3 Ottobre 2026, sabato
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Strage silenziosa nel Mediterraneo: gettati vivi in mare durante la traversata, 19 arresti alle Canarie

Oltre 50 migranti uccisi nel viaggio della disperazione: le indagini svelano torture e omicidi a bordo di un barcone partito dal Nord Africa. A incastrare gli scafisti sono i racconti agghiaccianti dei sopravvissuti.

Erano partiti in 300, sono arrivati in 248. Gli altri – almeno cinquanta – sono stati gettati vivi in mare nel corso di un’odissea lunga undici giorni che dalla costa nordafricana avrebbe dovuto portarli verso una speranza. Invece, per decine di persone si è trasformata in una condanna a morte. Il massacro è avvenuto a bordo di un barcone intercettato il 24 agosto scorso al largo delle isole Canarie. Un inferno galleggiante che ha rivelato il volto più crudele e invisibile del traffico di esseri umani nel Mediterraneo.

La polizia spagnola ha ricostruito i dettagli della traversata grazie alle testimonianze dei sopravvissuti. Racconti drammatici, pieni di orrore, che hanno portato a una maxi-operazione contro i trafficanti di esseri umani: 19 arresti, con accuse gravissime che vanno dall’omicidio volontario alle lesioni aggravate, fino alla tortura.

Il viaggio della morte: 11 giorni di soprusi e violenza

L’imbarcazione era salpata dalle coste del Nord Africa verso le Canarie, uno dei principali corridoi migratori verso l’Europa, sempre più battuto negli ultimi mesi nonostante la sua pericolosità. Quando il barcone è stato intercettato dalle autorità spagnole, a bordo c’erano 248 persone ammassate, disidratate, in condizioni igienico-sanitarie disperate. Ma ciò che è emerso nei giorni successivi, dopo lo sbarco e l’inizio delle indagini, ha superato ogni immaginazione.

Secondo quanto riferito dai migranti, durante la traversata i trafficanti hanno sottoposto i passeggeri a violenze sistematiche. Chiunque protestasse per le condizioni del viaggio o osasse esprimere dissenso veniva picchiato, minacciato, torturato. E, in molti casi, eliminato.

Le modalità di esecuzione sono raccapriccianti. In decine sarebbero stati gettati in mare ancora vivi, senza alcuna pietà. Alcuni sarebbero stati buttati fuori bordo mentre erano inermi, stremati dalla fame e dalla sete. Altri solo per aver chiesto dell’acqua o per aver osato aiutare un compagno di viaggio in difficoltà.

La ricostruzione degli inquirenti: un piano criminale pianificato

L’operazione di polizia, condotta con il supporto delle autorità marittime e dell’intelligence, ha portato all’identificazione e all’arresto di 19 presunti membri dell’organizzazione criminale che gestiva la traversata. Non si trattava di semplici “scafisti improvvisati”, ma di figure ben inserite in una rete strutturata e transnazionale, capace di operare con modalità paramilitari.

Secondo gli inquirenti, i 19 arrestati avrebbero avuto ruoli ben precisi: alcuni guidavano l’imbarcazione, altri si occupavano della “sorveglianza” interna del gruppo, altri ancora eseguivano le punizioni. La brutalità con cui venivano gestiti i dissensi o i momenti di panico tra i migranti ha lasciato sgomenti persino gli investigatori più esperti.

“Non si è trattato di semplici episodi di violenza isolata – spiega una fonte della polizia spagnola – ma di un sistema di terrore pensato per tenere sotto controllo centinaia di persone disperate, con la minaccia costante della morte come strumento disciplinare”.

I testimoni: “Li hanno buttati giù uno a uno”

I racconti dei sopravvissuti hanno avuto un ruolo centrale nell’inchiesta. Alcuni di loro hanno riferito di aver visto con i propri occhi i compagni di viaggio essere colpiti con bastoni o pugni e poi trascinati verso il bordo dell’imbarcazione. “Uno alla volta li spingevano in acqua – ha raccontato un giovane – a volte mentre gridavano, a volte già privi di sensi”.

Le violenze non risparmiavano nessuno. Uomini, donne, anche ragazzi molto giovani. Chi non obbediva o non riusciva più a stare in piedi veniva considerato un peso inutile per il viaggio. La logica era brutale: meno persone a bordo, più possibilità di arrivare.

Altri testimoni hanno parlato di veri e propri atti di tortura. “Li colpivano con spranghe di ferro, li facevano inginocchiare, li minacciavano di buttarli giù se non stavano zitti. E poi li buttavano davvero”, ha raccontato un altro sopravvissuto.

Le accuse: omicidio, tortura e lesioni

Il quadro accusatorio è di una gravità estrema. I 19 arrestati sono formalmente indagati per omicidio, lesioni personali gravi e torture. Il procedimento penale è stato affidato all’Audiencia Nacional, il tribunale spagnolo competente per i reati più gravi e complessi, compresi quelli legati al terrorismo e alla criminalità organizzata transnazionale.

Le autorità stanno anche collaborando con le forze di sicurezza di diversi Paesi del Nord Africa, nel tentativo di risalire alla base logistica dell’organizzazione che ha organizzato la traversata. Si ipotizza che dietro l’operazione ci sia una rete ben consolidata, che sfrutta la rotta delle Canarie come alternativa alle rotte più sorvegliate del Mediterraneo centrale.

Un nuovo tragico capitolo nella crisi migratoria

L’episodio avvenuto a fine agosto è solo l’ultima, terribile manifestazione della tragedia umanitaria che continua a consumarsi lungo le rotte migratorie verso l’Europa. La rotta atlantica, che collega il Nord Africa alle isole Canarie, è una delle più letali. Nel 2023, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, più di 5.000 persone sono morte o scomparse tentando di raggiungere l’arcipelago spagnolo.

Quella del barcone soccorso il 24 agosto è una storia che rompe il silenzio, che costringe l’Europa a guardare in faccia l’orrore. Non solo naufragi o tempeste, ma omicidi deliberati in mare, esecuzioni sommarie, torture, violenza disumana. Un inferno che non si consuma soltanto sulle coste libiche o nei lager nordafricani, ma anche in alto mare, nel cuore di quello che dovrebbe essere un viaggio verso la salvezza.

L’appello delle ONG: “Serve una risposta politica e giudiziaria”

Numerose organizzazioni umanitarie, tra cui Amnesty International e Médicos del Mundo, hanno chiesto alle autorità europee di fare piena luce sull’accaduto e di intervenire con decisione. “Quello che è accaduto su quel barcone è un crimine contro l’umanità – si legge in un comunicato – non si può più fingere che queste tragedie siano incidenti isolati. Servono corridoi umanitari sicuri, e serve giustizia per chi ha perso la vita in modo così atroce”.

Ma al momento, a parte le indagini in corso, non è previsto alcun intervento internazionale coordinato. E la rotta delle Canarie resta aperta, battuta ogni giorno da nuovi barconi, con nuove vite a bordo, e con la stessa incognita: se arriveranno vivi, o se saranno dimenticati anche loro in fondo al mare.

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