9 Ottobre 2026, venerdì
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Israele rivendica il successo dell’operazione contro la Flotilla: “Blocco navale legittimo, nessuna nave ha violato il perimetro”

Tel Aviv respinge ogni accusa: “Non era una missione umanitaria, ma una provocazione politica”. Fermate 40 imbarcazioni su 47, oltre 200 attivisti in via di espulsione. Coinvolti anche parlamentari italiani. Polemiche in Italia sul silenzio del governo sul blocco navale

TEL AVIV — Israele chiude l’operazione navale contro la Global Sumud Flotilla rivendicando la piena riuscita dell’intercettazione. “La provocazione è finita. Nessuno yacht ha violato il legittimo blocco navale”, è la dichiarazione diffusa nelle ultime ore dalle autorità israeliane, che hanno intercettato e fermato 40 delle 47 imbarcazioni dirette verso la Striscia di Gaza.

Secondo lo Stato ebraico, l’intervento della Marina militare ha impedito qualsiasi tentativo di forzare il cordone marittimo imposto da Israele fin dal 2007 per impedire l’ingresso nella Striscia di armi e materiali bellici destinati ad Hamas. La retorica israeliana è chiara: non si è trattato di una missione umanitaria, ma di una manovra politica internazionale “strumentale e provocatoria”, organizzata per delegittimare il diritto alla difesa di Israele e sostenere indirettamente il gruppo terroristico palestinese.

“Il blocco navale è legittimo e conforme al diritto internazionale”, ha sottolineato in un comunicato il portavoce delle Forze di Difesa israeliane (IDF), aggiungendo che “la Flotilla è stata bloccata prima che potesse avvicinarsi alla zona di interdizione navale. Nessun carico è stato scaricato. Nessuna nave ha raggiunto le acque territoriali di Gaza”.

La posizione ufficiale: “Fermata una provocazione, non una missione umanitaria”

Tel Aviv rifiuta l’interpretazione fornita dagli organizzatori della Flotilla — che parlano di missione umanitaria per portare aiuti simbolici a Gaza — e insiste su un quadro ben diverso. “Non abbiamo a che fare con attivisti pacifici, ma con operatori che cercano di danneggiare l’immagine di Israele e di sostenere Hamas mascherandolo da solidarietà”, affermano fonti militari.

Israele sottolinea che l’intervento si è svolto nel pieno rispetto delle regole d’ingaggio e delle normative internazionali, e che non vi è stata alcuna violazione dei diritti dei passeggeri. Secondo il ministero degli Esteri israeliano, tutte le persone fermate — oltre 200 attivisti — saranno espulse nei prossimi giorni. Tra queste anche 22 cittadini italiani, tra cui l’eurodeputata Sabrina Scuderi e il senatore Marco Croatti, entrambi del Movimento 5 Stelle, già trasferiti nel centro di identificazione e detenzione temporanea nel porto di Ashdod, come confermato dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.

Il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz ha inoltre diffuso un video che mostra il momento del fermo di Greta Thunberg, presente a bordo di una delle imbarcazioni. “Greta e i suoi amici sono sani e salvi”, ha scritto Katz, liquidando la presenza dell’attivista svedese come parte di “una campagna mediatica più che umanitaria”.

Nessuna violazione, secondo Tel Aviv: “Il blocco resta essenziale”

Israele insiste sul fatto che il blocco marittimo verso Gaza non sia una misura arbitraria, ma una necessità militare riconosciuta a livello internazionale, finalizzata a prevenire il contrabbando di armi e materiali pericolosi destinati a Hamas e ad altri gruppi armati attivi nella Striscia.

Il porto di Ashdod resta il punto di riferimento per ogni carico umanitario diretto a Gaza, secondo le autorità israeliane, che affermano di accettare regolarmente la consegna di aiuti provenienti da enti riconosciuti — a patto che passino attraverso i canali ufficiali e siano sottoposti a ispezione.

Nel caso della Flotilla, affermano le forze israeliane, nessuna nave ha seguito queste procedure. Al contrario, le imbarcazioni hanno ignorato gli avvertimenti della Marina e tentato di sfondare il blocco, “esponendo i passeggeri a un rischio consapevole e immotivato”.

L’imbarcazione Mikeno sfugge al controllo, poi scompare: “Un caso isolato”

Tra le 47 imbarcazioni coinvolte, solo una — la Mikeno — sarebbe riuscita a superare temporaneamente il cordone navale israeliano, arrivando a poche miglia dalla costa di Gaza prima di perdere i contatti radio. Le autorità israeliane non confermano né smentiscono l’accaduto, limitandosi a parlare di “un singolo caso in fase di verifica”, ma ribadiscono che nessun carico è stato consegnato e che il blocco ha funzionato nel suo complesso.

Altre due navi — la Fair Lady e la Marinette — risultano ancora in navigazione verso sud, ma sotto monitoraggio costante da parte della Marina. Secondo fonti militari, “non c’è alcuna possibilità che riescano a violare il blocco”.

Hamas: “Atto di pirateria e terrorismo”. Israele replica: “Ipocrisia senza credibilità”

Dal canto suo, Hamas ha definito l’intercettazione un “atto di pirateria e terrorismo di Stato”, accusando Israele di aver agito illegalmente in acque internazionali. Ma da Gerusalemme le accuse vengono rispedite al mittente con fermezza: “Non accettiamo lezioni da un’organizzazione terroristica che tiene in ostaggio civili israeliani e usa la popolazione di Gaza come scudo umano”, ha dichiarato un portavoce del governo.

In Italia esplodono le polemiche, ma Israele non arretra: “Il blocco resta e sarà difeso”

Nel frattempo, in Italia il caso assume contorni politici. Mentre si susseguono manifestazioni pro-Palestina in molte città e l’opposizione accusa il governo Meloni di silenzio sulla legalità del blocco navale, da Israele non arrivano segnali di apertura. Anzi, l’operazione contro la Flotilla viene considerata un modello per future eventuali violazioni.

“La libertà di navigazione non può diventare un pretesto per aggirare misure di sicurezza necessarie e riconosciute. Il blocco su Gaza resterà in vigore finché esisterà la minaccia rappresentata da Hamas”, ribadiscono da Tel Aviv.

Mentre si attende il rientro degli attivisti e prosegue il dibattito sulla legittimità dell’intervento, Israele rafforza il suo messaggio: ogni tentativo di forzare il blocco sarà respinto, e ogni iniziativa che tenta di legittimare Hamas sotto copertura umanitaria verrà considerata una provocazione politica, non un’azione solidale.

La Flotilla, per Tel Aviv, non è stata un gesto di pace, ma “una sceneggiatura ben orchestrata per mascherare l’ostilità verso lo Stato ebraico dietro il linguaggio dei diritti umani”. Una lettura che, almeno per ora, continuerà a guidare le azioni israeliane nel Mediterraneo.

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