5 Ottobre 2026, lunedì
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Ucraina sotto attacco: strage di civili a Kiev e in altre regioni. Mosca si dice pronta al dialogo

Centinaia di droni e missili lanciati nella notte contro obiettivi civili: tra le vittime una madre e un bambino. Zelensky denuncia la brutalità russa. Mosca invoca negoziati e accusa l’Occidente di incitamento all’odio

KIEV – È stata una notte di terrore quella che ha colpito l’Ucraina tra il 30 e il 31 luglio, segnata da un massiccio attacco aereo lanciato dalla Federazione Russa. Le forze ucraine hanno denunciato l’impiego di almeno 300 droni kamikaze e 8 missili, diretti contro infrastrutture e centri abitati in diverse regioni del Paese, tra cui Kiev, Sumy e Kharkiv. Il bilancio provvisorio è drammatico: almeno sei le vittime civili accertate, tra cui una madre e suo figlio di sei anni. Numerosi i feriti, alcune abitazioni sono state distrutte o gravemente danneggiate.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, commentando l’attacco, ha affidato a Telegram un messaggio amaro e diretto: «Il mondo ha visto di nuovo la risposta della Russia al nostro desiderio di pace. Nuovi omicidi dimostrativi. Pertanto, la pace senza la forza è impossibile». Parole che racchiudono l’essenza della fase attuale del conflitto: mentre l’Ucraina rinnova gli appelli alla comunità internazionale per un sostegno militare e diplomatico più deciso, Mosca continua a colpire il cuore del territorio ucraino, mirando anche a obiettivi chiaramente civili.

Gli attacchi avvengono in un momento in cui la Russia torna ad affacciarsi sul terreno diplomatico, con una dichiarazione del viceministro degli Esteri che, in contrasto con l’escalation militare, afferma: «La Russia è disposta a proseguire i negoziati con l’Ucraina». Tuttavia, ha precisato che eventuali vertici ad alto livello dovrebbero essere “preparati con attenzione”, lasciando intendere che le condizioni poste da Mosca restano invariate e lontane da un’intesa immediata.

Nel frattempo, il Cremlino ha diffuso un elenco di dichiarazioni di leader occidentali che, secondo il governo russo, costituirebbero esempi di “linguaggio d’odio” nei confronti della Russia. Tra le citazioni riportate figura anche una dichiarazione del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella. La Farnesina ha reagito con fermezza, convocando l’ambasciatore russo a Roma per chiedere chiarimenti. Una mossa diplomatica che riflette la tensione crescente anche sul fronte del linguaggio e della comunicazione internazionale, dove Mosca cerca ora di rovesciare l’accusa di propaganda e incitamento all’odio su coloro che l’hanno apertamente condannata per l’aggressione all’Ucraina.

Il contrasto tra parole e azioni appare evidente. Mentre da Mosca si rilanciano dichiarazioni di apertura negoziale, sul campo la guerra prosegue con una violenza che non accenna a diminuire. Gli attacchi della notte sono stati tra i più massicci registrati negli ultimi mesi, per intensità e per diffusione territoriale. Le difese ucraine hanno intercettato buona parte dei droni e dei missili, ma l’efficacia non è stata sufficiente a evitare le perdite civili e i danni estesi.

L’uso di droni in quantità così elevate, unito a missili balistici e da crociera, conferma la strategia russa di logoramento sistematico delle capacità difensive e della resilienza sociale ucraina. A farne le spese, ancora una volta, sono i civili: famiglie, bambini, anziani. In alcune aree, come a Sumy, gli attacchi hanno colpito interi quartieri residenziali. A Kharkiv si segnalano blackout e danni alle infrastrutture energetiche, mentre a Kiev le autorità locali hanno dovuto attivare nuovamente i rifugi antiaerei per migliaia di persone.

Nel quadro di un conflitto che si protrae ormai da oltre due anni, l’ipotesi di un negoziato credibile resta al momento distante. Le parole provenienti da Mosca non sono accompagnate da segnali concreti di de-escalation. Al contrario, la strategia militare russa sembra mantenere intatto il suo obiettivo di pressione continua e indiscriminata, colpendo anche simbolicamente l’aspirazione dell’Ucraina a una pace giusta e duratura.

Sul piano internazionale, la risposta occidentale si mantiene ferma sul sostegno a Kiev. L’ultimo pacchetto di aiuti militari da parte dell’Unione Europea, così come il continuo impegno degli Stati Uniti e dei partner della NATO, segnalano una volontà politica di non abbandonare l’Ucraina in una fase delicata del conflitto. Tuttavia, la tenuta di questo sostegno nel medio-lungo periodo resta una delle incognite più rilevanti del contesto geopolitico.

Nel frattempo, il popolo ucraino continua a resistere, con una determinazione che si traduce non solo in una difesa armata, ma anche nella tenuta della vita quotidiana sotto i bombardamenti. Le scuole tentano di rimanere aperte, gli ospedali funzionano in condizioni spesso precarie, la società civile si mobilita per assistere le vittime. È in questo scenario che si gioca la partita decisiva non solo della guerra, ma del futuro dell’Europa.

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