Una sentenza che colpisce al cuore un articolato sistema criminale radicato a Roma e ramificato anche all’estero. Si è concluso con oltre 70 anni di carcere il processo di primo grado relativo all’inchiesta sulla rete di videopoker illegali smantellata nel 2020 dai Carabinieri su impulso della Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale.
Diciotto le condanne complessive, a fronte di 35 imputati. Tra queste spicca quella a carico di Salvatore Nicitra, personaggio già noto alle cronache giudiziarie e considerato un ex esponente di spicco della Banda della Magliana, a cui il tribunale ha inflitto 9 anni di reclusione.
Il dispositivo della sentenza, pronunciata nella giornata di martedì, rappresenta l’esito di un procedimento giudiziario che ha portato alla luce una fitta trama criminale costruita intorno al controllo illecito del settore del gioco d’azzardo.
L’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gestiva una rete di slot machine truccate e videopoker illegali, diffusi in locali pubblici di Roma e provincia. I proventi, ingenti e sistematicamente sottratti a ogni forma di controllo statale, venivano ripuliti attraverso una galassia di società fittizie, alcune delle quali con sede a Malta, isola spesso al centro di indagini per riciclaggio internazionale.
A far scattare l’inchiesta, nel 2020, fu un’operazione dei Carabinieri che portò all’arresto di gran parte della presunta organizzazione. I militari sequestrarono, oltre a denaro contante, anche beni mobili e immobili riconducibili agli indagati, per un valore complessivo di diversi milioni di euro. Il materiale probatorio raccolto ha fornito un quadro dettagliato del sistema illecito, mostrando una struttura criminale stabile e ben organizzata, in grado di operare con modalità simili a quelle delle mafie tradizionali.
Tra i nomi eccellenti finiti nel procedimento figura anche quello di Franco Gambacurta, noto come il “boss di Montespaccato”, quartiere romano in cui ha storicamente esercitato il proprio potere criminale. Per lui, però, il tribunale ha disposto l’assoluzione con formula piena, stabilendo che “il fatto non sussiste”. Una decisione destinata a far discutere, soprattutto considerando il peso simbolico del personaggio all’interno della geografia criminale romana.
Le condanne emesse confermano, ancora una volta, la pervasività della criminalità organizzata nel settore del gioco illegale, che da anni rappresenta una delle fonti privilegiate di arricchimento illecito per gruppi mafiosi e pseudo-imprenditoriali.
Il dispositivo del tribunale di Roma, al termine di un dibattimento durato diversi mesi, stabilisce pene che vanno da pochi mesi fino ai 9 anni inflitti a Nicitra. Al momento, non è escluso che molti degli imputati scelgano di ricorrere in appello. Tuttavia, l’impianto accusatorio retto in primo grado costituisce un chiaro segnale della determinazione della magistratura a contrastare con fermezza le infiltrazioni criminali in settori ad alto tasso di illegalità economica.
Il gioco d’azzardo illegale, in particolare nella forma dei videopoker manomessi o non registrati, si conferma un fenomeno che continua a prosperare nonostante i controlli. Secondo gli investigatori, l’organizzazione aveva saputo costruire un sistema parallelo capace di eludere il monopolio statale, evadere imposte e reinvestire i proventi in attività apparentemente lecite.
Il ruolo delle società con base a Malta è stato centrale nella catena del riciclaggio: utilizzate come scatole vuote, servivano a far transitare il denaro lontano dai radar della Guardia di Finanza e delle autorità italiane. Una dinamica ormai tristemente nota in altre indagini simili, che coinvolgono piattaforme di gioco online, criptovalute e conti esteri schermati da intestazioni fittizie.
L’inchiesta della Dda, e ora la prima sentenza di condanna, certificano dunque l’esistenza di un vero e proprio cartello del gioco illegale attivo nella Capitale, con agganci nell’imprenditoria compiacente e una struttura che aveva tutte le caratteristiche del crimine organizzato: gerarchie, suddivisione dei ruoli, controllo del territorio, utilizzo di mezzi tecnologici e infiltrazione di settori sensibili dell’economia.
Con questo verdetto, il tribunale di Roma ha non solo sanzionato penalmente un’associazione per delinquere capace di generare profitti milionari, ma ha anche messo in luce l’urgenza di rafforzare il monitoraggio e il contrasto ai fenomeni di criminalità economica. Un terreno dove si gioca una partita cruciale per la legalità, la tutela delle finanze pubbliche e la protezione del tessuto sociale.
Resta ora da vedere quale sarà l’esito dei gradi successivi di giudizio. Ma intanto, il primo round giudiziario si chiude con una pioggia di condanne, e con un messaggio chiaro: la giustizia, anche contro i grandi affari criminali, può arrivare puntuale e colpire duro.
