22 Settembre 2026, martedì
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Sciopero generale per Gaza: l’Italia si ferma tra cortei, disagi e tensioni

Trasporti, scuole, sanità e logistica coinvolti in una giornata di mobilitazione nazionale indetta dai sindacati di base. Attese manifestazioni in almeno 75 città. Massima allerta su obiettivi sensibili legati a Israele

ROMA – Treni fermi, autobus e metropolitane a singhiozzo, porti bloccati, aule scolastiche vuote e cortei nelle principali città italiane. Lunedì 22 settembre sarà una giornata di mobilitazione nazionale ad altissimo impatto, con uno sciopero generale indetto dai sindacati di base in solidarietà con la popolazione palestinese di Gaza. Una protesta che coinvolgerà l’intero comparto dei servizi pubblici e privati e che si preannuncia tra le più ampie e partecipate degli ultimi anni.

Lo slogan che accompagna la giornata è chiaro nella sua intenzione dirompente: “Blocchiamo tutto con la Palestina nel cuore”, recitano i manifesti diffusi dall’Unione Sindacale di Base (USB), una delle sigle promotrici dell’iniziativa insieme a Cub, Sgb, Adl Varese, Usi-Cit, Confsai, Cisle e Conalpe. La protesta è esplicitamente rivolta contro quella che i promotori definiscono “la complicità italiana con l’assedio militare israeliano a Gaza”, e si manifesta attraverso un blocco trasversale di attività economiche e infrastrutturali, nonché con decine di manifestazioni pubbliche.

Settore ferroviario: stop a Frecce, Intercity e regionali

Nel comparto ferroviario, lo sciopero coinvolgerà Trenitalia, Italo e Trenord, con l’unica eccezione della regione Calabria. L’astensione dal lavoro durerà dalla mezzanotte alle 23 di lunedì, con possibili cancellazioni totali o parziali dei treni ad alta velocità, Intercity e regionali. Le consuete fasce di garanzia saranno rispettate solo dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21, ma già nella tarda serata di domenica si prevedono i primi disagi sulle linee notturne.

Allo sciopero ferroviario si aggiunge anche quello per il trasporto merci su rotaia, proclamato da Cub, Sgb, Adl Varese e Usi-Cit, con durata di 24 ore: dalle 21 di domenica 21 settembre alle 21 del giorno successivo.

Autostrade e porti: blocchi in programma nei principali hub logistici

Anche il sistema della logistica sarà messo alla prova. Lo sciopero interesserà le autostrade dalle 22 di domenica, mentre nei porti lo stop è previsto per l’intera giornata di lunedì. A rischio i traffici marittimi nei principali scali italiani: Genova, Trieste, Ancona e Civitavecchia hanno già predisposto piani di emergenza, ma potrebbero verificarsi blocchi operativi anche a Ravenna, dove nei giorni scorsi alcuni lavoratori avevano già bloccato due container destinati a Israele, in un’azione di protesta spontanea.

Trasporto pubblico locale: fasce orarie e città più esposte

Lo sciopero del trasporto pubblico locale e marittimo durerà 24 ore, con modalità variabili da città a città. A Roma, Atac prevede i primi disagi già dalla notte di domenica, con interruzioni delle linee bus notturne. Lunedì, invece, il servizio sarà garantito esclusivamente nelle fasce orarie protette.

A Milano, Atm ha comunicato che il servizio di autobus, tram e metropolitana potrebbe non essere garantito dalle 8:45 alle 15 e dalle 18 fino a fine giornata. Anche i taxi aderiranno allo sciopero a partire dalla mezzanotte.

Vigili del fuoco, sanità e scuola: adesioni anche nei servizi essenziali

Tra le categorie aderenti spiccano anche i vigili del fuoco, che effettueranno una protesta di quattro ore, dalle 9 alle 13. Disagi sono previsti anche nella sanità pubblica, con astensioni dal lavoro che inizieranno già nel primo turno della mattina in numerose strutture ospedaliere.

Lo sciopero toccherà inoltre l’intero comparto Istruzione e Ricerca, coinvolgendo personale docente, tecnico-amministrativo e ausiliario delle scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado. Diverse università hanno già avvisato della possibile sospensione di lezioni, esami, laboratori e attività extracurriculari. Numerose anche le associazioni studentesche che hanno annunciato la loro presenza attiva nelle piazze.

Manifestazioni in almeno 75 città: Roma, Milano e Napoli al centro della mobilitazione

Parallelamente allo sciopero, sono previste manifestazioni pubbliche in almeno 75 città italiane, da Torino a Palermo, passando per Firenze, Bologna, Bari, Ancona e Cagliari. Le città più esposte saranno però Roma, Milano e Napoli, dove le autorità hanno predisposto imponenti misure di sicurezza.

Nella Capitale si attendono oltre 8 mila persone. Il concentramento principale sarà alle ore 11 in piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini, dove convergeranno in corteo anche gli studenti dell’università La Sapienza. Il percorso esatto del corteo è stato definito in accordo con la Questura, ma resta sotto stretta sorveglianza, soprattutto in prossimità delle sedi diplomatiche e commerciali israeliane, considerate possibili obiettivi sensibili.

A Milano, il corteo partirà alle 10 da piazza Cadorna, mentre a Napoli sono previste due mobilitazioni distinte: una la mattina da piazza Garibaldi, e una nel pomeriggio dall’ex base Nato di Bagnoli. A Bologna, il livello di allerta è tale da aver indotto la Questura a schierare circa 200 agenti, con presidi fissi e mobili in tutta l’area metropolitana.

Massima allerta per obiettivi sensibili e presenza diplomatica israeliana

Alla vigilia dello sciopero, il Viminale ha diffuso una circolare alle prefetture per innalzare il livello di attenzione attorno a siti diplomatici, consolati, sedi religiose e attività economiche riconducibili allo Stato di Israele, nonché in prossimità delle sinagoghe e delle scuole ebraiche.

In particolare, si temono azioni dimostrative non autorizzate, blocchi spontanei, e infiltrazioni nei cortei da parte di frange estremiste. Anche i servizi di intelligence sono stati attivati per monitorare eventuali minacce, soprattutto sui social network e nelle piattaforme di messaggistica criptata.

Una protesta divisiva, tra solidarietà e polemiche politiche

La giornata di mobilitazione ha già suscitato un acceso dibattito politico. Se da un lato le sigle sindacali e le realtà associative coinvolte rivendicano il diritto a manifestare contro ciò che definiscono “un genocidio silenzioso nella Striscia di Gaza”, dall’altro esponenti del governo e dei partiti di centrodestra parlano apertamente di “strumentalizzazione politica di un conflitto complesso”, criticando il rischio di “escalation ideologica e antisemitismo mascherato da militanza”.

Non sono mancate, infine, le reazioni del mondo ebraico italiano. Alcuni rappresentanti della Comunità Ebraica di Roma e Milano hanno espresso “forte preoccupazione per il clima creato attorno alla protesta”, pur riconoscendo il diritto costituzionale allo sciopero e alla libera manifestazione del pensiero.

Conclusione: una giornata da osservare con attenzione

Il 22 settembre si configura come una giornata ad alta densità politica, sociale e simbolica. Al centro non c’è solo la protesta per Gaza, ma anche la capacità del sistema-Paese di gestire un conflitto che attraversa le coscienze e le sensibilità, dentro e fuori i confini nazionali. L’Italia, come spesso accade, si ritrova specchio delle sue tensioni, terreno di confronto tra geopolitica, attivismo e opinione pubblica.

E se lo sciopero riuscirà davvero a “bloccare tutto”, come promettono i promotori, sarà anche il segnale che una parte significativa del Paese vuole far sentire la propria voce su una tragedia che si consuma a migliaia di chilometri di distanza, ma che continua a toccare nervi scoperti anche nel cuore dell’Europa.

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