6 Ottobre 2026, martedì
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Omicidio Pamela Genini: il gip svela la premeditazione di Soncin e la crudeltà del gesto

Il 52enne resta in carcere. L’uomo avrebbe pianificato la spedizione omicida almeno una settimana prima, portando con sé coltelli e armi. La vittima ha compreso l’imminente fine, subendo sofferenze prolungate.

Gianluca Soncin, 52 anni, accusato dell’omicidio di Pamela Genini, 29enne di Milano, resta in carcere. Lo ha stabilito il gip Tommaso Perna, evidenziando che l’uomo avrebbe premeditato il delitto almeno una settimana prima di recarsi nell’abitazione della ex compagna, armato di coltelli a serramanico. Uno di questi coltelli è stato lasciato in macchina, l’altro è stato utilizzato per infliggere le ferite mortali alla giovane.

Nell’ordinanza, il giudice ha sottolineato la crudeltà dell’atto: Pamela Genini, colpita con 24 fendenti, molti dei quali non immediatamente letali, ha avuto consapevolezza del pericolo di morte, soffrendo prima di spirare. Per il gip, Soncin “non merita alcun tipo di umana comprensione”, agendo con lucidità e determinazione.

Durante l’udienza, l’imputato ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Secondo l’avvocato d’ufficio Simona Luceri, Soncin non è ancora pienamente lucido e fisicamente appare dimesso, con un vistoso cerotto al collo a seguito del ricovero ospedaliero dopo il tentativo di suicidio. L’uomo ha già nominato un legale di fiducia con cui definirà la strategia processuale.

La premeditazione e il movente

Secondo il gip, l’omicidio è scaturito dalla volontà dell’uomo di impedire alla vittima di interrompere la relazione con lui, un movente definito “futile e bieco” dal giudice. La pianificazione è stata meticolosa: Soncin aveva ottenuto un duplicato delle chiavi dell’abitazione di Pamela e aveva organizzato la “spedizione” omicida con almeno una settimana di anticipo.

La sofferenza della vittima

L’autopsia fissata per il 20 ottobre dovrà chiarire nel dettaglio le modalità e la durata della sofferenza della giovane. Nell’ordinanza, il gip precisa che molte ferite non hanno immediatamente raggiunto organi vitali, provocando così una sofferenza prolungata durante la quale Pamela ha percepito l’imminente fine.

L’amarezza della mancata denuncia

Il giudice ha espresso anche il dispiacere per il comportamento della vittima in precedenza. Il 9 maggio, quando Pamela aveva richiesto l’intervento della polizia, aveva minimizzato la gravità della situazione, descrivendo Soncin come un “amico” con un debito nei suoi confronti e non come un persecutore. La giovane non aveva mai formalmente denunciato l’uomo, rendendo più difficile ricostruire i fatti.

Secondo il gip, la testimonianza più dettagliata sul contesto della tragedia è arrivata proprio dall’ex compagno di Pamela, ora amico, che ha ricostruito il percorso di violenza e ossessione che ha portato al delitto del 14 ottobre.

Armi e prove rinvenute

La perquisizione nella casa di Soncin a Cervia ha portato al ritrovamento di altri coltelli a serramanico simili a quelli usati per uccidere Pamela e di quattro-cinque pistole scacciacani. Sono state trovate anche chiavi sospette, probabilmente appartenenti all’abitazione della vittima, sulle quali i magistrati stanno effettuando accertamenti.

Linea del silenzio

Fin dall’arresto in ospedale, Soncin ha mantenuto il silenzio, scelta confermata anche di fronte al gip. Dopo l’omicidio, aveva tentato un gesto autolesivo ferendosi alla gola. La Procura aveva richiesto la convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare in carcere per omicidio volontario pluriaggravato, richiesta accolta dal giudice.

Il quadro delineato dall’ordinanza del gip mostra un delitto pianificato, premeditato e condotto con lucida determinazione, segnato da una violenza brutale e da un movente ossessivo che ha lasciato poche possibilità di comprensione o attenuanti per l’autore.

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