6 Ottobre 2026, martedì
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Meloni al Meeting di Rimini: “Israele ha superato la proporzionalità. L’Ue rischia l’irrilevanza”

Il premier rivendica il ruolo dell’Italia nelle evacuazioni da Gaza, rilancia la sfida sui migranti e sposa le critiche di Draghi a Bruxelles: “Burocrazia non basta, serve politica”

Dal palco del Meeting di Rimini Giorgia Meloni ha scelto toni netti, mescolando politica estera, migranti, Unione Europea e politiche sociali. Un discorso a tutto campo, che ha attraversato i nodi caldi dell’attualità internazionale e interna, con accenti polemici e rivendicazioni.

Il passaggio più forte è arrivato sul conflitto in Medio Oriente. “Non abbiamo esitato un solo minuto nel sostenere il diritto alla sicurezza di Israele dopo il massacro del 7 ottobre, un orrore. Ma allo stesso tempo non possiamo tacere di fronte a una reazione che è andata oltre il principio di proporzionalità, mietendo troppe vittime innocenti e colpendo anche comunità cristiane che da sempre rappresentano un fattore di equilibrio nella Regione”, ha scandito il presidente del Consiglio, introducendo una distinzione delicata che marca la distanza rispetto alla linea di pieno sostegno seguita nei primi mesi della guerra.

A questo quadro Meloni ha affiancato la rivendicazione del ruolo dell’Italia sul piano umanitario. “Siamo il primo Paese non musulmano per evacuazioni sanitarie da Gaza. C’è chi scrive mozioni e chi salva bambini: io sono fiera di far parte dei secondi”, ha detto, rivolgendo un messaggio tanto all’opposizione interna quanto alla platea internazionale.

Draghi e l’Ue: “Parole giuste, serve una scossa”

Dal Medio Oriente all’Europa, il passaggio è stato diretto. Meloni ha ripreso le recenti parole di Mario Draghi sull’irrilevanza dell’Ue, definendole “affermazioni giuste”. “L’Unione è sempre più condannata all’irrilevanza geopolitica, incapace di rispondere alle sfide di competitività di Cina e Stati Uniti. Molte delle critiche che ho sentito le condivido da anni, quando ancora venivo aspramente criticata anche da chi oggi applaude”, ha detto la premier, con una nota di orgoglio polemico.

Il tema della difesa comune è stato centrale: “Per decenni abbiamo appaltato agli Usa la sicurezza europea. La mia parte politica ha sempre chiesto una colonna europea della Nato, quando non era di moda. Oggi mi fa sorridere chi invoca emancipazione dagli Stati Uniti e poi si oppone a una politica comune di difesa e sicurezza: le due cose non stanno insieme”.

Migranti: “Non ci fermeranno né giudici né burocrati”

Sul fronte interno, Meloni ha ribadito la linea dura sull’immigrazione: “Ogni tentativo di impedirci di governare il fenomeno sarà respinto. Non c’è giudice, politico o burocrate che possa impedirci di far rispettare la legge dello Stato italiano, di garantire la sicurezza dei cittadini, di combattere gli schiavisti del terzo millennio e di salvare vite umane”.

Famiglia e natalità: il piano con Salvini

Non sono mancati riferimenti alla politica sociale. Il premier ha ringraziato Matteo Salvini per la collaborazione sul “grande piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie”, presentato come misura chiave per sostenere natalità e genitorialità. “Ricostruiremo una società amica della famiglia, nella quale diventare genitori sia protetto e sostenuto”, ha promesso.

Ucraina: “Si aprono spiragli di negoziato”

Sul conflitto ucraino Meloni ha segnalato qualche novità rispetto al recente passato: “Dopo tre anni e mezzo in cui la Russia non aveva dato segnali di dialogo, oggi si sono aperti spiragli di negoziato grazie all’iniziativa di Trump e soprattutto all’eroica resistenza del popolo ucraino e al sostegno compatto dell’Occidente. Dobbiamo crederci, portando un contributo di idee e proposte”.

L’attacco del Pd: “Non è un vanto, è un dovere”

Alle parole di Meloni è arrivata la replica immediata dal fronte democratico. Sandro Ruotolo, europarlamentare e membro della segreteria del Pd, ha criticato con durezza la frase sul “salvare bambini”. “Non è un vanto da esibire a Rimini, è un dovere. Il governo non può cavarsela con slogan da piazzista. Serve di più: riconoscere lo Stato di Palestina, imporre un embargo sulle armi verso Israele, sospendere gli accordi Ue con Tel Aviv e lavorare per una pace giusta e duratura. Non basta rivendicare qualche evacuazione, occorre coraggio politico per fermare la guerra e il genocidio”.

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