11 Ottobre 2026, domenica
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Napoli, muore un 35enne dopo essere stato colpito con il taser: aperta un’indagine sulla dinamica dell’intervento

L’uomo, in evidente stato confusionale, era stato fermato dai carabinieri con l’uso del taser durante un intervento per una lite domestica. Inutili i soccorsi in ambulanza. Disposta l’autopsia.

Napoli – Un uomo di 35 anni è morto nella tarda mattinata di domenica mentre veniva trasportato in ambulanza verso l’ospedale, dopo essere stato bloccato con l’uso del taser da parte dei carabinieri. Il decesso è avvenuto nel quartiere Chiaia, in un contesto familiare drammatico e ancora oggetto di accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria. La vittima, secondo quanto ricostruito finora, si trovava in evidente stato di agitazione psico-fisica al momento dell’arrivo dei militari, giunti sul posto in seguito a una segnalazione per una lite domestica.

L’intervento dei carabinieri e l’uso del taser

Il primo allarme è partito da alcuni residenti che, intorno alle ore 10, avevano segnalato urla e rumori violenti provenienti da un appartamento situato nel cuore residenziale di Napoli. All’interno dell’abitazione, secondo quanto riferito dai primi riscontri investigativi, si trovavano una donna e sua figlia, entrambe italiane, e l’uomo di 35 anni, le cui origini nordafricane sono ancora in fase di verifica.

All’arrivo dei carabinieri del nucleo radiomobile, l’uomo ha aperto la porta completamente nudo, apparendo in stato confusionale e aggressivo. I militari hanno tentato di contenerlo senza l’uso della forza, ma di fronte alla sua reazione violenta, hanno prima utilizzato lo spray urticante e, di fronte all’inefficacia del tentativo, sono ricorsi al taser, seguendo – come precisano fonti investigative – le procedure previste dalla normativa vigente sull’utilizzo dell’arma a impulsi elettrici.

Il decesso durante il trasporto

Una volta immobilizzato, il 35enne è stato affidato ai sanitari del 118, giunti sul posto con un’ambulanza. Ma durante il trasporto verso l’ospedale, le sue condizioni si sono aggravate rapidamente fino al decesso, avvenuto prima dell’arrivo al pronto soccorso. Non è ancora chiaro se a provocare la morte sia stato un arresto cardiaco o una reazione fisiologica legata alla condizione psichica e fisica in cui versava l’uomo. Per chiarire la causa del decesso, la Procura di Napoli ha disposto l’autopsia, che verrà effettuata nelle prossime ore.

Inchiesta aperta sulla dinamica

Al momento non risultano indagati, ma l’intera dinamica dell’intervento è al vaglio degli investigatori. I carabinieri coinvolti sono stati già ascoltati e hanno confermato di aver operato secondo le procedure previste in caso di soggetti pericolosi e in stato alterato. L’episodio riaccende il dibattito sull’uso del taser da parte delle forze dell’ordine: uno strumento introdotto con l’obiettivo di evitare danni gravi durante le colluttazioni, ma che richiede sempre un’attenta valutazione del contesto.

Il taser, autorizzato in Italia come arma non letale per contenere soggetti potenzialmente pericolosi, viene utilizzato solo da personale appositamente addestrato. Tuttavia, in soggetti affetti da patologie pregresse o in condizioni di forte stress psico-fisico, il suo impiego può comportare rischi non trascurabili. Resta da stabilire se in questo caso vi fossero condizioni cliniche pregresse o altri fattori aggravanti.

Attesa per l’autopsia

La salma dell’uomo è stata posta sotto sequestro ed è attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’autopsia, attesa nelle prossime 48 ore, sarà cruciale per comprendere se la morte sia da attribuire direttamente all’uso del taser, a un eventuale malore preesistente o a una combinazione di fattori clinici e traumatici.

Sul piano giudiziario, la Procura valuterà nelle prossime ore l’eventuale apertura formale di un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, come atto dovuto per l’accertamento della verità. Al contempo, si cerca di ricostruire con esattezza cosa sia accaduto nei minuti precedenti all’arrivo dei carabinieri e nelle fasi immediatamente successive al loro intervento.

Un contesto familiare da chiarire

Resta aperto anche il capitolo relativo alla lite familiare che ha originato l’intervento. Le due donne presenti nell’abitazione sono state sentite in caserma e potrebbero fornire ulteriori elementi per comprendere lo stato psicologico e la condizione relazionale dell’uomo nelle ore precedenti al tragico epilogo.

In attesa degli esiti medico-legali e delle decisioni della magistratura, resta il dolore per una vita spezzata in circostanze ancora oscure. Un episodio che solleva interrogativi sull’uso proporzionato della forza, sulle condizioni delle persone fragili e sul modo in cui le istituzioni sono chiamate a intervenire in contesti ad alta tensione emotiva.

L’inchiesta dirà se l’intervento sia stato gestito correttamente, ma già da ora l’episodio chiama in causa una riflessione più ampia su come affrontare in sicurezza e con umanità le emergenze comportamentali che sempre più spesso si verificano all’interno delle mura domestiche.

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