzo di Monza, il Cam, per 4 milioni di euro invece dei 9 stimati, e persino la stipula di polizze sulla vita di Patrizia Reggiani che avrebbero avuto come beneficiari il miglior amico dell’avvocato Pizzi e la stessa Canò. “Come è possibile che tutto ciò sia accaduto sotto la supervisione di un giudice tutelare?”, si sono chieste Alessandra e Allegra, che ritengono la gestione complessiva del patrimonio della madre poco trasparente e dannosa per gli interessi della famiglia.

Dietro la battaglia legale, emerge un intreccio di sentimenti contrastanti: da un lato il desiderio di due figlie di ricucire un legame familiare e di garantire una tutela diretta alla madre, dall’altro il peso di una vicenda giudiziaria che continua a proiettare la sua ombra anche a distanza di trent’anni.

Il tribunale, nel respingere la loro richiesta, ha tuttavia riconosciuto che Alessandra e Allegra Gucci sono riuscite, nonostante tutto, “a mantenere e poi a ritrovare un equilibrio con la madre”, segno di un percorso umano e familiare complesso ma ancora vivo. Resta ora da capire se le due sorelle decideranno di impugnare la decisione o se accetteranno, seppure con amarezza, la sentenza di un tribunale che ancora una volta si trova a dirimere le eredità morali e materiali del caso Gucci, una delle storie più controverse e affascinanti della cronaca italiana.

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