3 Ottobre 2026, sabato
HomeItaliaCronacaRimini, costretta a nozze in Bangladesh: genitori arrestati per violenze sulla figlia

Rimini, costretta a nozze in Bangladesh: genitori arrestati per violenze sulla figlia

La giovane, 18 anni, era stata ingannata con il pretesto di un viaggio per visitare la nonna malata. In patria l’hanno privata di documenti e libertà, picchiata, sedata e obbligata ad assumere farmaci per favorire una gravidanza. Salvata grazie alla rete dei centri anti-violenza e all’intervento della Procura

Aveva appena compiuto 18 anni e viveva in Emilia-Romagna dall’infanzia, ma i genitori volevano che seguisse una strada diversa, lontana dalla vita che lei aveva scelto. Per costringerla ad accettare un matrimonio combinato in Bangladesh, l’hanno ingannata, trascinata in patria con la scusa di una visita alla nonna malata, segregata, percossa e sedata con farmaci. È la drammatica vicenda di una giovane donna di origine bengalese residente a Rimini, emersa dalle indagini coordinate dalla Procura e condotte dai carabinieri, che hanno portato all’arresto dei genitori: la madre di 42 anni e il padre di 55, entrambi sottoposti a misura cautelare agli arresti domiciliari.

L’inganno del viaggio e il matrimonio forzato

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, a dicembre scorso la ragazza, giunta in Italia all’età di sette anni, era stata convinta a partire per Dacca. Quello che doveva sembrare un viaggio familiare si è rivelato invece un piano già predisposto: in patria l’attendeva un uomo, più grande di lei di dieci anni, designato come futuro marito. A nulla sono valsi i rifiuti e le resistenze della giovane, che in Italia era legata sentimentalmente a un coetaneo connazionale residente a Forlì. Una volta atterrata, la ragazza si è ritrovata senza documenti né carta di credito, sottratti dai parenti per impedirle qualsiasi possibilità di fuga.

Maltrattamenti, farmaci e segregazione

Le settimane in Bangladesh sono state segnate da continue pressioni psicologiche, maltrattamenti e violenze. La giovane è stata costretta a un regime farmacologico che mirava, da un lato, a favorire la gravidanza e dall’altro a sedarne la volontà. I genitori e i familiari hanno tentato in ogni modo di piegarla, nella convinzione che la maternità precoce avrebbe reso impossibile qualsiasi ribellione. Ma la ragazza, con grande coraggio, è riuscita a opporre resistenza: di nascosto assumeva la pillola anticoncezionale per impedire il concepimento.

L’aiuto dei centri anti-violenza

Nonostante fosse costantemente sorvegliata, la 18enne è riuscita a stabilire un contatto con una sua amica in Italia, che l’ha messa in collegamento con il consultorio del Dipartimento Salute Donna e con una volontaria di un centro anti-violenza. Attraverso questa rete di sostegno, la giovane è riuscita a far arrivare il suo drammatico appello ai carabinieri e alla magistratura italiana. La svolta è arrivata quando i genitori, frustrati dalle difficoltà della figlia a restare incinta, hanno accettato di tornare temporaneamente in Italia.

L’intervento all’aeroporto e gli arresti

Ad aprile, al rientro con un volo per Bologna, la giovane è stata immediatamente intercettata dai militari. All’aeroporto, i carabinieri l’hanno prelevata e trasferita in una località protetta, dove si trova tuttora al sicuro, seguita da operatori specializzati. I genitori, invece, sono stati rintracciati presso la loro abitazione di Rimini e posti agli arresti domiciliari su disposizione del giudice.

Una vicenda che scuote le coscienze

Il caso ha riportato l’attenzione sul tema dei matrimoni forzati, fenomeno che in Italia colpisce soprattutto le giovani donne di seconda generazione, costrette a scegliere tra la propria autonomia e le pressioni di famiglie che intendono imporre tradizioni rigide e radicali. La Procura di Rimini, che ha coordinato l’inchiesta, contesta ai due genitori accuse gravi: maltrattamenti in famiglia, lesioni e costrizione al matrimonio.

La vicenda della ragazza, conclusasi con la messa in salvo e l’avvio di un percorso di protezione, rappresenta una testimonianza di resistenza e di coraggio. Ma è anche un monito sulla necessità di rafforzare la rete istituzionale e sociale di contrasto a pratiche che, pur nascondendosi dietro usi e tradizioni, violano in modo brutale i diritti fondamentali della persona.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti