ROMA – Mentre l’Italia partecipa simbolicamente alla partenza della Global Sumud Flotilla, manifestazione internazionale di sostegno al popolo palestinese, la tensione si sposta sul piano politico-diplomatico. A innescare un duro scontro è Peppe Provenzano, responsabile Esteri nella segreteria nazionale del Partito Democratico, che accusa frontalmente il governo guidato da Giorgia Meloni di aver ostacolato l’approvazione di sanzioni europee contro Israele nel recente vertice dei Ministri degli Esteri svoltosi in Danimarca.
«Scopriamo che proprio l’Italia – ha dichiarato Provenzano – si è opposta persino alle timide sanzioni proposte dalla Commissione europea verso Israele, quando invece sarebbe doveroso sospendere immediatamente l’accordo di cooperazione. Ancora una volta, l’Italia della destra è causa dell’inaccettabile immobilismo dell’Europa».
L’affondo del dirigente dem è accompagnato da un giudizio severo sulla linea tenuta dalla presidente del Consiglio: «Le parole pronunciate da Meloni su Gaza non sono solo deboli e tardive, ma suonano come un’insopportabile ipocrisia. Per fermare Netanyahu e il suo governo criminale, Meloni non ha fatto e non sta facendo nulla».
La critica al governo italiano nel contesto europeo
Le dichiarazioni di Provenzano arrivano in un momento in cui il dibattito europeo sulla guerra a Gaza appare sempre più diviso e rallentato. La proposta della Commissione europea, oggetto del confronto in Danimarca, prevedeva un pacchetto di sanzioni limitate contro esponenti del governo israeliano, in risposta alle violazioni del diritto internazionale e alla prosecuzione delle operazioni militari nella Striscia, che continuano a produrre conseguenze devastanti per la popolazione civile.
Secondo quanto riportato da fonti diplomatiche, l’iniziativa non avrebbe raccolto il consenso necessario tra i 27 Stati membri per procedere, proprio a causa dell’opposizione di alcuni Paesi, tra cui l’Italia. Una posizione che ha suscitato sconcerto in più settori della politica e della società civile, soprattutto in considerazione del crescente isolamento internazionale dell’attuale esecutivo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu.
L’ipocrisia denunciata dalle opposizioni
Provenzano, nel suo intervento, insiste su quello che definisce un “cortocircuito politico” del governo Meloni. Da un lato, sostiene, si partecipa formalmente a iniziative umanitarie e simboliche come la Global Sumud Flotilla, ma dall’altro si lavora attivamente per neutralizzare ogni tentativo europeo di esercitare una pressione concreta su Israele.
«Non si tratta più di distinguere tra prudenza e responsabilità – afferma – ma di scegliere se stare dalla parte del diritto internazionale e dei civili massacrati nei bombardamenti, oppure continuare a coprire un’azione militare che ha superato ogni limite di legittimità».
L’assenza di una strategia coerente
Le accuse rivolte all’esecutivo si inseriscono in un contesto di crescente preoccupazione per l’assenza di una linea italiana chiara e coerente rispetto al conflitto in corso tra Israele e Hamas. Il governo Meloni, fin dalle prime fasi della crisi, ha ribadito il sostegno al diritto di Israele di difendersi, ma senza mai accompagnare questa posizione con una condanna esplicita per l’uso sproporzionato della forza e senza chiedere in modo netto un cessate il fuoco immediato.
A questo si aggiunge il mancato richiamo al rispetto delle risoluzioni ONU e della Convenzione di Ginevra nei territori occupati, così come la scarsa pressione diplomatica esercitata su Tel Aviv per favorire l’apertura di corridoi umanitari stabili, l’accesso agli aiuti e la protezione dei civili.
Il fronte delle sanzioni: nodo politico e morale
Il tema delle sanzioni europee è diventato uno snodo politico sensibile. Mentre diversi Stati membri – in particolare Irlanda, Spagna e Belgio – spingono per un’azione più decisa dell’UE verso Israele, altri, tra cui Germania, Ungheria e appunto Italia, mantengono una linea cauta, sostenendo che misure restrittive rischierebbero di compromettere i canali di dialogo già fragili con il governo israeliano.
La linea del Partito Democratico è invece netta: «Serve un cambio di passo – ha ribadito Provenzano – e questo significa almeno sospendere l’accordo di cooperazione tra Unione europea e Israele, così come sarebbe stato doveroso fare già all’indomani dell’attacco a Rafah. Continuare a fare affari mentre si bombardano ospedali e scuole è inaccettabile».
Verso un nuovo fronte politico interno
Le parole di Provenzano non restano isolate. All’interno del centrosinistra si moltiplicano le voci critiche contro la politica estera dell’attuale esecutivo. Anche altri esponenti del PD, come Elly Schlein e Lia Quartapelle, hanno chiesto con forza che l’Italia adotti una posizione più incisiva nei confronti del governo israeliano. Analoghi appelli sono arrivati da Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle e da diversi esponenti della società civile e delle organizzazioni umanitarie.
Con l’avvicinarsi dell’autunno e la ripresa dei lavori parlamentari, è probabile che la questione torni con forza nell’agenda politica nazionale. Il nodo di fondo resta lo stesso: quale ruolo vuole giocare l’Italia in uno dei conflitti più drammatici e divisivi del nostro tempo?
Nel frattempo, la crisi umanitaria a Gaza si aggrava di giorno in giorno, con un bilancio in vite umane sempre più alto e una popolazione stremata da mesi di assedio, bombardamenti e mancanza di beni essenziali. E mentre le cancellerie europee cercano un’intesa che tarda ad arrivare, le parole – ammonisce Provenzano – non bastano più. Serve una scelta di campo. E per l’Italia, secondo il Partito Democratico, quella scelta non può più essere la complicità silenziosa.
