7 Ottobre 2026, mercoledì
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Manovra 2025-2027: cresce del 7,2% il budget per la Difesa. Priorità alla sicurezza, ma si riaccende il dibattito politico

Nel Documento programmatico pluriennale del Ministero della Difesa, la spesa militare continua a salire, raggiungendo oltre 31 miliardi di euro nel 2025. Le opposizioni contestano le scelte del Governo, mentre crescono i dubbi sull’impatto sociale di una manovra che lascia indietro sanità, sociale, scuola e imprese.

Il budget per la Difesa continua a crescere. Nella Manovra 2025-2027, presentata dal Governo e contenuta nel Documento programmatico pluriennale della Difesa trasmesso alle Commissioni parlamentari competenti, le spese militari registrano un incremento del 7,2% rispetto al triennio precedente. Un aumento che conferma un trend ormai consolidato negli ultimi anni, in linea con gli impegni assunti dall’Italia in sede NATO e con le pressioni internazionali per avvicinare la spesa militare alla soglia del 2% del PIL.

Per l’anno 2025, il bilancio ordinario della Difesa ammonta a 31,298 miliardi di euro, mentre per il 2026 e il 2027 gli stanziamenti previsionali scendono leggermente a 31,208 miliardi e risalgono poi a 31,749 miliardi di euro. Si tratta di cifre che confermano l’attenzione del Governo verso la sicurezza nazionale, la modernizzazione degli apparati e l’adeguamento tecnologico delle Forze Armate.

Dietro questi numeri, però, si apre un fronte politico e sociale tutt’altro che secondario. L’incremento dei fondi destinati alla Difesa arriva infatti in un momento in cui il Paese continua a fare i conti con le difficoltà del sistema sanitario, con le lunghe liste d’attesa per visite e prestazioni specialistiche, e con la carenza di investimenti strutturali a favore delle piccole e medie imprese.

Le opposizioni hanno già annunciato battaglia in Parlamento, sottolineando quella che definiscono una “scelta miope” del Governo: potenziare il comparto militare mentre il welfare e la produttività nazionale restano in sofferenza. Il tema, del resto, è destinato a far discutere anche l’opinione pubblica. Molti cittadini, di fronte a un’inflazione ancora presente e a una ripresa economica fragile, faticano a comprendere l’opportunità di destinare risorse crescenti alla Difesa invece che a settori più vicini alla vita quotidiana.

Il Governo, dal canto suo, difende la scelta, sostenendo che l’aumento del budget risponde a esigenze strategiche di lungo periodo: la sicurezza internazionale, la cooperazione con gli alleati, la protezione delle infrastrutture critiche e la partecipazione alle missioni di pace. “Investire nella Difesa – spiegano dal Ministero – significa anche investire nella sicurezza dei cittadini e nella stabilità geopolitica dell’Europa e del Mediterraneo”.

Resta tuttavia aperto il nodo dell’equilibrio tra sicurezza e spesa sociale. La Manovra, nel suo complesso, sarà il banco di prova politico dei prossimi mesi: tra esigenze internazionali, vincoli di bilancio e crescenti malumori interni, il Governo dovrà dimostrare di saper conciliare le priorità strategiche con le urgenze quotidiane del Paese.

In un’Italia che chiede sanità efficiente, lavoro stabile e sostegno alle imprese, la crescita della spesa militare rischia di trasformarsi da scelta tecnica a questione politica di primo piano.

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