Un nuovo attacco ha colpito uno dei simboli della crisi umanitaria in corso nella Striscia di Gaza. Almeno 14 persone sono morte oggi in un raid israeliano contro l’ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud dell’enclave palestinese. Tra le vittime figurano tre giornalisti, inclusi il fotoreporter Hossam al Masry e il cameraman di Al Jazeera Mohammed Salama, entrambi impegnati nella documentazione degli effetti del conflitto in corso.
L’attacco, condotto con un drone kamikaze, ha preso di mira l’area del complesso sanitario, da tempo al centro delle operazioni militari e considerato uno dei pochi punti di riferimento ancora funzionanti per l’assistenza medica nel sud della Striscia. L’esercito israeliano non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali immediate sull’operazione, né ha fornito dettagli su eventuali obiettivi militari all’interno della struttura.
La presenza di giornalisti tra le vittime riaccende l’attenzione internazionale sulla crescente pericolosità per gli operatori dell’informazione in teatri di guerra, in particolare nel conflitto israelo-palestinese, dove le condizioni di sicurezza per la stampa sono sempre più precarie. Le immagini e i resoconti prodotti da fotoreporter e operatori sul campo rappresentano spesso l’unica testimonianza diretta di quanto accade nei territori isolati dai combattimenti e dalle restrizioni.
Il raid sull’ospedale si inserisce in un contesto di grave emergenza umanitaria. Secondo quanto riferito dal ministero della Salute di Gaza, citato da Al Jazeera, undici persone, tra cui due bambini, sono morte nelle ultime 24 ore a causa della malnutrizione. Il bilancio complessivo delle vittime per fame nella Striscia ha ormai raggiunto quota 300, di cui 117 minori. Cifre che danno la misura della drammatica scarsità di cibo, acqua potabile e assistenza medica in molte aree del territorio palestinese, sottoposto da mesi a restrizioni e interruzioni nell’accesso agli aiuti umanitari.
La crisi alimentare si è aggravata progressivamente con il protrarsi delle ostilità e con il danneggiamento sistematico delle infrastrutture civili, inclusi magazzini, ambulanze, convogli umanitari e ospedali. La Striscia di Gaza, da mesi epicentro del conflitto tra Israele e Hamas, versa in condizioni di crescente isolamento: i corridoi umanitari sono spesso interrotti o insufficienti, e le organizzazioni internazionali continuano a denunciare l’impossibilità di garantire un’assistenza minima alla popolazione, in particolare nelle aree più esposte ai bombardamenti.
L’attacco all’ospedale Nasser, già più volte segnalato in passato come struttura sotto pressione, segna un nuovo capitolo nella progressiva erosione dei luoghi di protezione e di soccorso. Anche la comunità internazionale, che negli ultimi mesi ha invocato ripetutamente la tutela delle strutture sanitarie secondo il diritto umanitario internazionale, si trova ora di fronte a un’escalation difficile da contenere.
In assenza di una tregua o di un accordo per la protezione dei civili, il conflitto continua a mietere vittime non solo tra i combattenti, ma soprattutto tra operatori umanitari, giornalisti, bambini e persone vulnerabili, che pagano il prezzo più alto della guerra. Mentre le trattative diplomatiche restano bloccate e le operazioni militari proseguono, Gaza affonda in una crisi umanitaria di proporzioni drammatiche, con effetti che si estendono ben oltre il campo di battaglia.
