6 Ottobre 2026, martedì
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Rai tra politica e carriera: la denuncia del Pd sul rischio di un servizio pubblico di parte

Dalla direzione dei telegiornali ai corridoi del governo, fino alla candidatura politica: la Rai sotto accusa per la mancanza di indipendenza e il rischio di trasformarsi in una piattaforma per carriere politiche.

La Rai, storicamente simbolo di servizio pubblico e pluralismo informativo, si trova oggi al centro di una controversia che ne mette in discussione l’autonomia e la funzione istituzionale. Il fenomeno delle cosiddette “porte girevoli” sembra essersi consolidato: dirigenti diventano ministri, giornalisti passano alla politica e poi ritornano in redazione, trasformando la tv di Stato in un trampolino per carriere politiche. L’ultimo episodio riguarda Gennaro Sangiuliano, ex direttore del Tg2 ed ex ministro, oggi corrispondente da Parigi per la Rai, che ha annunciato la propria candidatura come capolista per Fratelli d’Italia in Campania.

Il quadro delineato da questa vicenda ha suscitato forti reazioni politiche. Sandro Ruotolo, responsabile dell’informazione nella segreteria del Partito Democratico, ha definito la situazione “la fine di un servizio pubblico davvero aperto a tutti”. Secondo Ruotolo, la Rai si starebbe progressivamente trasformando in “la casa di pochi, degli amici del governo e degli amici degli amici”, con un evidente conflitto tra ruolo istituzionale e interessi politici.

Il nodo centrale della discussione riguarda il rispetto dei principi sanciti dall’European Media Freedom Act, entrato pienamente in vigore l’8 agosto 2025, che richiede espressamente che il servizio pubblico radiotelevisivo mantenga autonomia e indipendenza dalla politica. L’Italia, secondo i critici, non ha ancora adeguato la governance della Rai a questi standard europei. “È urgente approvare una riforma della governance aziendale che garantisca una visione alta, lontana dalla logica di una tv di partito. La Rai non appartiene a nessun governo, appartiene ai cittadini italiani”, sottolinea Ruotolo nella nota.

Il dibattito, destinato a incidere sul futuro della televisione pubblica, riporta al centro la questione della trasparenza e dell’autonomia editoriale. L’opinione pubblica e le istituzioni sono chiamate a riflettere sul ruolo di un servizio pubblico che, se usato come trampolino per carriere politiche, rischia di perdere la sua credibilità e il legame con il pluralismo informativo, valore fondamentale in democrazia.

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