7 Ottobre 2026, mercoledì
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Cybersicurezza, nasce l’unità di difesa digitale italiana: il Parlamento discute il “cyber esercito” sotto il Ministero della Difesa

Il disegno di legge firmato da Nino Minardo inaugura una nuova strategia nazionale per affrontare le minacce digitali: la Difesa potrà operare anche in tempo di pace, con personale militare e civili esperti al servizio della sicurezza del Paese

Un esercito senza uniformi, ma con tastiere e competenze d’élite. L’Italia si prepara a costruire la propria forza di difesa cibernetica sotto l’egida del Ministero della Difesa, grazie a un disegno di legge che amplia in modo significativo le capacità operative delle Forze Armate nel cyberspazio. Un’iniziativa destinata a ridefinire i confini della sicurezza nazionale, oggi sempre più minacciata da attacchi informatici, disinformazione e operazioni ibride condotte nel silenzio dei server, piuttosto che con carri armati o aerei da combattimento.

Il disegno di legge, depositato alla Camera dal presidente della Commissione Difesa, Nino Minardo, mira a trasformare il dominio digitale in un’area operativa permanente, da presidiare non solo in tempo di guerra ma anche — e soprattutto — in tempo di pace. Si tratta di un cambio di paradigma che riconosce la centralità del cyberspazio nella difesa della sovranità nazionale, dell’integrità delle istituzioni e della sicurezza dei cittadini.

La cybersicurezza diventa difesa nazionale

Il cuore del provvedimento sta nell’attribuire alle Forze Armate nuove competenze per operare nel dominio digitale con continuità. Fino a oggi, infatti, l’intervento militare in ambito cyber era previsto solo in contesti bellici o di grave crisi. Il nuovo impianto normativo, invece, sancisce che il cyberspazio è un teatro operativo a sé, nel quale la Difesa potrà intervenire anche per prevenire e contrastare minacce durante la normale vita democratica del Paese.

Il testo prevede l’istituzione di unità operative specializzate, formate da personale militare e da tecnici civili altamente qualificati, che potranno collaborare sotto il coordinamento diretto del Ministero della Difesa e in stretta sinergia con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN). Una struttura ibrida, flessibile, pensata per rispondere a minacce che si evolvono rapidamente e che spesso arrivano da attori statuali o da gruppi criminali con capacità tecnologiche sofisticate.

Tecnici civili al fianco dei militari: l’apertura alla competenza

Uno degli aspetti più innovativi del disegno di legge riguarda l’integrazione strutturata tra le competenze interne delle Forze Armate e quelle esterne del mondo civile. La cybersicurezza, infatti, richiede un bagaglio tecnico e scientifico che, per sua natura, evolve con velocità e richiede aggiornamenti continui. Per questo, il provvedimento apre all’inserimento di esperti provenienti dal settore privato, dal mondo accademico e dalla ricerca, valorizzando le eccellenze italiane in ambito crittografico, informatico e di analisi delle reti.

L’ingresso di figure esterne nella struttura militare avverrà con precise garanzie istituzionali, mantenendo saldo il controllo da parte dello Stato e salvaguardando gli equilibri tra competenza tecnica e responsabilità politica. In prospettiva, saranno attivati percorsi di formazione ad hoc per preparare anche il personale in servizio ad affrontare la complessità delle nuove sfide digitali.

Cyberwarfare e minacce ibride: l’Italia corre ai ripari

A spingere verso questa accelerazione normativa sono le crescenti minacce nel campo della cyberwarfare. Le guerre del futuro — e in parte già quelle del presente — non si combattono più soltanto con armi convenzionali. Propaganda, sabotaggi digitali, campagne di disinformazione, ransomware: sono queste le nuove forme di aggressione, spesso difficili da attribuire, ma capaci di produrre danni sistemici.

Negli ultimi anni, anche l’Italia è finita nel mirino di attacchi cibernetici su larga scala, alcuni dei quali hanno colpito infrastrutture critiche, aziende strategiche e pubbliche amministrazioni. Non si tratta solo di furti di dati, ma di vere e proprie incursioni ostili capaci di bloccare servizi essenziali, manipolare la percezione pubblica o compromettere la sicurezza nazionale.

Proprio per rispondere a questa nuova tipologia di minaccia, il disegno di legge si propone di costruire una capacità di reazione tempestiva e professionale, in grado di difendere il sistema Paese con gli strumenti adeguati ai tempi.

Difesa dei cittadini e delle infrastrutture: un compito condiviso

Il futuro “esercito cyber” non sarà impegnato solo nella difesa delle istituzioni o delle strutture militari. Uno degli obiettivi dichiarati della riforma è la tutela delle infrastrutture critiche nazionali — energia, trasporti, telecomunicazioni, sanità, finanza — il cui malfunzionamento potrebbe avere impatti devastanti sulla vita quotidiana dei cittadini.

In questo quadro, l’intervento della Difesa potrà integrarsi con quello delle autorità civili per prevenire o mitigare attacchi informatici particolarmente pericolosi. Dalle campagne di phishing massive agli attacchi ransomware su ospedali e comuni, la Difesa potrà fornire supporto operativo, tecnico e strategico per rafforzare la resilienza dell’intero sistema Paese.

Una scelta strategica in linea con l’impegno NATO

La nascita di un’unità nazionale di difesa cibernetica si inserisce anche nel contesto degli impegni internazionali dell’Italia. In ambito NATO, il cyberspazio è ormai riconosciuto come il quinto dominio operativo — accanto a terra, mare, aria e spazio. La sicurezza digitale è diventata una priorità politica e militare, tanto che gli alleati hanno concordato l’incremento graduale delle spese destinate alla difesa, con l’obiettivo di raggiungere il 5% del PIL entro il 2035.

Una quota crescente di questi investimenti sarà destinata proprio alle tecnologie emergenti, all’intelligenza artificiale, alla cybersicurezza e alla formazione delle competenze necessarie per affrontare le guerre del XXI secolo.

Verso una nuova cultura della sicurezza nazionale

La proposta di legge rappresenta il primo passo verso una trasformazione strutturale del modo in cui l’Italia interpreta il concetto di sicurezza. Lontano dall’idea di una militarizzazione del web, il progetto punta a costruire una capacità nazionale di difesa digitale che sia all’altezza delle sfide moderne, basata sulla cooperazione tra istituzioni, università, imprese e cittadini.

Nel prossimo futuro, saranno cruciali le sinergie tra le Forze Armate, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, gli atenei e le aziende tecnologiche italiane. La creazione di un “cyber esercito” non è un fine, ma uno strumento per garantire la tenuta democratica, economica e sociale del Paese in un’epoca in cui le minacce non arrivano più solo da terra, cielo o mare, ma possono celarsi dietro una connessione internet.

La sicurezza nazionale, oggi, si gioca anche — e soprattutto — nel cyberspazio. L’Italia ha deciso di non restare spettatrice.

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