9 Settembre 2026, mercoledì
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L’ombra della carne estera sull’abbacchio romano: smascherata una frode che minava il made in Italy

Nel Frusinate un mattatoio al centro di un sistema illecito che trasformava carni provenienti da Romania e Ungheria in “abbacchio italiano” e perfino in “abbacchio romano IGP”. Cinque indagati, sequestrati oltre due quintali di carne. Un colpo duro all’immagine e al valore della filiera agroalimentare nazionale.

Dietro le etichette che promettevano qualità e tradizione, si nascondeva un inganno ben congegnato. A scoperchiarlo sono stati i Carabinieri del Reparto Operativo per la Tutela Agroalimentare di Roma, al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura di Frosinone, che ha portato alla luce un sistema capace di minare uno dei simboli più riconosciuti della cucina italiana: l’abbacchio romano.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, centinaia di capi ovini importati dall’Europa orientale – soprattutto da Romania e Ungheria – venivano macellati in un impianto del Frusinate e rivenduti sul mercato nazionale come carne di origine italiana. In alcuni casi l’inganno si spingeva oltre, con l’attribuzione fraudolenta del prestigioso marchio IGP, riservato esclusivamente all’abbacchio romano, prodotto d’eccellenza che vanta legame con il territorio e controlli rigorosi.

L’operazione ha portato al sequestro di circa 2.000 chilogrammi di carne, intercettati prima che potessero essere ulteriormente commercializzati. Una misura che non solo ha impedito la prosecuzione della frode, ma ha anche evitato che i consumatori acquistassero, in totale buona fede, un prodotto privo delle caratteristiche dichiarate.

Il danno non riguarda soltanto i cittadini ingannati: a pagare un prezzo altissimo è l’intera filiera dell’abbacchio romano e, più in generale, il comparto agroalimentare italiano, da sempre esposto al rischio delle contraffazioni. Ogni partita di carne estera venduta come italiana significa un colpo alla credibilità dei marchi di qualità, al lavoro degli allevatori che operano nel rispetto delle regole e alla competitività delle imprese oneste.

Le indagini hanno inoltre svelato gravi lacune sul fronte sanitario. Alcuni veterinari avrebbero omesso i controlli previsti per legge sulle carni introdotte dall’estero, consentendo così l’immissione sul mercato di prodotti privi delle garanzie necessarie. Una circostanza che, oltre all’aspetto economico e reputazionale, pone interrogativi rilevanti anche in termini di sicurezza alimentare.

Cinque persone risultano indagate con accuse che, a vario titolo, comprendono frode in commercio, falsità in atti e commercio di sostanze pericolose. La Procura di Frosinone ha emesso nei loro confronti altrettanti avvisi di conclusione delle indagini preliminari, aprendo la strada a un futuro processo.

L’inchiesta si inserisce nel quadro delle attività di vigilanza che i Carabinieri per la Tutela Agroalimentare conducono su scala nazionale. Una rete di controlli che mira a difendere non solo i consumatori, ma anche il valore del made in Italy, uno dei patrimoni economici e culturali più riconosciuti al mondo.

Resta fermo che, allo stato, gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.

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