5 Ottobre 2026, lunedì
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È morto Gianni Quaranta, l’arte italiana della scenografia perde uno dei suoi maestri

Premio Oscar per “Camera con vista”, fu protagonista assoluto tra cinema, teatro e lirica. Dai set di Zeffirelli all’Aida del Met, la sua firma ha lasciato un segno profondo e duraturo nella cultura visiva del nostro tempo.

Gianni Quaranta, scenografo, costumista e regista di fama internazionale, è morto a Roma all’età di 82 anni. A darne notizia è la figlia Guja, anche lei attiva nel mondo dello spettacolo come produttrice e regista. La sua scomparsa segna la fine di una stagione irripetibile per le arti visive italiane, in particolare per quella scenografia che, tra gli anni ’70 e ’90, ha saputo imporsi nel mondo come cifra stilistica riconoscibile, raffinata e profondamente colta.

Il nome di Quaranta è legato indissolubilmente a uno dei più grandi riconoscimenti del cinema mondiale: l’Oscar per la migliore scenografia ricevuto nel 1987 per Camera con vista (A Room with a View), il film diretto da James Ivory tratto dal romanzo di E.M. Forster. Un premio che arrivò a coronare un percorso già costellato di successi e che lo consacrò definitivamente come uno dei massimi interpreti dell’immaginario visivo applicato al racconto cinematografico.

Ma Quaranta era molto più di un decoratore d’ambiente: era un costruttore di mondi, un intellettuale della forma, capace di attraversare epoche e stili mantenendo sempre intatta la propria identità creativa. La sua carriera, lunga oltre cinque decenni, ha abbracciato cinema, prosa, lirica, balletto e pubblicità, lavorando al fianco di registi del calibro di Franco Zeffirelli, Bernardo Bertolucci, Lina Wertmüller, Ermanno Olmi, Luca Ronconi e Paul Schrader.

Dalle Dolomiti a Brera, poi il teatro e il cinema: un percorso internazionale

Nato ad Arsiè, in provincia di Belluno, Quaranta aveva studiato scenografia all’Accademia di Brera a Milano, luogo che lo formò non solo tecnicamente ma anche culturalmente, gettando le basi per uno sguardo colto e multidisciplinare. Dopo il diploma, si trasferì a Roma, dove mosse i primi passi nel teatro, lavorando con figure come Giancarlo Menotti, Filippo Crivelli, Mauro Bolognini e, soprattutto, Zeffirelli e Ronconi.

Fu proprio il sodalizio con Zeffirelli a proiettarlo nel mondo del cinema. Il suo debutto sul grande schermo avvenne nel 1972 con Fratello sole, sorella luna, una rilettura poetica e visionaria della vita di San Francesco, per la quale ottenne la sua prima candidatura all’Oscar. Ne seguirono altre due: la seconda nel 1983 con La traviata (sempre per la regia di Zeffirelli) e infine la vittoria nel 1987 con Camera con vista.

A determinare il successo di Quaranta fu un talento raro per la costruzione plastica dello spazio, per l’equilibrio tra estetica e funzione narrativa, e per la sua capacità di rendere ogni ambiente non solo coerente con l’epoca rappresentata, ma anche fortemente espressivo, al servizio dell’emozione e del pensiero.

Un artista globale: tra Bertolucci, Schrader e Olmi

Quaranta ha lasciato il segno in alcuni dei più importanti film della storia del cinema italiano e internazionale. Sua è la mano dietro le scenografie di Tutto a posto e niente in ordine (1974) di Lina Wertmüller, del monumentale Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci, e de La leggenda del santo bevitore (1988) di Ermanno Olmi, tratto da Joseph Roth e vincitore del Leone d’Oro a Venezia.

In ambito internazionale ha lavorato anche con registi come François Giroud (Tre simpatiche carogne) e Paul Schrader (Cortesie per gli ospiti), dirigendo attori del calibro di Christopher Walken, Natasha Richardson, Rupert Everett e Helen Mirren.

Nel 1994 ricevette il prestigioso premio César francese per la scenografia del film Farinelli – Voce regina, diretto da Gérard Corbiau. Un riconoscimento che confermò la sua statura europea e il valore universalmente riconosciuto del suo approccio al lavoro scenico.

Opera, balletto e la consacrazione al Metropolitan

Parallelamente all’attività cinematografica, Quaranta ha avuto una carriera straordinaria nel mondo dell’opera lirica e del balletto. I suoi lavori sono stati rappresentati nei teatri più prestigiosi del mondo: dalla Scala di Milano alla Fenice di Venezia, passando per l’Opéra di Parigi, i teatri di Vienna, Bonn, Rio de Janeiro, Philadelphia e Chicago.

Indimenticabile la sua scenografia per l’Aida al Metropolitan Opera House di New York, considerata una delle più imponenti e riuscite messe in scena dell’opera verdiana. Talmente iconica da essere riproposta per oltre trent’anni senza interruzioni, diventando uno standard internazionale nel repertorio del teatro newyorkese.

Un’eredità che resta e si moltiplica

Gianni Quaranta non era solo un artista, ma un maestro di visione. Ha trasmesso la sua passione, il rigore artigianale, l’amore per il dettaglio e la consapevolezza culturale di chi sa che la bellezza, nel teatro e nel cinema, non è mai fine a sé stessa.

Lascia la moglie Giuliana e la figlia Guja, che ha seguito le sue orme nel mondo dello spettacolo. Ma lascia soprattutto un patrimonio visivo e professionale che continuerà a vivere nei teatri, nei film e nei musei della memoria collettiva.

I funerali si terranno martedì 16 settembre, alle ore 11, nella Basilica di Santa Maria in Montesanto, a Roma, nota come la Chiesa degli Artisti, in piazza del Popolo. Un luogo simbolico per un uomo che ha vissuto e lavorato come un artista nel senso più pieno e generoso del termine.

Con Gianni Quaranta scompare un gigante della scena italiana e internazionale, un architetto della bellezza, un poeta del visivo. Ma il suo mondo, fatto di stoffe, luci, prospettive e sogni, continua a parlarci. E a incantarci.

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