22 Settembre 2026, martedì
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Delitto di Garlasco, la Procura: “Quel DNA non è dell’assassino”. Era di un altro cadavere, contaminazione in sala autopsie

Svolta nel caso Poggi: il DNA maschile trovato nella bocca della vittima non sarebbe legato all’omicidio. La Procura affida nuove verifiche a Cristina Cattaneo. I legali di Stasi: “Fatti idonei a una revisione del processo”. La madre di Sempio: “Lo stanno incastrando”.

PAVIA – Colpo di scena nel lungo e controverso iter giudiziario sul delitto di Garlasco. A quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la Procura di Pavia ha reso noto un dettaglio potenzialmente decisivo: il DNA maschile rinvenuto nella bocca della vittima non apparterrebbe né all’assassino né a un complice, bensì a un altro cadavere esaminato in autopsia nello stesso periodo. Una contaminazione, dunque, avvenuta in ambiente settorio, durante gli esami medico-legali. La conferma arriva da un nuovo accertamento scientifico, disposto per fare chiarezza su uno dei reperti che, per anni, aveva sollevato interrogativi irrisolti.

Una scoperta che ridimensiona lo scenario

Le nuove analisi, commissionate dalla Procura ai genetisti Carlo Previderè e Pierangela Grignani, hanno confrontato il profilo genetico rilevato all’epoca nella bocca di Chiara — un campione ottenuto tramite garza — con le banche dati di altri esami autoptici eseguiti in un arco temporale ravvicinato. Il risultato: il profilo coincide con quello di un altro soggetto deceduto, sottoposto ad autopsia nella medesima struttura e in un contesto logistico pressoché simultaneo.
Secondo quanto spiegato dal procuratore Fabio Napoleone, il DNA “estraneo” sarebbe quindi il frutto di una contaminazione accidentale, molto probabilmente provocata da strumenti o materiali — garze, pinze, superfici — non perfettamente isolati tra una procedura e l’altra.

Una ricostruzione che, se confermata, cancellerebbe definitivamente l’ipotesi di un secondo uomo sulla scena del crimine, riaprendo nel contempo il fronte delle contestazioni sulla gestione tecnica delle prove durante la fase cruciale dell’autopsia.

Cristina Cattaneo incaricata di nuove analisi

Nel quadro di un’indagine che si sta nuovamente allargando, la Procura ha affidato un nuovo incarico all’antropologa e medico legale Cristina Cattaneo, docente di Medicina Legale e nota per il suo ruolo nel Labanof di Milano. Il suo compito sarà quello di rivalutare in modo indipendente e sistematico le cause della morte di Chiara Poggi, con un focus su eventuali dettagli trascurati nelle fasi precedenti.

Le verifiche sono ancora in corso, ma si prevede che i primi risultati saranno illustrati pubblicamente il 24 ottobre, in occasione dell’incidente probatorio già fissato in aula. Un passaggio che potrebbe rivelarsi cruciale, non solo per l’accertamento della verità scientifica, ma anche per i risvolti giudiziari che questa riapertura comporta.

I legali di Stasi: “Revisione possibile, errore gravissimo”

A commentare con immediatezza le novità sono stati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, avvocati di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara, attualmente condannato in via definitiva a 16 anni per omicidio.

Per i difensori, quanto emerso rappresenta un fatto nuovo, grave e idoneo ad aprire la strada a una revisione processuale: “Questo tipo di contaminazione — spiegano — mette radicalmente in discussione la qualità e l’attendibilità di alcune delle prove poste alla base della condanna. Non si tratta solo di un errore tecnico, ma di un vizio procedurale che rischia di aver compromesso in modo irreparabile l’imparzialità delle valutazioni giudiziarie”.

Un messaggio forte, che si aggiunge a un contesto già teso, nel quale le decisioni del passato tornano ora sotto la lente con un livello di precisione scientifica molto più elevato rispetto al 2007.

La madre di Andrea Sempio: “Mio figlio sta vivendo un incubo”

Nel frattempo, il nome di Andrea Sempio, amico dell’allora imputato Stasi e oggi indagato per concorso in omicidio, torna al centro del dibattito mediatico. A difenderlo pubblicamente è sua madre, Daniela Ferrari, intervenuta alla trasmissione Filorosso: “Mio figlio non c’entra nulla. Credo che stiano tentando di incastrarlo. Ci siamo sempre messi a disposizione della giustizia e detto la verità. Se le indagini verranno fatte correttamente, emergerà ciò che abbiamo sempre sostenuto”.

La donna racconta anche il dramma umano vissuto dalla famiglia: “Da febbraio, quando Andrea ha ricevuto l’avviso di garanzia, viviamo un incubo. Ma continueremo a combattere con la forza della verità”.

Una ferita aperta da 18 anni

Il delitto di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007, resta uno dei casi di cronaca nera più controversi e discussi degli ultimi decenni. Chiara Poggi, 26 anni, fu trovata senza vita nella sua abitazione in via Pascoli, uccisa con violenza brutale. Dopo una lunga fase investigativa, l’attenzione si concentrò su Alberto Stasi, all’epoca suo fidanzato. La sua vicenda processuale è passata attraverso assoluzioni, annullamenti e infine una condanna definitiva.

Ora, il riemergere di elementi nuovi, verificati scientificamente, ma legati a possibili errori tecnici, riapre spiragli legali e accende nuovamente i riflettori sull’intera inchiesta.

Il 24 ottobre sarà il prossimo appuntamento chiave. In quell’occasione, gli esiti delle nuove verifiche potrebbero rimettere in discussione alcune delle certezze acquisite. Ma, ancora una volta, il rischio è che alla verità processuale sfugga quella sostanziale, lasciando una comunità e due famiglie divise fra condanne, ombre e dubbi mai del tutto dissipati.

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