Alla festa della FIOM di Torino, Chiara Appendino non ha usato mezzi termini. La vicepresidente del Movimento 5 Stelle ha tracciato un bilancio severo delle scelte economiche compiute negli ultimi decenni, individuando in globalizzazione, flessibilità e privatizzazioni i tre grandi pilastri di una strategia rivelatasi, a suo dire, fallimentare.
“Stiamo vedendo sotto i nostri occhi – ha dichiarato – il fallimento di politiche economiche che ci hanno raccontato come vincenti: la globalizzazione che ha aumentato la diseguaglianza, la flessibilità che ha precarizzato, le privatizzazioni di settori strategici che ci hanno fatto perdere competitività. Un fallimento dopo l’altro che ha accresciuto la concentrazione della ricchezza indebolendo i più fragili”.
Appendino ha evocato le parole del sociologo Luciano Gallino per sintetizzare il senso del suo intervento: “La lotta di classe dopo la lotta di classe è stata fatta dall’alto verso il basso, dai ricchi ai poveri, dai potenti ai cittadini normali. Non è il popolo che lotta contro l’élite, è l’élite che lotta contro il popolo, e sta vincendo”.
Nel mirino della vicepresidente M5S c’è soprattutto l’attuale esecutivo, accusato di alimentare squilibri e ingiustizie sociali con scelte politiche giudicate contraddittorie: “Non è normale – ha attaccato – che sia stato bocciato il nostro emendamento per portare al 100% gli stipendi dei cassintegrati e che, appena 24 ore dopo, si sia deciso di aumentare quelli di Ministri e Sottosegretari. Non è normale che non si trovino fondi per Opzione Donna, per le pensioni, per la salute e per chi è in difficoltà, e che invece a ogni manovra si destinino miliardi alle armi. Non è normale che ci si rifiuti di tassare gli extraprofitti di banche e case farmaceutiche, mentre si scarica il peso fiscale su lavoratori e ceto medio ormai abbandonato”.
Un elenco di “scelte inaccettabili”, che secondo Appendino fotografa la distanza crescente tra le istituzioni e la realtà quotidiana delle famiglie italiane. Da qui il richiamo alla responsabilità della politica: “Fare politica – ha concluso – significa avere il coraggio di schierarsi con chi è meno protetto, con chi rischia di essere lasciato indietro. Questo è il compito che noi vogliamo assumerci”.
Con un discorso diretto e fortemente critico, l’ex sindaca di Torino ha rimesso al centro della scena temi di giustizia sociale e redistribuzione, rilanciando il ruolo del Movimento 5 Stelle come voce di opposizione a un governo accusato di privilegiare gli interessi forti a scapito del tessuto più vulnerabile del Paese.
