3 Ottobre 2026, sabato
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Dehors, il governo prepara nuove regole: verso una disciplina definitiva per bar e ristoranti

Dopo anni di proroghe legate all’emergenza sanitaria, l’Esecutivo lavora a un pacchetto normativo per regolamentare stabilmente i tavolini all’aperto. Al centro del provvedimento: decoro urbano, semplificazione amministrativa e rispetto degli spazi pubblici.

Con l’avvicinarsi della scadenza fissata al 31 dicembre per la validità delle attuali norme transitorie, il governo è al lavoro su un piano organico per regolamentare i dehors, ovvero le strutture esterne di bar e ristoranti che, dal 2020, sono diventate una presenza costante nei centri urbani. Il tema è tornato con forza sul tavolo politico anche a seguito delle richieste di numerosi sindaci — tra cui quello di Roma — che sollecitano una disciplina chiara, stabile e coerente, capace di garantire un giusto equilibrio tra le esigenze degli esercenti, i diritti dei residenti e la tutela dello spazio pubblico.

Secondo quanto trapelato, il provvedimento sarebbe già in una fase avanzata di definizione e potrebbe essere discusso in una delle prossime riunioni del Consiglio dei ministri. Tuttavia, non si esclude un rinvio qualora alcuni dettagli tecnici necessitino di ulteriori approfondimenti.

Dal Covid alle città: l’evoluzione di una norma temporanea

I dehors, autorizzati inizialmente in via eccezionale durante la pandemia per compensare le restrizioni imposte ai locali al chiuso, sono diventati una delle soluzioni più apprezzate da esercenti e cittadini. Non solo hanno permesso di mantenere aperte migliaia di attività in tempi difficili, ma hanno anche cambiato il volto di molte piazze e vie italiane, trasformandole in spazi più vissuti e dinamici. Da allora, le deroghe sono state prorogate più volte, ma sempre con carattere temporaneo. Oggi, a oltre cinque anni dalla loro introduzione, si avverte la necessità di una normativa definitiva.

I punti chiave del nuovo provvedimento

L’obiettivo principale è superare il regime emergenziale e introdurre una regolamentazione strutturale, che tenga conto della diversità territoriale ma garantisca uniformità nei principi. Questi gli assi portanti del piano in elaborazione:

  • Chiarezza e certezza amministrativa: il nuovo testo punta a semplificare le procedure di autorizzazione e a garantire stabilità normativa per gli operatori, con tempi certi e criteri oggettivi per l’occupazione del suolo pubblico.
  • Tutela del decoro urbano e dei centri storici: particolare attenzione sarà riservata alle aree di pregio storico-artistico, dove si prevede l’introduzione di standard elevati per arredi, colori, materiali e dimensioni. In alcune zone potrebbero essere previsti limiti stringenti o divieti.
  • Accessibilità e sicurezza: tra i criteri prioritari vi sarà il rispetto del passaggio pedonale e delle normative per l’accesso alle persone con disabilità. Saranno fissate regole per garantire la piena fruibilità dello spazio pubblico e il passaggio dei mezzi di soccorso.
  • Convivenza urbana e qualità della vita: le nuove norme dovranno tenere conto dell’impatto acustico e visivo dei dehors, soprattutto nelle zone residenziali. Orari di apertura, distanze minime dalle abitazioni e regole sull’illuminazione potrebbero essere regolamentati a livello locale, ma entro cornici definite a livello nazionale.
  • Periodo transitorio: per accompagnare la transizione, si ipotizza il mantenimento di un periodo ponte, durante il quale le concessioni già rilasciate potranno restare in vigore con gradualità, così da non penalizzare chi ha investito in buona fede secondo le norme semplificate.

Il ruolo dei Comuni e la necessità di uniformità

Uno degli aspetti più complessi sarà il coordinamento con i regolamenti locali. Attualmente, ogni Comune adotta criteri propri, con una frammentazione che rende difficile l’applicazione uniforme delle norme. Il nuovo provvedimento mira a fissare principi generali validi per tutto il territorio nazionale, lasciando comunque ai sindaci margini di adattamento secondo le peculiarità locali, ma all’interno di linee guida chiare.

La posta in gioco: tra economia, estetica e vivibilità

Per il settore della ristorazione e dell’accoglienza, i dehors rappresentano una risorsa fondamentale. Hanno contribuito alla ripartenza dopo la pandemia e oggi sono considerati un’estensione essenziale dell’offerta commerciale. Ma il loro uso indiscriminato può generare effetti negativi: occupazione eccessiva del suolo, degrado visivo, ostacoli alla mobilità urbana, tensioni tra residenti ed esercenti.

La sfida del governo sarà proprio quella di trovare un punto di equilibrio tra queste esigenze, dando forma a un quadro normativo che salvaguardi la vitalità economica delle città, ma anche il diritto di vivere lo spazio urbano in modo ordinato, decoroso e accessibile.

Prossimi passi

Il testo del decreto è atteso in Consiglio dei ministri nelle prossime settimane. Alcuni nodi tecnici, come la gestione dei dehors in aree vincolate o il coordinamento con le sovrintendenze, potrebbero richiedere ulteriori approfondimenti. Ma l’intento dell’esecutivo è chiaro: chiudere la stagione delle proroghe emergenziali e restituire certezza al settore, ai Comuni e ai cittadini.

Se l’iter proseguirà senza intoppi, il nuovo regime potrebbe entrare in vigore già nei primi mesi del 2026, con un periodo transitorio di alcuni mesi per l’adeguamento. Per bar, ristoranti e amministrazioni locali si apre così una fase decisiva: trasformare una soluzione temporanea in una vera opportunità di sviluppo urbano sostenibile.

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