Nel 45° anniversario della strage del 2 agosto 1980, Bologna torna ad essere il cuore pulsante della memoria repubblicana. Una memoria che non è solo atto commemorativo, ma impegno civile, testimonianza storica, presidio democratico. La cerimonia svoltasi nel piazzale della stazione centrale, luogo della devastazione e della morte, ha ribadito, con forza e chiarezza, la necessità di difendere la verità dalla tentazione – più o meno esplicita – di una sua riscrittura o diluizione.
La voce delle vittime: “No alle manipolazioni della storia”
A scandire con parole nette il senso dell’anniversario è stato, come ogni anno, Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime. Dal palco, con alle spalle l’orologio simbolicamente fermo sulle 10.25 – ora della deflagrazione che uccise 85 persone e ne ferì oltre 200 – Bolognesi si è rivolto direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in precedenti dichiarazioni aveva criticato l’associazione accusandola di volerla esporre a “ritorsioni” con i richiami al passato.
“Una cosa è il rispetto per le Istituzioni – ha detto Bolognesi – un’altra è l’accettazione di riscritture interessate della storia, cosa che non siamo in alcun modo disposti a far passare. Condannare la strage di Bologna senza riconoscerne e condannarne la matrice fascista è come condannare il frutto di una pianta velenosa, continuando ad annaffiarne le radici.”
È una dichiarazione forte, ma in linea con quanto emerso dalle sentenze definitive che hanno accertato la responsabilità degli esecutori – appartenenti all’estrema destra eversiva dei Nar – e il ruolo di mandanti e depistatori, alcuni interni agli apparati dello Stato.
Lepore: “Nessun insabbiamento sarà tollerato”
Anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha ribadito la centralità della trasparenza e dell’accesso alla verità giudiziaria. “Ci batteremo a ogni livello – ha affermato – affinché siano pienamente pubblicate le sentenze sulla strage, come prevede la legge italiana e come invece rischiano di impedire il decreto del governo e la circolare dell’Archivio di Stato. Il governo non osi insabbiare questa verità”.
Parole che hanno raccolto il consenso dei presenti e che suonano come un appello all’intera classe dirigente: non è più tempo di ambiguità. Lepore ha poi abbracciato il presidente Bolognesi, un gesto simbolico e umano che racchiude l’alleanza tra istituzioni locali e impegno civile.
Mattarella: “Un segno indelebile sull’identità del Paese”
Nel suo messaggio istituzionale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito il valore della memoria e della verità, sottolineando il carattere eversivo dell’attentato. “La strage della stazione di Bologna – ha scritto – ha impresso sull’identità dell’Italia un segno indelebile di disumanità da parte di una spietata strategia eversiva neofascista che mirava a colpire i valori costituzionali, le conquiste sociali e, con esse, la nostra stessa convivenza civile”.
Mattarella ha ricordato come l’Italia abbia risposto con “prontezza e fermezza”, respingendo “le complicità presenti anche in apparati dello Stato”. Ha poi espresso gratitudine all’Associazione dei familiari delle vittime, che “ha sempre tenuto accesa la luce sul percorso che ha portato a svelare esecutori e mandanti”. Un richiamo, questo, alla responsabilità della memoria come fondamento della democrazia.
Le parole della ministra Bernini: rispetto e polemica
Sul palco della commemorazione è intervenuta anche la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, in rappresentanza del governo. Bernini ha espresso rispetto per le vittime e ha ribadito l’impegno dell’esecutivo sui risarcimenti, ma ha respinto con decisione i riferimenti di Bolognesi al presente politico. “Qualunque collegamento tra l’orrore della strage e l’attualità o l’attuale governo – ha detto – lo respingo senza se e senza ma”.
Una precisazione che, pur dichiarando vicinanza ai familiari, ha sollevato tensione, mettendo in luce il disagio di una parte della classe dirigente rispetto alla dimensione storica della strage, che non può essere scollegata dalle sue radici ideologiche.
Schlein: “Leggere le sentenze è un dovere”
A prendere la parola in risposta è stata Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, presente alla cerimonia. “Sono passati 45 anni – ha detto – e quello che dicono i familiari delle vittime è dentro le sentenze, di cui bisogna garantire la pubblicazione. Invito tutti a leggerle, anche chi governa”.
Un invito alla responsabilità storica e istituzionale che non ammette scorciatoie né reticenze: il percorso giudiziario, lungo e faticoso, ha già indicato la strada.
Salvini: “Ricordare è un dovere”
Anche il vicepremier Matteo Salvini ha voluto esprimere il suo pensiero, affidandolo a una dichiarazione che definisce la strage “il più grave attentato terroristico della storia della nostra Repubblica”. “Ricordare – ha detto – è un dovere: mai più sangue innocente”.
Parole sobrie, condivisibili, ma prive di qualsiasi riferimento alla matrice politica e ideologica dell’attentato, elemento imprescindibile per comprendere fino in fondo la portata storica della strage eversiva.
La memoria come impegno collettivo
A 45 anni dalla bomba che devastò la stazione di Bologna, la ferita è ancora viva. Ma lo è anche – e forse più che mai – la volontà di non dimenticare, di opporsi alla tentazione dell’oblio o della neutralizzazione storica. Non si tratta di un esercizio retorico, ma di un’esigenza democratica.
Nel solco tracciato da magistrati, storici, familiari delle vittime e cittadini impegnati, il 2 agosto rimane una data fondativa della coscienza repubblicana. Un presidio della verità, che chiama ogni governo, ogni rappresentanza pubblica, ogni cittadino a fare i conti con il passato per poter davvero guardare avanti.
