Al Meeting di Rimini Giorgia Meloni ha pronunciato parole che, a molti, sono sembrate una presa di distanza dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. La presidente del Consiglio, da sempre vicina al leader di Tel Aviv, ha infatti condannato l’operato del governo israeliano. Un intervento che, per un attimo, aveva lasciato intravedere la possibilità di una svolta nell’atteggiamento dell’esecutivo italiano di fronte all’aggravarsi della crisi umanitaria in Medio Oriente.
Tuttavia, secondo il Movimento 5 Stelle, alle dichiarazioni non sono seguiti fatti concreti. A denunciare questa discrepanza è stata Chiara Appendino, vicepresidente del Movimento e deputata, che sui suoi canali social ha rivolto un durissimo attacco a Meloni.
“Avremmo voluto credere alle sue parole – scrive Appendino – e pensare che la tragedia umanitaria fosse giunta a un punto tale da imporre un cambio di rotta. Ma non è stato così: sono passate 48 ore e gli accordi di cooperazione militare e il commercio di armi con Israele restano pienamente in vigore. Sono passati giorni e l’Italia continua a non introdurre alcuna sanzione contro chi commette crimini contro l’umanità”.
Per la deputata pentastellata, le frasi pronunciate dalla premier al Meeting appaiono come “parole di circostanza, utili solo a sopravvivere politicamente a una posizione scomoda di complicità con Netanyahu”.
Il Movimento 5 Stelle, sottolinea Appendino, intende dare un segnale diverso. Proprio in queste ore i parlamentari del M5S stanno infatti votando per destinare fino a un milione di euro, ricavati dai loro stipendi, all’associazione Music for Peace, che prenderà parte alla Global Sumud Flotilla, missione umanitaria volta a portare aiuti alla popolazione palestinese, piegata dalla guerra e dalla carestia.
“Meloni parla di aiuti umanitari? Benissimo – prosegue Appendino – ma finché continuerà a sostenere Netanyahu resterà la complice politica di un genocidio, e le mani del governo italiano resteranno macchiate di sangue”.
Un’accusa durissima che segna un ulteriore irrigidimento del fronte di opposizione sulla politica estera del governo. Le dichiarazioni della vicepresidente M5S mettono infatti in evidenza un nodo politico irrisolto: la distanza tra la linea ufficiale, che afferma di voler sostenere gli sforzi umanitari, e la realtà di rapporti economici e militari con Israele che restano immutati.
