2 Ottobre 2026, venerdì
HomeMondoPolitica nel MondoTrump alza il tiro contro Pechino: “Cina ostile, valuto un aumento massiccio...

Trump alza il tiro contro Pechino: “Cina ostile, valuto un aumento massiccio dei dazi. Nessun motivo per incontrare Xi Jinping”

Il presidente americano rilancia la linea dura nei confronti della Cina, minacciando nuove tariffe punitive e congelando il summit con il leader di Pechino.

La tensione tra Stati Uniti e Cina torna a salire vertiginosamente. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato di stare “valutando un massiccio aumento dei dazi” sulle importazioni cinesi, accusando Pechino di “atti commerciali ostili” nei confronti di Washington. Le sue parole, pronunciate nel corso di un intervento e poi ribadite sui social, segnano un nuovo irrigidimento nei rapporti tra le due superpotenze, già attraversati da mesi di frizioni economiche, diplomatiche e strategiche.

Trump ha lasciato intendere che la misura potrebbe riguardare “una larga gamma di prodotti” provenienti dalla Cina, in un contesto di crescente sfiducia verso l’atteggiamento di Pechino. “La Cina sta approfittando del nostro mercato, ed è tempo di reagire con forza”, ha dichiarato il presidente, che ha anche confermato di aver sospeso i preparativi per un incontro con Xi Jinping previsto tra due settimane in Corea del Sud. “Non vedo più alcun motivo per farlo”, ha scritto, chiudendo la porta a quello che avrebbe potuto essere un momento di distensione.

Il vertice, secondo fonti diplomatiche statunitensi, avrebbe dovuto concentrarsi su commercio, sicurezza nell’Indo-Pacifico e cooperazione tecnologica. Ma la nuova ondata di dichiarazioni infuocate rischia di far deragliare ogni prospettiva di dialogo, riproponendo uno schema già visto durante la presidenza Trump: la pressione economica come leva di negoziazione politica.

Sul fronte interno, intanto, la Casa Bianca deve affrontare una questione di natura giudiziaria. L’amministrazione ha infatti presentato ricorso contro la sentenza che blocca l’invio dei militari in Illinois, un provvedimento legato alle proteste e alle tensioni sociali esplose nelle ultime settimane. Una decisione che, secondo i legali della presidenza, “limita le prerogative costituzionali del comandante in capo e ostacola la capacità di mantenere l’ordine pubblico in situazioni di emergenza”.

Il doppio fronte – quello internazionale con la Cina e quello interno con la magistratura – delinea una fase delicata per l’amministrazione Trump, impegnata a riaffermare la propria autorità in un clima politico e sociale sempre più incandescente.

Gli osservatori sottolineano che il ritorno alla retorica dei dazi potrebbe avere conseguenze immediate sui mercati finanziari e sulle catene globali di approvvigionamento, già messe a dura prova dalle tensioni geopolitiche e dalle guerre commerciali degli ultimi anni. Un nuovo aumento tariffario, sottolineano gli analisti, rischierebbe di spingere Pechino a rispondere con misure di ritorsione, innescando un ciclo di escalation dalle ripercussioni globali.

In questo scenario di nervi tesi, la distensione appare lontana. La scelta di Trump di interrompere il dialogo diretto con Xi Jinping e di rilanciare la minaccia dei dazi segna una svolta netta rispetto ai tentativi di cooperazione che, a tratti, avevano caratterizzato i mesi precedenti. Il messaggio del presidente è chiaro: gli Stati Uniti intendono riaffermare la loro supremazia economica, anche a costo di isolarsi sul piano diplomatico.

Ma la posta in gioco va ben oltre il commercio. Dietro la nuova offensiva americana si intravede la competizione per la leadership tecnologica globale, dalla corsa all’intelligenza artificiale al controllo delle filiere strategiche, settori in cui Washington e Pechino si contendono da anni il primato.

Il braccio di ferro, dunque, è destinato a proseguire. Con toni sempre più duri e con sempre meno spazio per la diplomazia.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti