6 Ottobre 2026, martedì
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Trump e Putin, stretta di mano in Alaska: inizia il vertice del disgelo

Accolto con un applauso, Putin risponde con un sorriso. Incontro formale ad Anchorage tra il presidente americano e il leader del Cremlino, affiancati da due consiglieri per parte. Sul tavolo la pace in Ucraina, ma niente strette di mano diplomatiche anticipate.

Anchorage (Alaska) — Una stretta di mano sotto i riflettori, un applauso a suggellare l’ingresso sulla scena, un sorriso come gesto di distensione. È cominciato così, tra i toni cerimoniali e un’atmosfera carica di aspettative, il primo incontro ufficiale tra Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, e Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, sbarcato oggi alla base militare congiunta Elmendorf-Richardson, alle porte di Anchorage.

Il gesto iniziale, una mano tesa e accolta con compostezza, ha fatto il giro del mondo in pochi minuti. L’accoglienza di Trump – scandita da un applauso, gesto insolito nei protocolli diplomatici di alto livello – è stata accolta da Putin con un sorriso sobrio, quasi a voler rimarcare l’importanza simbolica del momento. I due capi di Stato sono poi saliti insieme su una limousine blindata, diretti verso la sede del vertice, dando avvio a una giornata destinata a segnare un possibile punto di svolta nei rapporti tra Washington e Mosca.

Il ritorno del dialogo al massimo livello

L’incontro segna la prima volta che Putin incontra un presidente americano dopo il summit del 2021 con Joe Biden a Ginevra. Ma stavolta, più che un bilaterale tra due leader, si tratta di un formato ristretto ma strutturato: niente faccia a faccia, almeno nella fase iniziale, bensì una discussione accompagnata da due consiglieri per parte.

Per la delegazione americana sono presenti il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff, volto noto nei circuiti diplomatici e imprenditoriali. Per il Cremlino, invece, siedono al tavolo il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, veterano della diplomazia russa, e Yuri Ushakov, storico consigliere di Putin per la politica estera.

L’immagine simbolo: “Pursuing Peace”

L’apertura del vertice ha previsto una sessione fotografica in grande stile: i due leader e i rispettivi consiglieri allineati davanti a un fondale blu, sobrio ma eloquente, sul quale campeggia la scritta “Pursuing Peace” – “Perseguire la pace”. Un messaggio chiaro, forse anche ambizioso, che sottolinea le intenzioni dichiarate dell’incontro, ma che non cancella le profonde divergenze sul terreno geopolitico.

Trump: “Non negozio per l’Ucraina, ma li porterò al tavolo”

Trump, parlando con i giornalisti prima dell’apertura ufficiale del dialogo, ha voluto mettere i paletti fin da subito:
“Non sono qui per negoziare con Putin al posto dell’Ucraina. Io sono qui per portarli al tavolo.”
Una dichiarazione che sembra voler rassicurare alleati e opinionisti, evitando interpretazioni di un eventuale accordo “sopra la testa” di Kyiv.

E ha rincarato:
“Voglio un cessate il fuoco oggi, o non sarò contento.”
Parole nette, nello stile inconfondibile del tycoon, che puntano a mostrare risolutezza, ma anche a costruire l’immagine di un mediatore determinato.

Un’agenda fitta, tra simboli e sostanza

Non sono stati forniti dettagli specifici sull’agenda del summit, ma fonti diplomatiche indicano che oltre alla questione ucraina – centrale – verranno toccati anche temi di sicurezza globale, controllo degli armamenti e rapporti energetici. Secondo alcuni osservatori, l’Alaska stessa, sede scelta per l’incontro, ha un forte valore simbolico: territorio americano proteso verso la Russia, separato dallo Stretto di Bering, è il punto più vicino tra le due superpotenze. Un luogo che, in un contesto meno teso, potrebbe rappresentare un ponte tra Est e Ovest.

Una stretta di mano, ma non una soluzione

Il vertice di Anchorage, comunque vada, non sarà risolutivo. Le fratture tra Washington e Mosca sono profonde, le posizioni sulla guerra in Ucraina appaiono ancora distanti, e le rispettive posture internazionali si muovono su traiettorie divergenti. Tuttavia, il semplice fatto che Trump e Putin si siano seduti allo stesso tavolo, dopo anni di gelo diplomatico e tensioni crescenti, rappresenta già un segnale.

Se si tratti di una mossa tattica o dell’inizio di un nuovo corso lo diranno i prossimi mesi. Ma oggi, nell’estremo nord americano, l’orologio della diplomazia ha ricominciato a ticchettare.

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