Dopo un lungo periodo di detenzione e una condanna in primo grado a 19 anni di carcere per riciclaggio di denaro, Carlo D’Attanasio, cittadino italiano detenuto in Papua Nuova Guinea, è stato assolto in appello e rimesso in libertà. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando come la decisione della Corte d’Appello del Paese oceanico rappresenti la conclusione positiva di un caso seguito con attenzione dalla Farnesina sin dal suo inizio.
“La Corte d’appello ha assolto il nostro connazionale, disponendo la sua liberazione”, ha dichiarato Tajani, che ha espresso soddisfazione per l’esito giudiziario e per l’impegno dimostrato dal ministero degli Esteri nel garantire assistenza e tutela ai cittadini italiani detenuti all’estero, anche nelle situazioni più complesse e lontane dai riflettori.
Il caso di D’Attanasio si è svolto in un contesto giuridico e culturale profondamente diverso da quello europeo, con evidenti difficoltà procedurali e diplomatiche. Arrestato in circostanze che non sono state oggetto di comunicazioni dettagliate da parte delle autorità locali, l’uomo era stato condannato in primo grado a una pena molto severa. Tuttavia, l’appello ha radicalmente cambiato la prospettiva, riconoscendo l’insussistenza degli elementi a sostegno dell’accusa.
Il ministro ha evidenziato il ruolo svolto dalla diplomazia italiana e, in particolare, l’azione del sottosegretario Giorgio Silli, in missione proprio nella regione, e dell’ambasciatore italiano in Papua Nuova Guinea, Paolo Crudele. Entrambi hanno mantenuto un canale diretto di comunicazione con le autorità locali e con il ministero degli Esteri, contribuendo in modo determinante al buon esito della vicenda.
“La liberazione di D’Attanasio è la dimostrazione che il governo e il ministero degli Esteri seguono con costanza e responsabilità la sorte dei nostri concittadini all’estero, anche nei casi più difficili e nelle condizioni più delicate, comprese quelle di detenzione”, ha rimarcato Tajani, parlando di un’azione coerente con la vocazione umanitaria e istituzionale della diplomazia italiana.
D’Attanasio, ha fatto sapere il ministro, si trova attualmente ricoverato in un ospedale della capitale Port Moresby per una grave patologia, su cui non sono stati forniti ulteriori dettagli nel rispetto della privacy e della sua condizione clinica. Le autorità italiane stanno fornendo l’assistenza necessaria anche sotto il profilo sanitario, in attesa di valutare le possibilità di un rientro in Italia non appena le condizioni di salute lo permetteranno.
La vicenda, pur nella sua specificità, riporta all’attenzione dell’opinione pubblica le difficoltà che i cittadini italiani possono incontrare in contesti giudiziari stranieri, dove la tutela dei diritti fondamentali e l’accesso a un equo processo non sempre sono garantiti secondo gli standard internazionali. Al tempo stesso, conferma l’importanza di una diplomazia attiva e attenta, capace di intervenire con discrezione ma efficacia nei casi in cui siano in gioco la libertà personale e la dignità dei nostri connazionali.
Il caso D’Attanasio si chiude dunque con un’assoluzione che riscrive la storia giudiziaria di un cittadino italiano finito in una rete accusatoria ora sconfessata dai giudici d’appello. Resta, però, l’ombra lunga di una detenzione prolungata e di un processo che ha avuto effetti pesanti anche sulla salute dell’uomo, segno di quanto ancora complesso e accidentato possa essere il cammino della giustizia internazionale.
