2 Ottobre 2026, venerdì
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Violentata dal pusher ubriaco nel bosco di Rieti: arrestato dopo cinque mesi di indagini

La vittima, una trentenne, era andata ad acquistare droga dal suo fornitore abituale. L’uomo, un 22enne marocchino richiedente asilo, l’ha aggredita e violentata. È stato catturato in Campania dopo un’inchiesta durata cinque mesi.

Una notte di violenza, solitudine e paura, consumata ai margini di un bosco alla periferia di Rieti. Una donna di circa trent’anni, che si era recata in quella zona isolata per acquistare sostanze stupefacenti dal suo fornitore abituale, è stata brutalmente aggredita e violentata. L’uomo, in preda ai fumi dell’alcol, l’ha picchiata con ferocia prima di costringerla a subire abusi sessuali. Dopo l’aggressione, la vittima è riuscita a fuggire e a raggiungere il pronto soccorso, dove ha denunciato l’accaduto e ha ricevuto cure per le gravi lesioni riportate.

L’episodio risale alla notte del 30 aprile scorso. Da allora, un’indagine meticolosa condotta dalla Squadra Mobile di Rieti, sotto il coordinamento della Procura, ha ricostruito passo dopo passo i contorni di quella notte e l’identità del presunto aggressore, portando infine all’arresto dell’uomo, rintracciato cinque mesi dopo in Campania.

La violenza nel bosco

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la donna aveva raggiunto l’area boschiva per incontrare il suo fornitore. L’uomo, un 22enne di nazionalità marocchina, era in evidente stato di ubriachezza. Quando la vittima si è accorta delle sue condizioni e ha tentato di allontanarsi, lui l’ha aggredita con calci e pugni, colpendola anche con l’impugnatura di un machete. Poi l’ha violentata.

Malgrado le ferite e lo shock, la donna è riuscita a mettersi in salvo e a chiedere aiuto. I medici dell’ospedale di Rieti, dove si è recata subito dopo, hanno confermato la gravità delle lesioni, compatibili con la violenza subita. La denuncia della vittima ha immediatamente attivato la procedura del “codice rosso”, che prevede un percorso prioritario di tutela e ascolto per le vittime di reati di genere.

Il riconoscimento e le indagini

Grazie alla testimonianza dettagliata della donna e agli elementi raccolti sul luogo dell’aggressione, gli investigatori hanno rapidamente individuato un sospettato. Si tratta, appunto, di un giovane marocchino arrivato in Italia nel 2022 e richiedente la protezione internazionale. Incensurato, era già conosciuto negli ambienti locali per piccoli episodi legati allo spaccio.

La vittima lo ha riconosciuto senza esitazioni durante un confronto fotografico, confermando l’identità del suo aggressore. Gli elementi raccolti hanno consentito alla Procura di Rieti di richiedere e ottenere un’ordinanza di custodia cautelare per violenza sessuale aggravata dall’uso di armi e lesioni personali.

La cattura in Campania

Le ricerche del sospettato si sono protratte per settimane. L’uomo aveva lasciato il territorio reatino e si era reso irreperibile, spostandosi in varie località del Centro-Sud. La svolta è arrivata grazie al sistema “Alloggiati Web”, la piattaforma del Ministero dell’Interno che consente di monitorare la presenza di ospiti nelle strutture ricettive.

Attraverso questo strumento, gli investigatori sono riusciti a localizzarlo in Campania, a Napoli, nel quartiere Vasto-Arenaccia. Lì, in un’abitazione privata, è stato fermato dagli agenti della Squadra Mobile con la collaborazione della polizia locale.

Il 22enne è stato arrestato e condotto nel carcere di Secondigliano. Le accuse nei suoi confronti sono pesanti: violenza sessuale aggravata, lesioni personali aggravate, porto di armi e cessione di sostanze stupefacenti. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha convalidato il fermo, accogliendo la richiesta della Procura di Rieti.

Un’indagine complessa e un percorso di giustizia

L’inchiesta prosegue per chiarire ogni dettaglio della vicenda, compresi i rapporti pregressi tra la vittima e il suo aggressore e l’eventuale esistenza di altri episodi analoghi. Nel frattempo, la donna è assistita dai servizi sociali e dai centri antiviolenza, inserita in un percorso di sostegno psicologico e di tutela previsto dal “codice rosso”.

Il lavoro degli investigatori della Squadra Mobile di Rieti, durato oltre cinque mesi, ha permesso di dare un nome e un volto all’autore della violenza e di assicurarlo alla giustizia. Un’indagine che ha unito competenza, tenacia e collaborazione tra diverse forze di polizia, restituendo alla vittima almeno una prima forma di giustizia dopo una notte di orrore.

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