6 Ottobre 2026, martedì
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Il cardinale Müller riaccende lo scontro sulle unioni gay: “Non si può benedire il peccato”

Il prefetto emerito della Dottrina della Fede boccia senza appello le aperture pastorali e ribadisce la linea tradizionale: "Gli atti omosessuali sono un peccato mortale". Le parole pronunciate in Molise riaccendono il dibattito interno alla Chiesa.

A cura di Daniele Cappa

Il ritorno alle posizioni più rigide della tradizione cattolica è arrivato dalle parole del cardinale Gerhard Ludwig Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che in Molise, a Belmonte del Sannio, durante la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria, ha ribadito la sua contrarietà a qualsiasi forma di benedizione delle coppie omosessuali.

“Dio ha benedetto, secondo il Libro della Genesi, il matrimonio tra uomo e donna. Non si può benedire il peccato”, ha affermato Müller, richiamandosi ai testi biblici e all’insegnamento tradizionale della Chiesa. Per il cardinale, gli atti omosessuali restano un “peccato mortale”, e non vi sarebbe dunque alcuno spazio per interpretazioni diverse.

Il riferimento è diretto al documento della Dottrina della Fede Fiducia Supplicans, pubblicato nel dicembre 2023, con cui la Santa Sede aveva aperto alla possibilità di benedizioni non liturgiche, non assimilabili al matrimonio, anche per coppie omosessuali. Una scelta pastorale che aveva fatto discutere, suscitando consensi e critiche, e che lo stesso Müller ha voluto stigmatizzare. “Dobbiamo correggere il malinteso – ha insistito – che la Chiesa avesse quasi accettato questo comportamento come qualcosa da benedire e su cui invocare la Benedizione di Dio”.

L’ex prefetto non si è limitato a ribadire la dottrina, ma ha anche lanciato un monito contro chi, a suo giudizio, strumentalizzerebbe l’immagine della Chiesa per fini di propaganda personale. “Si deve rifiutare questa politica – ha detto – che alcuni fanno entrando nella Porta Santa per fare propaganda per se stessi e non per ricevere la penitenza con un cambio di vita”.

Parole dure, che segnano una distanza netta dalla linea impressa da Papa Francesco negli ultimi anni. Il pontefice, pur senza mai mettere in discussione la dottrina, aveva più volte invitato a un atteggiamento di accoglienza e di misericordia, insistendo sul rispetto della dignità di ogni persona e cercando un equilibrio tra insegnamento e pastorale. L’apertura contenuta in Fiducia Supplicans era stata letta in questo solco, come un tentativo di avvicinare la Chiesa a chi si sente escluso.

Le dichiarazioni di Müller, invece, riportano indietro il dibattito, riaffermando la prospettiva più rigida e dogmatica. Un ritorno che fa discutere, soprattutto in un momento in cui la Chiesa cattolica si interroga sul futuro e sulla possibilità di trovare un linguaggio capace di dialogare con una società profondamente cambiata.

L’intervento del cardinale tedesco non è isolato: esprime il pensiero di un settore consistente della gerarchia ecclesiastica, critico verso le aperture di Francesco e pronto a riaffermare la centralità della disciplina tradizionale. È in questa tensione, tra riforma pastorale e difesa della dottrina, che si gioca una delle sfide decisive per la Chiesa del presente e del futuro.

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