4 Ottobre 2026, domenica
HomeItaliaCronacaErgastolo a Erik Zorzi per l’omicidio di Nicoleta Rotaru: la verità svelata...

Ergastolo a Erik Zorzi per l’omicidio di Nicoleta Rotaru: la verità svelata da un audio segreto

La Corte d’Assise di Padova ha condannato all’ergastolo l’uomo che uccise la compagna e finse un suicidio. Decisiva una registrazione sul cellulare della vittima

PADOVA – Erik Zorzi, 44 anni, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’ex compagna Nicoleta Rotaru, avvenuto il 20 agosto 2023 nella loro abitazione di Abano Terme, in provincia di Padova. La Corte d’Assise ha riconosciuto la piena responsabilità dell’uomo, che dopo aver ucciso la donna aveva cercato di inscenarne il suicidio. Un tentativo che per mesi aveva quasi convinto gli inquirenti, fino a quando una prova inaspettata, nascosta nel cellulare della vittima, ha cambiato radicalmente il corso delle indagini.

Fu proprio un file audio, registrato da Nicoleta la notte del delitto, a rivelare l’atroce verità. La donna, come se avesse previsto il pericolo, aveva avviato la registrazione del suo telefono, documentando la violenta lite con Zorzi e i momenti immediatamente precedenti alla sua morte. Quel nastro, scoperto mesi dopo grazie alla tenacia dei legali della famiglia Rotaru, ha permesso di riaprire l’indagine e di smontare l’ipotesi iniziale del suicidio.

La notte dell’omicidio Zorzi aveva chiamato i soccorritori raccontando di aver trovato la moglie priva di sensi nel bagno, con una cintura di pelle stretta attorno alla nuca. La scena, apparentemente compatibile con un gesto volontario, aveva inizialmente fatto propendere gli investigatori per la pista del suicidio. Solo in seguito, su sollecitazione delle avvocate Roberta Cerchiaro e Tatiana Veja — che rappresentavano la famiglia della vittima — i carabinieri sequestrarono lo smartphone di Nicoleta e ne analizzarono il contenuto. Da quelle registrazioni emerse un drammatico scontro verbale e fisico, culminato nella morte della donna.

Nel marzo 2024, alla luce delle nuove prove, Zorzi fu arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal legame di parentela. Durante il processo, la difesa dell’imputato tentò di sostenere la tesi del suicidio, presentando una perizia secondo cui i segni sul collo della vittima sarebbero stati compatibili con l’autoimpiccagione. Ma l’audio registrato da Nicoleta, insieme agli accertamenti medico-legali e alle incongruenze nelle versioni dell’uomo, ha convinto i giudici della premeditazione e della piena responsabilità dell’imputato.

Le parti civili — la madre e le sorelle di Nicoleta, insieme alle due figlie della coppia, di 14 e 10 anni — hanno seguito l’intero processo chiedendo giustizia per la donna. Le bambine, oggi ospitate in una struttura protetta, sono state affiancate dal Centro Veneto Progetti Donna e dall’associazione Dire – Donne in rete contro la violenza, entrambe costituite parte civile nel procedimento.

La sentenza di oggi rappresenta la conclusione di una vicenda che aveva inizialmente rischiato di finire tra i troppi casi archiviati come suicidio. Ma anche la dimostrazione di quanto, a volte, un gesto di disperata lucidità possa ribaltare il destino di un’indagine. Quella notte, con una semplice registrazione, Nicoleta Rotaru ha consegnato alle figlie e alla giustizia la verità sulla sua morte.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti