È deceduto presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina un uomo di 77 anni, risultato positivo al virus West Nile. Il paziente era stato ricoverato il 17 luglio scorso in condizioni critiche e presentava un quadro clinico aggravato da patologie croniche pregresse. La conferma del decesso, giunta nelle scorse ore, porta a cinque il numero delle vittime accertate nel Lazio dall’inizio dell’estate, tutte riconducibili a complicanze legate alla febbre del Nilo occidentale.
Si tratta di una sequenza allarmante di casi che testimonia la persistente circolazione del virus nella regione. Solo pochi giorni fa, sabato scorso, era morta all’ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma una donna di 93 anni, anch’ella affetta da patologie croniche e colpita dal medesimo agente virale.
Il virus West Nile – trasmesso principalmente dalla puntura di zanzare del genere Culex – è ormai considerato endemico in molte aree del Nord e del Centro Italia, con una diffusione che negli ultimi anni si è progressivamente estesa anche verso il Sud della penisola. Benché la maggior parte delle infezioni decorra in forma asintomatica o con sintomi lievi, in soggetti anziani o immunodepressi l’infezione può evolvere in forme neuro-invasive, spesso fatali.
L’attuale stagione estiva, caratterizzata da condizioni climatiche favorevoli alla proliferazione delle zanzare, ha visto un aumento dei casi anche in Lombardia. Nelle stesse ore in cui veniva confermato il decesso a Latina, è stato segnalato un nuovo caso nella provincia di Pavia, dove le autorità sanitarie stanno monitorando con attenzione la situazione epidemiologica.
Il Ministero della Salute e le autorità regionali raccomandano alla popolazione, in particolare alle fasce più fragili, di adottare misure preventive contro le punture di zanzara: l’uso di repellenti, l’installazione di zanzariere e la rimozione di ristagni d’acqua sono strumenti semplici ma efficaci per contenere il rischio. Parallelamente, le ASL stanno intensificando i controlli entomologici e veterinari, indispensabili per rilevare precocemente la circolazione del virus tra gli uccelli selvatici e i cavalli, considerati serbatoi e indicatori ambientali della presenza del patogeno.
Il decesso dell’uomo a Latina, come quelli precedenti nel Lazio, riporta l’attenzione sull’importanza della sorveglianza integrata – ambientale, veterinaria e clinica – prevista dal Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle arbovirosi. Un sistema che si fonda sulla tempestiva segnalazione dei casi umani e animali, sull’attività di monitoraggio entomologico e sulla collaborazione tra istituzioni sanitarie, enti locali e cittadini.
L’espansione del virus West Nile in Italia, un tempo considerato fenomeno marginale, è oggi un elemento strutturale della sanità pubblica estiva. La gestione del rischio richiede consapevolezza, responsabilità e una pianificazione a lungo termine, anche alla luce dei cambiamenti climatici che favoriscono la diffusione di malattie trasmesse da vettori.
