6 Ottobre 2026, martedì
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Corteo per Gaza, Milano tra proteste e violenze. La politica condanna, ma la piazza accusa il governo di ipocrisia

Meloni parla di “immagini indegne”. Tajani: “Così si danneggia l’economia”. Sala: “Il vandalismo non aiuta la causa”. Ma la radice delle mobilitazioni resta nella linea ambigua dell’esecutivo verso Israele

A cura di Daniele Cappa

Il corteo per Gaza, partito a Milano con l’intento di dare voce alla solidarietà verso la popolazione palestinese, si è trasformato in una giornata di tensione culminata in scontri e devastazioni davanti alla Stazione Centrale. Vetrine infrante, cariche di polizia e momenti di guerriglia urbana hanno acceso i riflettori sull’ennesima mobilitazione finita nel caos.

Le reazioni politiche sono arrivate puntuali e compatte nella condanna delle violenze. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di “immagini indegne” e definito i partecipanti “sedicenti pacifisti” che, anziché aiutare Gaza, provocano solo danni ai cittadini italiani. Antonio Tajani, da New York per l’Assemblea Generale dell’Onu, ha ribadito che bloccare autostrade e aggredire agenti non significa sostenere la popolazione palestinese, ma solo compromettere l’economia del Paese. Durissimi anche i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, che hanno parlato di “delinquenti” e di azioni che oscurano ogni legittima ragione di protesta.

Il sindaco Beppe Sala ha preso le distanze dai gruppi violenti, ricordando come nelle ultime settimane Milano abbia ospitato manifestazioni partecipate e pacifiche a sostegno della Palestina, ma sottolineando che il vandalismo non aiuta la causa. Alleanza Verdi e Sinistra, invece, ha difeso il senso della mobilitazione, parlando di piazze piene contro il genocidio e contro l’inazione del governo.

Dietro lo scontro frontale tra istituzioni e piazza, però, si intravede una questione più profonda. Le manifestazioni, gli scioperi e la rabbia che hanno attraversato le città italiane non nascono nel vuoto, ma da un’accusa precisa: l’ipocrisia del governo. Meloni e la sua maggioranza, sostengono i manifestanti, condannano a parole i massacri di Gaza, ma nei fatti continuano a mantenere rapporti economici e militari con Israele.

I dati sul commercio bilaterale raccontano di scambi in crescita, con miliardi di euro di export italiano in settori come meccanica, chimica e tecnologia. Ancora più delicata la partita delle forniture militari: negli ultimi anni l’Italia ha autorizzato esportazioni di sistemi d’arma, componenti e munizionamenti destinati a Tel Aviv, senza mai decretare uno stop netto. A questi si aggiungono materiali “dual use”, ufficialmente civili ma potenzialmente impiegabili in ambito bellico.

È questa contraddizione a rappresentare il terreno fertile su cui maturano le proteste. Da un lato dichiarazioni solenni di condanna, dall’altro rapporti commerciali che restano attivi. Per molti cittadini è un gioco delle tre carte che mina la credibilità dell’esecutivo e alimenta la percezione di complicità con le azioni di Israele.

La giornata milanese, con i suoi momenti di violenza e le condanne trasversali, fotografa così un Paese spaccato. Da una parte un governo che difende l’ordine pubblico e ribadisce la vicinanza alle forze dell’ordine, dall’altra una piazza che accusa l’Italia di chiudere gli occhi per interesse. Con il conflitto mediorientale ancora in corso, questa frattura rischia di allargarsi, trascinando il dibattito nazionale in una spirale di tensione che va ben oltre le cronache di piazza.

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