Bergamo – Un cadavere nascosto tra le coperte da oltre un anno. Una donna che, secondo le prime valutazioni mediche, potrebbe aver vissuto per mesi nella stessa casa con il corpo mummificato della madre. Un appartamento che, a lungo, aveva insospettito i vicini, ma che nessuno era riuscito a penetrare fino a mercoledì pomeriggio, quando l’intervento delle forze dell’ordine ha sollevato il velo su una vicenda dai contorni tragici, disturbanti e ancora in parte da chiarire.
È accaduto in via De Gasperi, nel cuore di Bergamo, dove una sessantenne dipendente pubblica ha continuato a vivere nella casa condivisa con la madre ultracentenaria, morta – secondo le sue stesse dichiarazioni – nel settembre del 2024. Francesca Pettinato, questo il nome dell’anziana, aveva compiuto 101 anni appena due mesi prima del decesso. Da allora, nessuno l’ha più vista. E nessuno, fino a pochi giorni fa, ha potuto sospettare che il suo corpo fosse ancora lì, nella camera da letto dell’appartamento, nascosto sotto una coperta.
L’intervento delle autorità: la scoperta del corpo
La svolta è arrivata grazie alla segnalazione del figlio dell’anziana, residente a Genova, che da giorni cercava inutilmente di mettersi in contatto con la sorella. Preoccupato per l’assenza di risposte, ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Sul posto si sono recati la Polizia Locale di Bergamo e una squadra dei Vigili del Fuoco, supportati successivamente dagli agenti della Scientifica.
All’interno dell’abitazione, un silenzio pesante. La sessantenne era presente, in apparente stato confusionale. In una delle stanze, il corpo della madre in avanzato stato di decomposizione, ormai quasi mummificato, era adagiato sul letto e coperto da strati di tessuti. Non vi erano segni evidenti di violenza sul cadavere, ma lo stato del ritrovamento ha richiesto l’immediata attivazione della procedura autoptica.
Un comportamento fuori dall’ordinario
La donna, sentita sul posto dagli investigatori, avrebbe confermato che la madre era morta circa un anno prima. Tuttavia, le sue risposte sarebbero state “confuse e contraddittorie”, tanto che è stato deciso il ricovero immediato nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Bergamo per valutare le sue condizioni mentali. Al momento non sono emerse evidenze di atti criminali, ma l’intero scenario è oggetto di attento esame da parte della Procura, che ha disposto il sequestro penale dell’appartamento e del box di proprietà della donna.
I vicini: «Da tempo segnalavamo un odore insopportabile»
Le parole dei residenti del palazzo restituiscono l’immagine di una presenza quasi invisibile, una donna ritirata, solitaria, che negli ultimi mesi aveva evitato qualsiasi contatto con l’esterno. «Non si vedeva nessuno, non si sentiva mai nulla. Era come se quell’appartamento fosse disabitato», hanno raccontato alcuni condomini al Corriere di Bergamo.
Eppure, negli stessi ambienti, si diffondeva da tempo un forte odore nauseabondo, tanto da spingere più volte i vicini a presentare esposti e solleciti alle autorità. In molti avevano ipotizzato che il cattivo odore provenisse da rifiuti accumulati, forse per una forma di sindrome da accumulo, come purtroppo non rara in simili situazioni. Nessuno, però, aveva potuto sospettare l’inimmaginabile: un corpo in decomposizione chiuso da un anno tra le mura domestiche.
Gli interrogativi aperti
La salma di Francesca Pettinato è stata trasferita all’Istituto di Medicina Legale per l’autopsia, che dovrà confermare le cause del decesso e tentare di stabilire, con maggiore precisione, l’epoca della morte. Gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi, ma al momento sembrano orientati verso l’eventualità di un decesso naturale, seguito da un comportamento patologico della figlia, forse incapace di accettare la perdita o vittima di una forma grave di isolamento psichico.
Nel frattempo, la Procura di Bergamo ha avviato un fascicolo conoscitivo per accertare eventuali responsabilità penali, sia sotto il profilo dell’occultamento di cadavere sia per possibili reati legati all’omissione di atti dovuti, qualora emergessero elementi che facciano pensare a un disegno consapevole da parte della donna per continuare a beneficiare di pensioni o sussidi intestati all’anziana.
Un dramma dell’invisibilità
La vicenda riporta al centro dell’attenzione un tema complesso e spesso sottovalutato: quello dell’isolamento sociale e psicologico, specie tra persone anziane e nuclei familiari ristretti. Non è la prima volta che in Italia si scopre un cadavere rimasto nascosto per mesi – o persino anni – in una casa dove nessuno entra, nessuno bussa, nessuno chiede.
L’episodio di Bergamo non è solo un caso giudiziario, ma anche un sintomo doloroso di una solitudine estrema, dove l’assenza di relazioni, l’indifferenza del contesto urbano e il silenzio della burocrazia finiscono per rendere invisibili persino i morti. E chi resta, a volte, non ha più gli strumenti emotivi o mentali per chiedere aiuto.
Le indagini proseguono, ma il dramma familiare è già tutto scritto nel silenzio che ha avvolto, per dodici lunghi mesi, quella casa di via De Gasperi.
